Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 1829 del 02/12/2015


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Penale Sent. Sez. 5 Num. 1829 Anno 2016
Presidente: MARASCA GENNARO
Relatore: PISTORELLI LUCA

SENTENZA

sui ricorsi proposti dai difensori di:
Tomassini Mario, nato a Civitavecchia, il 30/8/1964;
Tomassini Massimiliano, nato a Civitavecchia, il 22/6/1970;

avverso l’ordinanza del 14/8/2015 del Tribunale di Roma;
visti gli atti, il provvedimento impugnato ed il ricorso;
udita la relazione svolta dal Consigliere Dott. Luca Pistorelli;
udito il Pubblico Ministero in persona del Sostituto Procuratore generale Dott. Luigi
Birritteri, che ha concluso per il rigetto dei ricorsi;
udito per gli indagati l’avv. Francesco De Cristofaro, che ha concluso chiedendo
l’accoglimento dei ricorsi.
RITENUTO IN FATTO
1.Con l’ordinanza impugnata il Tribunale di Roma, in funzione di giudice del riesame,
ha confermato il provvedimento con cui è stata applicata a Tomassini Mario e

Data Udienza: 02/12/2015

Tomassini Massimiliano la misura cautelare degli arresti domiciliari in riferimento ai
reati di bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale e bancarotta preferenziale
loro rispettivamente contestati.
2. Avverso l’ordinanza ricorrono con unico atto i due indagati a mezzo dei comuni
difensori deducendo vizi della motivazione in ordine alla ritenuta sussistenza delle
esigenze cautelari di cui all’art. 274 c.p.p. In particolari i ricorrenti lamentano l’omessa
confutazione delle censure mosse al provvedimento genetico con l’istanza di riesame

di fuga e di reiterazione del reato, censure sostanzialmente ignorate dal Tribunale, il
quale analogamente avrebbe omesso di motivare sull’autonomo requisito dell’attualità
delle suddette esigenze, atteso che tutti i fatti considerati dai giudici del riesame a tal
fine risalgono al più tardi all’inizio del 2012.
3. Con atto depositato il 10 dicembre 2015 la difesa ha proposto motivi nuovi, con i
quali vengono ribadite le censure mosse con il ricorso principale in merito all’inattualità
delle esigenze cautelari prospettate e al difetto di motivazione sul punto.
CONSIDERATO IN DIRITTO
1. I ricorsi sono fondati nei limiti che di seguito verranno illustrati.
2. Effettivamente con l’istanza di riesame gli odierni ricorrenti avevano svolto articolati
e specifici rilievi in merito alla motivazione dispiegata nell’ordinanza genetica per
suffragare la ritenuta sussistenza di tutte e tre le esigenze cautelari descritte nell’art.
274 c.p.p. Motivazione che nel suo impianto essenziale è stata riproposta dal Tribunale
di Roma senza tenere conto di molte delle censure difensive, nemmeno implicitamente
superate dallo sviluppo argomentativo del provvedimento impugnato.
2.1 Con riguardo in particolare al ritenuto pericolo di inquinamento probatorio la difesa
aveva eccepito come nelle condotte intimidatorie poste in essere dal coindagato Lo
Monaco gli odierni ricorrenti non fossero in alcun modo coinvolti e come le stesse
avessero per destinatari le “vittime” dei reati addebitati esclusivamente a quest’ultimo.
2.1.1 Sul punto i giudici del riesame si sono limitati ad affermare come tali
comportamenti – che implicitamente il provvedimento impugnato sembra riconoscere
come attribuibili al solo Lo Monaco – non possano ritenersi “casuali”, dovendo essere
calati nel contesto delle vicenda criminale complessiva che ha visto protagonisti anche
i Tonnassini e che si caratterizza per la spregiudicatezza dimostrata nello “svuotare” le
società gestite e nell’occultare la contabilità.
2.1.2 In proposito va innanzi tutto ricordato come secondo un orientamento
interpretativo il pericolo attuale e concreto per l’acquisizione o la genuinità della prova

in merito all’inconfigurabilità sia del pericolo di inquinamento probatorio, che di quelli

sia riferibile non solo a condotte proprie dell’indagato, ma anche a quelle di eventuali
coindagati volte ad inquinare, nell’interesse comune, il quadro probatorio emergente
nella fase delle indagini preliminari (Sez. 6, n. 41606 del 5 giugno 2013, Vivolo e altro,
Rv. 257598). Orientamento che invero non è incontrastato, atteso che in altre
pronunzie di questa Corte si afferma per converso che l’esigenza cautelare di
prevenzione dell’inquinamento probatorio deve riferirsi a condotta propria dell’indagato
e non di eventuali concorrenti nel reato (Sez. 6, n. 10851 del 29 gennaio 2007, P.M. in
proc. Tamponi, Rv. 235973).

due indirizzi ricordati, era necessario innanzi tutto spiegare perché il comportamento
del Lo Monaco possa ritenersi quantomeno posto in essere nel comune interesse degli
altri indagati, soprattutto alla luce delle obiezioni difensive relative al fatto che le
presunte vittime delle intimidazioni sarebbero in realtà le persone offese di reati a cui i
Tomassini sarebbero estranei e che non sono state confutate dal provvedimento
impugnato. Spiegazione che certo non può identificarsi con le generiche e stereotipate
considerazioni svolte in merito alla vicenda nel suo complesso considerata, inidonee ad
evidenziare l’effettiva e necessaria concretezza del pericolo prospettato.
2.2 Quanto al pericolo di fuga il Tribunale ha pedissequamente riproposto le già
criticate argomentazioni svolte nell’ordinanza genetica, senza confrontarsi con le
obiezioni sulla loro illogicità, che è peraltro manifesta.
2.2.1 In proposito va rammentato il consolidato insegnamento di questa Corte per cui
la valutazione concernente il pericolo di fuga si basa sulla concretezza di tale pericolo
che, pur non esigendo i segni di una attività già in atto, richiede comunque la presenza
di elementi indicativi della volontà dell’indagato di sottrarsi alla giustizia, non potendo
l’apprezzamento essere limitato a considerazioni generiche che possono essere
espresse con riguardo ad un soggetto che si venga a trovare nella condizione di
indagato (ex multis Sez. 4, n. 18851 del 10 aprile 2012, P.M., P.O. e Schettino, Rv.
253863). Se, quindi, la sussistenza del pericolo di fuga non deve essere desunta
esclusivamente da comportamenti materiali che rivelino l’inizio dell’allontanamento o
una condotta indispensabilmente prodromica, è sufficiente accertare con giudizio
prognostico, in base tra l’altro alla concreta situazione di vita del soggetto, alle sue
frequentazioni, ai precedenti penali, ai procedimenti in corso, un reale ed effettivo
pericolo, difficilmente elirninabile con tardivi interventi (Sez. 2, n. 51436 del 5
dicembre 2013, Morosanu, Rv. 257981).
2.2.2 Alla luce dei ricordati principi è allora evidente l’assoluta inconferenza del
riferimento all’inserimento degli indagati in un circuito malavitoso la cui attività in
realtà finisce per coincidere con il compimento dei reati in contestazione ovvero con la
loro eventuale reiterazione (peraltro sempre ad opera degli stessi indagati),
circostanza al più valutabile ai fini della sussistenza della diversa esigenza cautelare di

2.1.3 Ciò non di meno, anche qualora il Tribunale abbia voluto ispirarsi al primo dei

cui alla lett. c) dell’art. 274 c.p.p. Si tratta infatti di considerazione – così come svolta
– del tutto astratta e inidonea ad evidenziare il pericolo concreto ed attuale che gli
indagati si sottraggano all’azione giudiziaria ed alle sue conseguenze. Né maggiore
concretezza è fornita dall’evocazione dei rapporti tra i Tomassini e un cittadino
straniero divenuto irreperibile in difetto della dimostrazione dell’attualità dei contatti
con il medesimo.

3. Parzialmente diverse devono essere le conclusioni con riguardo al pericolo di

3.1 Sul punto il Tribunale ha identificato nella sistematica reiterazione dello schema
criminale ideato ad una pluralità di società, alla determinazione dimostrata nel
perseguimento dell’obiettivo illecito e nella replica del “format” illecito in altro territorio
indici effettivamente sintomatici della configurabilità dell’esigenza cautelare in
questione e rispondendo in tal senso alle peraltro generiche ed assertive obiezioni
svolte in proposito con l’istanza di riesame. In tal senso dunque le doglianze in
proposito avanzate dai ricorrenti devono ritenersi infondate, salvo quella relativa
all’inconferenza dei fatti accertati dalla p.g. a Genova con riguardo alla posizione di
Tomassini Massimiliano, apparentemente non coinvolto in tale vicenda, circostanza
quest’ultima eventualmente idonea ad influire sul giudizio relativo alla sua pericolosità
e che non è stata in alcun modo valutata dal provvedimento impugnato.
3.2 Oltre a quanto testè osservato colgono invece nel segno i ricorsi laddove
lamentano l’omessa confutazione della rilevata inattualità del prospettato pericolo di
recidivanza, attesa la risalenza delle condotte contestate e della circostanza che anche
i “nuovi” fatti accertati dalla p.g. a Genova in realtà sarebbero coevi o addirittura
antecedenti a quelli contestati nel presente procedimento. Obiezioni specifiche e
rilevanti, laddove risultassero fondate, e con le quali il Tribunale aveva l’obbligo di
confrontarsi, come invece non ha fatto.

4.

Alla luce delle rilevate lacune motivazionali il provvedimento impugnato,

limitatamente alle esigenze cautelari, deve essere annullato con rinvio al Tribunale di
Roma per nuovo esame.
P.Q.M.
Annulla l’ordinanza impugnata con rinvio per nuovo esame al Tribunale di Roma.
Così deciso il 2/12/2015

recidivanza.

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