Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 18234 del 05/04/2018


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Penale Sent. Sez. 2 Num. 18234 Anno 2018
Presidente: GALLO DOMENICO
Relatore: RAGO GEPPINO

SENTENZA
sul ricorso proposto da
1.

MESORACA STEFANIA, nata il 25/01/1989;

2.

CARABETTA FRANCESCO, nato il 20/06/1980,

3.

BEVILACQUA COSIMO, nato il 02/09/1968;

contro la sentenza del 31/05/2017 della Corte di Appello di Milano;
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere dott. G. Rago;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale
Gianluigi Pratola, che ha concluso chiedendo l’inammissibilità;
udito il difensore, avv. Nappa Luigi (per Mesoraca e Carabetta), che ha concluso
chiedendo l’accoglimento dei ricorsi;

RITENUTO IN FATTO

1.

Mesoraca Stefania, Carabetta Francesco e Bevilacqua Cosimo –

condannati in concorso per il reato di truffa aggravata – hanno proposto separati
ricorsi per cassazione contro la sentenza in epigrafe.

2. Mesoraca e Carabetta, con due separati ricorsi, peraltro perfettamente
identici, hanno dedotto la manifesta illogicità della sentenza impugnata nella
parte in cui la Corte aveva ritenuto attendibili le dichiarazioni della persona

Data Udienza: 05/04/2018

%

offesa ed hanno sostenuto di essere estranei alla truffa in quanto si erano limitati
ad accompagnare gli altri coimputati Bevilacqua ed Antonucci «per la
compravendita del mezzo, gli unici veri intenzionati a commettere l’illecito ad
insaputa» di essi ricorrenti.

3. Bevilacqua Cosimo, ha dedotto:
3.1. la violazione dell’art. 125/2 cod. proc. pen. per non avere la Corte
Territoriale tenuto conto delle problematiche prospettate dalla difesa con i motivi

in ordine al riconoscimento personale non formalmente esperito;
3.2. la violazione degli artt. 99-69-133 cod. pen. per avere la Corte
applicato la recidiva, concesse le attenuanti generiche solo equivalenti ed inflitto
un trattamento sanzionatorio eccessivo.
CONSIDERATO IN DIRITTO
1. ATTENDIBILITÀ DELLA PERSONA OFFESA

Il fatto, per come ricostruito, in modo conforme, da entrambi i giudici di
merito deve ritenersi pacifico e corrisponde perfettamente a quello descritto nel
capo d’imputazione.
Mesoraca e Carabetta, più che contestare l’attendibilità delle dichiarazioni
della persona offesa, in realtà, pur non negando di essere stati presenti al
momento della truffa, negano ogni loro coinvolgimento sostenendo di essersi
limitati ad accompagnare gli altri coimputati. Al che deve replicarsi che il ruolo
dei quattro imputati si trova compiutamente descritto nella sentenza di primo
grado e ribadito da quella impugnata, e la motivazione addotta sul punto da
entrambi i giudici di merito è logica e coerente con la dinamica dei fatti così
come narrata dalla persona offesa. Di conseguenza, la censura dedotta in questa
sede va ritenuta null’altro che un tentativo di ottenere in modo surrettizio una
nuova rivalutazione del merito della vicenda: il che determina l’inammissibilità
del ricorso.
Alla medesima conclusione deve pervenirsi quanto alla censura dedotta dal
Bevilacqua, posto che la sua presenza è pacifica (sono gli stessi Mesoraca e
Carabetta che nel loro ricorso addebitano la truffa al Bevilacqua ed all’Antonucci)
come si evince dagli elementi probatori evidenziati dal primo giudice e ribaditi
dalla Corte Territoriale. Non è, d’altra parte, chiaro per quale motivo la persona
offesa dovrebbe essere ritenuta inattendibile: sul punto la censura è del tutto
generica.

2.

TRATTAMENTO SANZIONATORIO

di appello sia in ordine alla valutazione dell’attendibilità della persona offesa sia

La censura — sotto i tre profili illustrati – dedotta dal solo Bevilacqua, deve
ritenersi manifestamente infondata in quanto entrambi i giudici di merito hanno
delineato una personalità proclive al reato, già gravato “da numerosi e specifici
precedenti”: di conseguenza, incensurabile deve ritenersi il trattamento
sanzionatorio inflitto.

3. In conclusione, le impugnazioni devono ritenersi inammissibili a norma
dell’art. 606/3 c.p.p, per manifesta infondatezza: alla relativa declaratoria

pagamento delle spese processuali, nonché al versamento in favore della Cassa
delle Ammende di una somma che, ritenuti e valutati i profili di colpa emergenti
dal ricorso, si determina equitativamente in C 2.000,00 ciascuno.

P.Q.M.
DICHIARA
inammissibili i ricorsi e
CONDANNA
i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e della somma di euro duemila
ciascuno a favore della Cassa delle Ammende.
Così deciso il 05/04/2018

consegue, per il disposto dell’art. 616 c.p.p., la condanna dei ricorrenti al

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