Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 18252 del 13/03/2018


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Penale Sent. Sez. 2 Num. 18252 Anno 2018
Presidente: DIOTALLEVI GIOVANNI
Relatore: CIANFROCCA PIERLUIGI

SENTENZA
sul ricorso proposto nell’interesse di:
Sangiorgi Salvatore, nato a Catania il 28.1.1982,
contro il decreto della Corte di Appello di Firenze del 26.9.2017;
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere dott. Pierluigi Cianfrocca;
letta la requisitoria del Sostituto Procuratore Generale dott. M. Francesca
Loy, che ha concluso per il rigetto del ricorso.
RITENUTO IN FATTO
1. Con provvedimento del 26.9.2017 la Corte di Appello di Firenze,
accoglieva in parte, modificando il luogo di esecuzione della misura, l’appello
proposto nell’interesse di Salvatore Sangiorgi contro il decreto emesso dal
Tribunale in data 25.1.2017 con il quale al predetto era stata applicata la misura
di prevenzione della sorveglianza speciale di p.s. con obbligo di soggiorno nel
Comune di Palagonia per la durata di anni tre; la Corte di Appello, dopo aver
confermato la decisione del Tribunale in merito all’eccezione di incompetenza per
territorio già sollevata dalla difesa nel corso del procedimento, ripercorreva gli
indici rivelatori della pericolosità sociale del proposto ribadendo pertanto il
giudizio di pericolosità sociale già affermato dal decreto impugnato nonché il
profilo della sua attualità; prendendo inoltre atto della attività lavorativa svolta
dal Sangiorgi, modificava tuttavia il luogo dell’obbligo di soggiorno che
individuava nel Comune di Senigallia, autorizzando il medesimo ad
allontanarsene per motivi di lavoro nei termini e con le modalità precisate in
dispositivo;

Data Udienza: 13/03/2018

2.

ricorre per Cassazione, tramite il difensore, Salvatore Sangiorgi,

lamentando:
2.1 violazione di legge in relazione all’art. 5 del D. Lg.vo 159 del 2011 e
difetto di motivazione del provvedimento impugnato; rileva, a tal proposito, che
la Corte di Appello ha disatteso l’eccezione di incompetenza per territorio
sollevata nel corso del procedimento valorizzando la elezione di domicilio
avvenuta in data 23.1.2016 all’atto della scarcerazione laddove, tuttavia, al
momento della formulazione della proposta, avvenuta in data 25.11.2016, il

Senigallia; per altro verso, ribadisce che quand’anche la competenza dovesse
radicarsi nel luogo in cui si è manifestata la pericolosità sociale, questo sarebbe
in Bologna dove era stato commesso il reato di maggiore gravità ascritto al
Sangiorgi;
2.2 violazione di legge con riferimento agli artt. 125 e 546 lett. e) cod.
proc. pen., 1, 2bis, comma 4 e 2ter della legge 575 del 1965, 20 del D. Lg.vo
159 del 2011, 200 cod. pen., difetto di motivazione sulla ritenuta attualità della
pericolosità sociale; segnala, sul punto, come la Corte territoriale non abbia
valutato che lo stesso trasferimento del Sangiorgi in Senigallia segna una
effettiva cesura rispetto al suo pregresso stile di vita aggiungendo, peraltro, che
la attività lavorativa attualmente svolta non è stata nemmeno oggetto di dubbi
tanto da avere indotto la stessa Corte ad autorizzare lo spostamento quotidiano
del proposto dal luogo di esecuzione della misura a quello di svolgimento della
predetta attività;
3. con memoria depositata in data 20.2.2018, il Procuratore Generale ha
argomentato sulle ragioni per le quali ha concluso per il rigetto del ricorso.
CONSIDERATO IN DIRITTO
Il ricorso è inammissibile in quanto manifestamente infondato.
1. Quanto al primo motivo, con il quale la difesa del ricorrente deduce
violazione di legge in relazione all’art. 5 del D. Lg.vo 159 del 2011 e difetto di
motivazione sul punto della dedotta incompetenza territoriale, va rilevato come
la Corte di Appello abbia in realtà preso in considerazione la censura svolta nei
confronti del provvedimento del Tribunale e già avanzata nel corso del
procedimento di primo grado; in particolare, la Corte ha spiegato che il Sangiorgi
ha sempre dimorato in Scandicci almeno dal 2008 e, all’atto della scarcerazione,
nel gennaio del 2016, ivi ha dichiarato domicilio.
Nel sottolineare questo dato, la Corte ha quindi segnalato che il Sangiorgi
risulta condannato (oltre che per guida in stato di ebbrezza, violazione delle

Sangiorgi era già da tempo residente, domiciliato ed effettivamente dimorante in

t

norme in materia di prevenzione dagli infortuni, porto di arma impropria,
insolvenza fraudolenta, furto aggravato), anche per tre rapine in concorso di cui
due commesse nel corso del 2016.
Dal canto suo, il Tribunale aveva esaminato l’eccezione che aveva quindi
respinto rilevando come la carriera criminale del Sangiorgi, dopo essersi
manifestata su gran parte del territorio nazionale, si era da ultimo incentrata
nella provincia di Firenze dove, a partire dal 2008, il proposto si era trasferito
unitamente alla moglie con cui risiedeva in Comune di Scandicci; ivi era stato

personale seguita dalla condanna confermata con sentenza della Corte di Appello
di Firenze del 12.6.2015; ivi, ancora, risulta indagato per rapina aggravata ai
danni proprio di una farmacia di Scandicci.
Se, allora, è vero che il Sangiorgi non ha mancato di delinquere in varie
parti del territorio nazionale e, da ultimo, in quel di Bologna, luogo della rapina
per la quale risultava in quel momento sottoposto alla misura cautelare degli
arresti domiciliari, i giudici di merito non hanno mancato di rilevare che, a partire
dal 2008, il centro ed il nucleo degli interessi del proposto era in Scandicci dove
per l’appunto egli ha vissuto stabilmente per molti anni quand’anche svolgendo
attività di rapinatore “in trasferta”.
Di qui, dunque, la correttezza della valutazione operata dalla Corte di
Appello in ordine alla questione della propria (in)competenza essendosi i giudici
fiorentini conformati all’insegnamento di questa Corte che, in più occasioni, ha
avuto modo di ribadire il principio secondo cui la competenza territoriale si radica
– in stretta correlazione con il criterio dell’attualità della pericolosità sociale – nel
luogo in cui, al momento della decisione, la pericolosità si manifesti e, nel caso in
cui tali manifestazioni siano plurime e si verifichino in luoghi diversi, là dove le
condotte di tipo qualificato appaiano di maggiore spessore e rilevanza (cfr., così,
Cass. SS.UU., 29.5.2014 n. 33.451, Repaci, in cui si è ritenuta incensurabile la
motivazione circa la localizzazione delle manifestazioni di pericolosità, purché
intrinsecamente logica e coerente, posto che il ricorso in cassazione in “subiecta”
materia è consentito solo per violazione di legge; cfr., anche, Cass. Pen., 5,
25.10.2012 n. 9.350, Albamonte; Cass. SS.UU., 29.5.2014 n. 33.451, Repaci,
secondo cui la competenza per territorio a decidere in materia di applicazione di
misure di prevenzione spetta al tribunale del capoluogo della provincia nella
quale il proposto ha la sua dimora la quale, anche se non coincidente con la
residenza anagrafica, va individuata nel luogo in cui il proposto ha tenuto
comportamenti sintomatici idonei a lasciar desumere la sua pericolosità rilevando
dunque lo spazio geografico-ambientale in cui il soggetto manifesta i suoi

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tratto in arresto per furto aggravato con la applicazione di una misura cautelare

comportamenti socialmente pericolosi, anche se tale luogo sia diverso da quello
di dimora abituale; conf., Cass. Pen., 5, 31.3.2010 n. 19.067, Gaglianò; Cass.
Pen., 1, 7.7.2015 n. 45.380, confl. comp. in proc. La Rosa, che ha segnalato
come in materia di misure di prevenzione personali, la competenza territoriale,
per decidere sulla richiesta presentata nei confronti di un soggetto la cui
pericolosità non sia riferibile ad un contesto associativo criminale, si determina
avendo riguardo al luogo nel quale, sulla base degli elementi di fatto prospettati
dall’autorità proponente, la pericolosità sociale attuale si manifesti con carattere

tal fine la collocazione spaziale della condotta di maggiore gravità, ritenendo in
tal modo che la cognizione del procedimento andasse attribuita al Tribunale del
luogo ove il proposto, con continuità, risiedeva e nel quale aveva posto in essere
reati, sebbene se lo stesso avesse, occasionalmente, commesso una rapina in
altro ambito territoriale).
Alla luce dei principi sopra richiamati, pertanto, la motivazione della Corte
di Appello in punto di (eccepita in)competenza territoriale appare incensurabile in
questa sede avendo i giudici di merito congruamente ed esaustivamente
argomentato sul punto nel rispetto ed in linea con gli insegnamenti di questa
Corte.
2. Altrettanto manifestamente infondato è, quindi, il secondo motivo di
ricorso con cui la difesa del Sangiorgi deduce violazione di legge e difetto di
motivazione sulla ritenuta attualità della pericolosità sociale osservando come la
Corte di Appello non abbia valutato che lo stesso trasferimento del Sangiorgi in
Senigallia segna una reale cesura rispetto al suo pregresso stile di vita tanto che
la attività lavorativa attualmente da lui svolta aveva indotto i giudici ad
autorizzarne lo spostamento quotidiano dal luogo di esecuzione della misura a
quello di svolgimento della predetta attività.
E’ opportuno ribadire che nel procedimento di prevenzione il ricorso per
cassazione è ammesso soltanto per violazione di legge, secondo il disposto
dell’art. 4 legge 27 dicembre 1956, n. 1423, richiamato dall’art. 3 ter, secondo
comma, legge 31 maggio 1965, n. 575 e, oggi, dagli artt. 10, comma 3, e 27,
comma 2, del D. Lg.vo 159 del 2011; ne consegue che, in tema di sindacato
sulla motivazione, è esclusa dal novero dei vizi deducibili in sede di legittimità
l’ipotesi dell’illogicità manifesta di cui all’art. 606, lett. e), cod. proc. pen.,
potendosi esclusivamente denunciare con il ricorso, poiché qualificabile come
violazione dell’obbligo di provvedere con decreto motivato imposto al giudice
d’appello dal nono comma del predetto art. 4 legge n.1423 del 56, il caso di
motivazione inesistente o meramente apparente (cfr, così, tra le tante, Cass.

di continuità in rapporto con l’ambiente locale, non assumendo rilievo decisivo a

SS.UU., 29.5.2014 n. 33.451, Repaci che, in motivazione, ha ribadito che non
può essere proposta come vizio di motivazione mancante o apparente la
deduzione di sottovalutazione di argomenti difensivi che, in realtà, siano stati
presi in considerazione dal giudice o comunque risultino in ogni caso assorbiti
dalle argomentazioni poste a fondamento del provvedimento impugnato; conf.,
Cass. Pen., 1, 7.1.2016 n. 6.636 Pandico; Cass. Pen., 6, 15.6.2016 n. 33.705,
Caliendo).
Si può discutere, poi, circa la “latitudine” della nozione di motivazione

sia idonea a ricomprendere in qualche misura anche le ipotesi di assoluta
mancanza di ogni considerazione delle emergenze sottoposte alla attenzione del
giudice di merito.
È certo, però, che, in presenza di una motivazione comunque in grado di
dar conto, anche alla luce dei rilievi proposti in sede di impugnazione, del
percorso argomentativo su cui si è mossa la Corte di Appello, il provvedimento
non sarà censurabile in questa sede.
Fatta questa premessa, giova ancora ricordare, quanto al profilo della sua
attualità, che la pericolosità sociale del sottoposto deve sussistere al momento in
cui viene adottata la decisione di primo grado, essendo, a tal fine, irrilevante che
gli elementi sintomatici o rivelatori della medesima risultino lontani nel tempo al
momento della celebrazione dei successivi gradi di giudizio, con la conseguenza
per cui gli elementi sopravvenuti alla decisione di primo grado, incidenti sulla
pericolosità, potranno essere fatti valere con istanza di revoca o di modifica
presentata al giudice che ha emesso il provvedimento impositivo ovvero, in virtù
dell’effetto limitatamente devolutivo del gravame nel procedimento di
prevenzione, essere esaminati dal giudice dell’appello (cfr., in tal senso, Cass.
Pen., 6, 13.9.2017 n. 45.115, Ciarelli; Cass. Pen., 6, 13.10.2010 n. 38.471,
Barone).
La Corte di Appello, dunque, ha correttamente ed esaustivamente
motivato anche in merito al profilo della attualità della pericolosità sociale
rilevando come il proposto risulti condannato per due rapine aggravate in
concorso commesse nel gennaio del 2016, per una delle quali (quella consumata
in Bologna) è stato condannato in primo grado con sentenza del GIP in sede di
giudizio abbreviato alla pena detentiva di anni 3 e giorni 10 di reclusione; risulta
inoltre indagato per altra rapina, commessa lo stesso giorno (23.1.2016) ai
danni di una farmacia di Scandicci qualche ora prima di essere stato tratto in
arresto per quella realizzata a Bologna, avendo la Corte di Appello aggiunto che
il Sangiorgi, sino al momento dell’arresto, si accompagnava a numerosi

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“assente” ovvero di motivazione “meramente apparente”, in particolare se essa

pregiudicati, soggetti indicati dettagliatamente nella informativa di PG richiamata
anche dal Tribunale.
Per altro verso, la Corte di Appello ha sottolineato, con motivazione
congrua ed in questa sede incensurabile, che la attuale sottoposizione del
Sangiorgi alla misura cautelare con autorizzazione a svolgere attività lavorativa
non può, di per sé, tranquillizzare circa il suo definitivo mutamento di stile di vita
atteso che la stessa ditta in cui egli risulta occupato è stata aperta
appositamente per lui dalla madre.

cautelare personale, detentiva o non detentiva, incompatibile con la misura di
prevenzione, non consente, all’esecuzione di quest’ultima, di ritenere superata o
attenuata la presunzione di attualità della pericolosità sociale (cfr., Cass. Pen., 1,
9.3.2017 n. 27.970, Greco).
4. L’inammissibilità del ricorso comporta la condanna del ricorrente al
pagamento delle spese processuali e, ai sensi dell’art. 616 cod. proc. pen., della
somma di Euro 2.000 in favore della Cassa delle Ammende, non ravvisandosi
ragione alcuna per l’esonero.
P.Q.M.
dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento
delle spese processuali e della somma di Euro 2.000 in favore della Cassa delle
Ammende.
Così deciso in Roma il 13 marzo 2018

Il Consigliere estensore
PierluigiiCianfrocc

È noto, peraltro, che la concomitante sottoposizione del proposto a misura

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