Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 18273 del 12/03/2018


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Penale Sent. Sez. 5 Num. 18273 Anno 2018
Presidente: PALLA STEFANO
Relatore: PISTORELLI LUCA

SENTENZA

sul ricorso proposto dal difensore di:
Monieri Renata Bruna, nata a Limbiate, ill8/7/1964;

avverso la sentenza del 24/1/2017 della Corte d’appello di Milano;
visti gli atti, il provvedimento impugnato ed il ricorso;
udita la relazione svolta dal Consigliere Dott. Luca Pistorelli;
udito il Pubblico Ministero in persona del Sostituto Procuratore generale Dott. Perla
Lori, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

RITENUTO IN FATTO

1

Data Udienza: 12/03/2018

1. Con la sentenza impugnata la Corte d’appello di Milano ha confermato la condanna di
Monieri Renata Bruna, dichiarata fallita nel maggio del 2008, per il delitto di bancarotta
fraudolenta documentale commesso nella sua qualità di socia e amministratrice della
società di fatto riconosciuta esistente nella gestione della ditta individuale intestata al
padre.
2. Avverso la sentenza ricorre l’imputata a mezzo del proprio difensore articolando due
motivi. Con il primo deduce errata applicazione della legge penale e vizi della

bancarotta fraudolenta, anziché di quello della bancarotta semplice documentale pur in
difetto di prova alcuna del dolo specifico richiesto in relazione alla fattispecie di omessa
tenuta della contabilità ritenuta in sentenza. Ed in tal senso la ricorrente contesta che
la finalità individuata dalla Corte territoriale – e cioè l’esigenza di occultare ai creditori
la destinazione dei prelievi di danaro effettuati dal conto dell’azienda e falsamente
intestati a soggetto terzo – possa effettivamente aver costituito il motivo della condotta
accertata, atteso l’ammontare contenuto dei suddetti prelievi. Non di meno, in difetto
di prova certa della finalità di recare pregiudizio ai creditori, i giudici del merito
avrebbero dovuto comunque ricondurre il fatto nell’alveo della bancarotta semplice.
Analoghi vizi vengono dedotti con il secondo motivo in merito al denegato
riconoscimento delle attenuanti generiche, eccependosi come il comportamento
collaborativo dell’imputata – negato dalla Corte – sia stato invece attestato nella
pronunzia di primo grado, mentre il precedente penale invocato a sostegno della
decisione non è ostativo alla concessione delle summenzionate attenuanti.
CONSIDERATO IN DIRITTO
1. Il ricorso deve essere rigettato.
2. Il primo motivo è infondato e per certi versi inammissibile. A prescindere da alcune
inesattezze nella descrizione strutturale delle fattispecie di bancarotta documentale
(giacchè alcuna di quelle fraudolente configura un reato di danno, mentre quella
semplice è supportata non solo dalla colpa, ma altresì dal dolo generico), la Corte
territoriale ha correttamente qualificato il fatto contestato all’imputata, motivando sulla
sussistenza del dolo richiesto perché la condotta di omessa tenuta delle scritture
contabili integri quella prevista nella prima parte dell’art. 216 comma primo n. 2) legge
fall. Né le censure della ricorrente sono in grado di mettere in discussione la tenuta del
ragionamento sviluppato dai giudici dell’appello, atteso che ‘l’accertato ricorso a
documentazione bancaria ideologicamente falsa per mascherare prelievi di natura
2

motivazione in merito alla qualificazione dei fatti contestati sotto il titolo della

personale (accertamento sostanzialmente incontestato dalla difesa) è stato considerato
in maniera tutt’altro che illogica sintomo della fraudolenza dell’omessa tenuta della
contabilità, mentre l’obiezione per cui l’entità di tali prelievi sarebbe comunque
contenuta ed in tal senso inidonea a giustificare l’assenza delle scritture contabili, oltre
a fondarsi su di un dato solo apoditticamente affermato, attinge il merito della
decisione e si traduce nell’inammissibile tentativo di sollecitare questa Corte ad una
rivalutazione del compendio probatorio che gli è invece preclusa.

concernenti il presunto comportamento collaborativo dell’imputata, mentre, quanto al
precedente penale evocato dalla sentenza, se è vero che lo stesso non è
automaticamente ostativo al riconoscimento delle suddette attenuanti, non di meno del
tutto legittimamente la Corte lo ha considerato tale in concreto, con motivazione con la
quale il ricorso non si è sostanzialmente confrontato.
P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese processuali.
Così deciso il 12/3/2018
Il Const li

Il Presidente

De ositato in Caro«.
Roma, lì

Steiftaio a

3. Il secondo motivo è invece inammissibile, rivelandosi generiche le censure

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