Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 18394 del 14/03/2018


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Penale Sent. Sez. 4 Num. 18394 Anno 2018
Presidente: CIAMPI FRANCESCO MARIA
Relatore: MENICHETTI CARLA

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
FEDERICI MICHELE nato il 21/10/1974 a SEZZE

avverso la sentenza del 26/06/2015 della CORTE APPELLO di ROMA
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal Consigliere CARLA MENICHETTI
Udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore PASQUALE
FIMIANI
che ha concluso per l’annullamento senza rinvio della sentenza impugnata per
intervenuta prescrizione.
E presente l’avvocato GUAZZOTTI GIOVANNI LUIGI del foro di ROMA che
deposita nomina a sostituto processuale dell’avv. LUBERTI BRUNO del foro di
LATINA difensore di FEDERICI MICHELE.
L’avvocato si riporta ai motivi.
Si rilascia certificazione di presenza in udienza per la dott.ssa Avv. Micalizzi
Silvia tess. P71116 rilascialta dall’Ordine degli Avvocati di Roma.

Data Udienza: 14/03/2018

RITENUTO IN FATTO

1. Con sentenza in data 26 giugno 2015 la Corte d’Appello di Roma riduceva la pena
inflitta dal Tribunale di Latina a Federici Michele, quale responsabile del reato di cui
all’art.95 del D.P.R.n.115/2002, previa concessione delle circostanze attenuanti
generiche.

2. Ha proposto ricorso per cassazione il Federici, tramite il difensore di ufficio,

in appello al difensore di fiducia, nominato dall’imputato nel corso del giudizio di primo
grado, e mai formalmente revocato.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Rileva preliminarmente il Collegio che il reato è estinto per prescrizione,
trattandosi di una violazione della normativa in materia di patrocinio a spese dello Stato
accertata il 9 gennaio 2008.
A tale pronuncia si perviene considerando, sotto un primo aspetto, che il ricorso, per
come articolato nel contenuto di cui si è dato cenno, non appare manifestamente
infondato, né risulta affetto da profili d’inammissibilità di altra natura, e che, sotto un
secondo aspetto, non è applicabile l’art.129, secondo comma, c.p.p.
Invero, in conformità dell’insegnamento ripetutamente impartito da questa Corte, in
presenza di una causa estintiva del reato, l’obbligo del giudice di pronunciare
l’assoluzione dell’imputato per motivi attinenti al merito si riscontra solo nel caso in cui
gli elementi rilevatori dell’insussistenza del fatto, ovvero della sua non attribuibilità
penale all’imputato, emergano in modo incontrovertibile, tanto che la relativa
valutazione, da parte del giudice, sia assimilabile più al compimento di una
‘constatazione’, che a un atto di ‘apprezzamento’ e sia quindi incompatibile con qualsiasi
necessità di accertamento o di approfondimento (Sez.Un., n.35490/2009, Tettamanti).
Ciò perché il concetto di evidenza, richiesto dal secondo comma dell’art.129 c.p.p.,
presuppone la manifestazione di una verità processuale così chiara e obiettiva, da
rendere superflua ogni dimostrazione, concretizzandosi così in qualcosa di più di quanto
la legge richieda per l’assoluzione ampia, oltre la correlazione a un accertamento
immediato (Sez.4, 31.5.2013, n.23680).
Da ciò discende che, una volta sopraggiunta la prescrizione del reato, al fine di
pervenire al proscioglimento nel merito occorre applicare il principio di diritto secondo cui
‘positivamente’ deve emergere dagli atti processuali, senza necessità di ulteriore
accertamento, l’estraneità dell’imputato a quanto allo stesso contestato, e ciò nel senso
che si evidenzi l’assoluta assenza della prova di colpevolezza di quello, ovvero la prova

lamentando nullità dell’impugnata sentenza per omessa notifica del decreto di citazione

positiva della sua innocenza, non rilevando l’eventuale mera contraddittorietà o
insufficienza della prova che richiede il compimento di un apprezzamento ponderato tra le
opposte risultanze (sez.6, 4.3.2014, n.10284).
Tanto deve ritenersi non riscontrabile nel caso di specie, in cui questa Corte – anche
tenendo conto degli elementi evidenziati nelle motivazioni delle sentenze di merito – non
ravvisa alcuna delle ipotesi sussumibili nel quadro delle previsioni di cui al secondo
comma dell’art. 129 c.p.p.

appello al difensore di fiducia del Federici, si osserva che nel giudizio di cassazione
qualora il reato sia già prescritto non è rilevabile una nullità, anche di ordine generale, in
quanto l’inevitabile rinvio al giudice di merito risulta incompatibile con il principio della
immediata applicabilità della causa estintiva (Sez.2, 23/1/2014, n.3221; Sez.5,
9/12/2014, n.51135): dunque, la contestuale ricorrenza di una causa estintiva del reato
e di una nullità processuale anche assoluta e insanabile, determina la prevalenza della
prima, salvo che l’operatività della causa estintiva non presupponga specifici
accertamenti e valutazioni riservati al giudice di merito, prevalendo in tal caso la nullità,
in quanto funzionale alla necessaria rinnovazione del relativo giudizio (Sez.3, 19/1/2011
n.1550), ipotesi che nella specie non si ravvisa.
Ne discende che, ai sensi del richiamato art. 129 c.p.p., la sentenza impugnata va
annullata senza rinvio per essere il reato contestato all’imputato estinto per
prescrizione.2

P.Q.M.

Annulla senza rinvio la sentenza impugnata perché il reato è estinto per prescrizione.
Così deciso in Roma il 14 marzo 2018

Il Cons
Carla

est.
ichetti

Il Presidente
Francesco

ria Ciampi

2. Quanto all’eccezione di nullità per omessa notifica del decreto di citazione in

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