Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 18256 del 21/03/2018


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Penale Sent. Sez. 2 Num. 18256 Anno 2018
Presidente: DAVIGO PIERCAMILLO
Relatore: PACILLI GIUSEPPINA ANNA ROSARIA

SEMPLIFICATA
SENTENZA
sul ricorso proposto da
TEBBAA YASSINE nato in Marocco il 10.9.1986
avverso l’ordinanza del Tribunale del riesame di Genova del 1°.12.2017
Visti gli atti, l’ordinanza e il ricorso;
Udita nell’udienza camerale del 21.3.2018 la relazione fatta dal Consigliere
Giuseppina Anna Rosaria Pacilli;
Udito il Sostituto Procuratore Generale in persona di Luca Tampieri, che ha
concluso chiedendo di dichiarare l’inammissibilità del ricorso;

RITENUTO IN FATTO
Con ordinanza emessa il primo dicembre 2017 il Tribunale del riesame di
Genova, decidendo in sede di rinvio disposto dalla Corte di cassazione con
sentenza del 9 ottobre 2017, ha rigettato l’istanza di riesame proposta
nell’interesse di Tebbaa Yassine, in atti generalizzato, avverso l’ordinanza,
emessa dal GIP del Tribunale di Genova, applicativa della misura cautelare della
custodia in carcere, per avere l’indagato partecipato, con la mansione di
prelevare della cocaina ai clienti, all’associazione finalizzata all’importazione dai
Paesi Bassi e alla vendita di cocaina nella provincia di La Spezia.
Avverso l’anzidetta ordinanza del Tribunale del riesame il difensore
dell’indagato ha proposto ricorso per cassazione, deducendo la mancanza,
l’illogicità e la contraddittorietà della motivazione in ordine ai gravi indizi di

Data Udienza: 21/03/2018

colpevolezza. In particolare, secondo il ricorrente l’ordinanza impugnata
eluderebbe il

dictum

della Corte di cassazione, che aveva riscontrato

l’insufficienza della motivazione della precedente ordinanza annullata, in quanto
fondata su un unico episodio, in sé non significativo del ruolo assunto dal
ricorrente nell’ambito del sodalizio. La nuova ordinanza, infatti, avrebbe desunto
gli indizi, oltre che dall’unico episodio già vagliato dalla Corte di cassazione, da
elementi successivi all’arresto o comunque non idonei a far ritenere l’indagato

CONSIDERATO IN DIRITTO
1. Il ricorso è inammissibile perché presentato per motivo privo del necessario
requisito della specificità.

1.1. Deve premettersi che, secondo l’orientamento che il Collegio condivide e
reputa attuale anche all’esito delle modifiche normative che hanno interessato
l’art. 606 c.p.p. (cui l’art. 311 c.p.p. implicitamente rinvia), in tema di misure
cautelari personali, allorché sia denunciato, con ricorso per cassazione, vizio di
motivazione del provvedimento emesso dal Tribunale del riesame in ordine alla
consistenza dei gravi indizi di colpevolezza, alla Corte di cassazione spetta
soltanto

«il compito di verificare se il giudice di merito abbia dato

adeguatamente conto delle ragioni che l’hanno indotto ad affermare la gravità
del quadro indiziario a carico dell’indagato, controllando la congruenza della
motivazione riguardante la valutazione degli elementi indizianti, rispetto ai
canoni della logica e ai principi di diritto che governano l’apprezzamento delle
risultanze probatorie, nella peculiare prospettiva dei procedimenti incidentali de
libertate>> (Cass. pen., Sez. un., sentenza n. 11 del 22 marzo 2000, Audino,
CED Cass. n. 215828; nel medesimo senso, Sez. IV, sentenza n. 22500 del 3
maggio 2007, CED Cass. n. 237012).

1.2 Nel caso in esame, il menzionato Tribunale del riesame ha diffusamente
motivato sull’esistenza di un sodalizio finalizzato alla commissione di un numero
indeterminato di delitti, volti all’approvvigionamento e alla successiva cessione di
cocaina (v. f. da 2 a 4); altresì diffusamente ha motivato sulla partecipazione del
ricorrente al predetto sodalizio, affermando che dalle fonti di prova (contenuto
delle intercettazioni telefoniche, esito dei sequestri operati nel corso delle
indagini, osservazioni dirette da parte del personale di p.g. operante) risulta che
Tebbaa Yassine: – svolge attività di cessione di cocaina, quale intermediario tra i
clienti e i corrieri; – è persona di fiducia di Bel Aloua Abdelghani, promotore e
organizzatore del sodalizio, che accompagna in occasione dei numerosi
spostamenti e con il quale condivide l’uso di un’utenza telefonica; – ha la chiave
dell’appartamento ove viene custodita e confezionata la cocaina; – agevola gli

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intraneo al sodalizio.

spostamenti dei sodali. Il Tribunale del riesame ha poi rimarcato che “a riprova
dell’affidamento che Bel Aloua Abdelghani ripone in Tebbaa Yassine, agli atti vi
sono numerose intercettazioni telefoniche, da cui emerge che Bel Aloua
Abdelghani lo aveva incaricato dell’apertura di un suo locale nonché di prelevare
dalla sua abitazione circa 1 kg di sostanza stupefacente…. Dal contenuto dei
dialoghi si evince che gli altri sodali, tra di loro, si interrogavano sull’effettiva
affidabilità di Tebbaa, evidentemente non di trascurabile importanza” e che,
anche dopo la sua scarcerazione, l’inda g ato avrebbe continuato a far parte del
“In definitiva, Tebbaa Yassine appare integrato all’interno delle

dinamiche associative in una posizione non marginale e può dunque considerarsi
partecipe della stessa con piena consapevolezza dell’esistenza del pactum
sceleris e dell’inserimento delle proprie condotte all’interno di un più ampio
sistema, volto al compimento di una serie indeterminata di reati aventi ad
oggetto gli stupefacenti”.
Siffatte arg omentazioni – con cui il Tribunale del riesame, in osse q uio al
dictum della sentenza di annullamento con rinvio, pronunciata dalla Sesta
Sezione di q uesta Corte, ha spie g ato le ra g ioni della ritenuta sussistenza dei

g ravi indizi di colpevolezza a carico dell’inda g ato – non prestano il fianco alle
censure del ricorrente, non essendo inficiate né da violazioni di le gg e né da vizi
della motivazione, sindacabili in sede di le g ittimità.
1.3 Alla luce di quanto precede va dichiarata l’inammissibilità del ricorso
proposto, cui conse g ue, ai sensi dell’art. 616 c.p.p., la condanna del ricorrente al
pa g amento delle spese processuali nonché – apparendo evidente dal contenuto
dei motivi che e g li ha proposto il ricorso determinando le cause di inammissibilità
per colpa (Corte cost., sentenza 13

g iugno 2000, n. 186) e tenuto conto

dell’entità di detta colpa – della somma di euro duemila in favore della Cassa
delle ammende a titolo di sanzione pecuniaria.
2.

Va infine disposto che la cancelleria provveda ad effettuare

g li

adempimenti di cui all’art. 94 1-ter disp. attuaz. c.p.p.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pa g amento delle
spese processuali e della somma di euro duemila in favore della Cassa delle
ammende.
Manda alla cancelleria per g li adempimenti di cui all’art. 94.1-ter disp.
attuaz. c.p.p..
Sentenza con motivazione semplificata.
Così deciso in Roma, udienza camerale del 21 marzo 2018

sodalizio.

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