Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 18341 del 19/12/2017


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 18341 Anno 2018
Presidente: PALLA STEFANO
Relatore: PEZZULLO ROSA

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
DI COSTANZO GIUSTINO nato il 21/11/1965 a NAPOLI

avverso la sentenza del 01/12/2016 del TRIB.SEZ.DIST. di ORTONA
dato avviso alle parti;
sentita la relazione svolta dal Consigliere ROSA PEZZULLO;

Data Udienza: 19/12/2017

Fatto e diritto
1. Di Costanzo Giustino ricorre avverso la sentenza di cui in epigrafe, emessa ai sensi degli artt. 444
e ss. c.p.p., con la quale è stata applicata nei suoi confronti la pena di anni 4 di reclusione ed euro
2.700,00 di multa per plurimi reati di furto aggravato, ricettazione e 73 D.P.R. 309/90.
Deduce l’imputato la ricorrenza dei vizi di cui all’art. 606, primo comma, lett. b) ed e) c.p.p. per
violazione dell’obbligo di motivazione anche con riguardo alla congruità della pena.
2.

Osserva il Collegio che il ricorso è inammissibile apparendo le doglianze

proposte del tutto

giudice, nell’applicare la pena concordata, si è, da un lato, adeguato a quanto contenuto nell’accordo tra
le parti e, dall’altro, ha escluso che ricorressero i presupposti dell’art. 129 c.p.p., richiamando, tra l’altro,
l’attività di indagine

dei C.C. di Francavilla. Tale motivazione, avuto riguardo alla speciale natura

dell’accertamento in sede di applicazione della pena su richiesta delle parti, appare pienamente adeguata
ai parametri richiesti per tale genere di decisioni, secondo la costante giurisprudenza di legittimità (v., tra
le altre, Sez. un., 27 marzo 1992, Di Benedetto; Sez. un., 27 settembre 1995, Serafino; Sez. un., 25
novembre 1998, Messina).
Più volte questa Corte ha evidenziato come nel giudizio definito ex art. 444 cod. proc. pen. sia
inammissibile per genericità l’impugnazione nella quale sia stata lamentata la mancata verifica o
comunque l’omissione di motivazione in ordine alla sussistenza di cause di non punibilità, ove la censura
non sia accompagnata dalla indicazione specifica delle ragioni che avrebbero dovuto imporre al giudice
l’assoluzione o il proscioglimento ai sensi dell’art. 129 cod. proc. pen.

(Sez. 3,

n. 1693 del 19/04/2000;

Sez.6 n. 250 del 30/12/2014). Invero il giudice del patteggiamento deve, nei limiti di una motivazione
semplificata della sentenza, indicare le ragioni dell’accoglimento dell’accordo e dare conto dell’accertamento
sull’assenza di cause di non punibilità, sull’esatta qualificazione del fatto, sulla correttezza della valutazione delle
circostanze e sull’adeguatezza della pena. (arg. ex

Sez.

4, n. 31392 del 21/04/2010), ragioni queste

esattamente indicate nella sentenza impugnata. Inoltre, per consolidato orientamento di questa Corte di
legittimità, ribadito dalle Sezioni Unite (sentenza n. 5838 del 28/11/2013 – 06/02/2014, in motivazione),
la censura relativa alla determinazione della pena concordata – e stimata corretta dal giudice di merito non può essere dedotta in sede di legittimità, al di fuori dell’ipotesi di determinazione

contra legem.

Ipotesi che, di certo, non ricorre nel caso di specie.
3. Alla inammissibilità del ricorso consegue ex art. 616 c.p.p. la condanna del ricorrente al pagamento
delle spese processuali e di una somma in favore della cassa delle ammende che, in ragione delle
questioni dedotte, si stima equo determinare in C 2000,00.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al
versamento della somma di duemila euro alla cassa delle ammende.
Così deciso il 19.12.2017
Il Consiglier
Ro

destituite di specificità, oltre che manifestamente infondate o per altro verso inammissibili, atteso che il

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