Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 18365 del 19/12/2017


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 18365 Anno 2018
Presidente: PALLA STEFANO
Relatore: PEZZULLO ROSA

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
SALMI MAX nato il 21/05/1977 a GENOVA

avverso la sentenza del 12/04/2016 del TRIBUNALE di GENOVA
dato avviso alle parti;
sentita la relazione svolta dal Consigliere ROSA PEZZULLO;

Data Udienza: 19/12/2017

Fatto e diritto
1. Salmi Max ricorre avverso la sentenza di cui in epigrafe, emessa ai sensi degli artt. 444 e ss.
c.p.p., con la quale è stata applicata nei suoi confronti la pena di mesi otto di reclusione ed euro 200,00
di multa per il reato di furto aggravato. Deduce l’imputato la mancanza e/o manifesta illogicità della
motivazione della sentenza impugnata in ordine all’entità della pena irrogata art. 606, primo comma, lett.
e) c.p.p.
2.

Osserva il Collegio che il ricorso è inammissibile, apparendo le doglianze

proposte del tutto

giudice, nell’applicare la pena concordata, si è, da un lato, adeguato a quanto contenuto nell’accordo tra
le parti e, dall’altro, ha escluso che ricorressero i presupposti dell’art. 129 c.p.p., richiamando, tra l’altro,
gli atti di indagine . Tale motivazione, avuto riguardo alla speciale natura dell’accertamento in sede di
applicazione della pena su richiesta delle parti, appare pienamente adeguata ai parametri richiesti per tale
genere di decisioni, secondo la costante giurisprudenza di legittimità (v., tra le altre, Sez. un., 27 marzo
1992, Di Benedetto; Sez. un., 27 settembre 1995, Serafino; Sez. un., 25 novembre 1998, Messina).
Più volte questa Corte ha evidenziato come il giudice del patteggiamento deve, nei limiti di una
motivazione semplificata della sentenza, indicare le ragioni dell’accoglimento dell’accordo e dare conto
dell’accertamento sull’assenza di cause di non punibilità, sull’esatta qualificazione del fatto, sulla correttezza della
valutazione delle circostanze e sull’adeguatezza della pena. (arg. ex Sez. 4, n. 31392 del 21/04/2010), ragioni
queste esattamente indicate nella sentenza impugnata.
Inoltre, per consolidato orientamento di questa Corte di legittimità, ribadito dalle Sezioni Unite
(sentenza n. 5838 del 28/11/2013 – 06/02/2014, in motivazione), la censura relativa alla determinazione
della pena concordata – e stimata corretta dal giudice di merito – non può essere dedotta in sede di
legittimità, al di fuori dell’ipotesi di determinazione

contra legem. Ipotesi che, di certo, non ricorre nel

caso di specie.
3. Alla inammissibilità del ricorso consegue ex art. 616 c.p.p. la condanna del ricorrente al pagamento
delle spese processuali e di una somma in favore della cassa delle ammende che, in ragione delle
questioni dedotte, si stima equo determinare in C 2000,00.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al
versamento della somma di duemila euro alla cassa delle ammende.
Così deciso il 19.12.2017

destituite di specificità, oltre che manifestamente infondate o per altro verso inammissibili, atteso che il

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