Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 18227 del 21/03/2018


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Penale Sent. Sez. 2 Num. 18227 Anno 2018
Presidente: DAVIGO PIERCAMILLO
Relatore: PACILLI GIUSEPPINA ANNA ROSARIA

SENTENZA

SEMPLIFICATA

sul ricorso proposto da:
CANTONE FRANCA nata a Pomigliano D’Arco il 19.9.1959
avverso la sentenza n. 7255/2017, emessa dalla Corte d’appello di Torino il
14.12.2016;
Visti gli atti, la sentenza e il ricorso;
Udita nell’udienza pubblica del 21.3.2018 la relazione fatta dal Consigliere
Giuseppina Anna Rosaria Pacilli;
Udite le conclusioni del Sostituto Procuratore Generale in persona di Luca
Tampieri, che ha chiesto di dichiarare inammissibile il ricorso;
Udito il difensore avv. Francesco Anelli, in sostituzione dell’avv. Gianluca
Orlando, che ha chiesto l’accoglimento del ricorso

RITENUTO IN FATTO
Con sentenza del 14 dicembre 2016 la Corte d’appello di Torino, in parziale
riforma della sentenza emessa il 25 marzo 2015 dal Tribunale della stessa città,
per ciò che rileva in questa sede ha dichiarato non doversi procedere nei
confronti di CANTONE FRANCA, in atti generalizzata, in ordine ai reati commessi
fino al 14 giugno 2009 per essere gli stessi estinti per intervenuta prescrizione;
ha ridotto la pena e confermato nel resto la sentenza impugnata, con cui
l’imputata è stata condannata per la truffa aggravata ai danni di Motta Angela.
Avverso la sentenza d’appello il difensore dell’imputata ha proposto ricorso
per cassazione, deducendo:

Data Udienza: 21/03/2018

1) violazione dell’art. 192 c.p.p. in ordine alla valutazione delle dichiarazioni
della persona offesa; illogicità e contraddittorietà della motivazione riguardo alla
mancata esclusione dell’aggravante di cui all’art. 640, comma 2, c.p.;
travisamento del fatto. In particolare, la Corte d’appello sarebbe caduta in
contraddizione laddove avrebbe affermato, da una parte, che il pericolo
immaginario era stato prospettato da un certo momento in poi e, dall’altra, che
tale pericolo era stato prospettato fin dall’inizio. La medesima Corte avrebbe
trascurato che, di fatto, il pericolo immaginario sarebbe stato prospettato solo in

ricadrebbero nell’imputazione.
2) violazione degli artt. 163 e 165 c.p. e degli artt. 192 e 546 c.p.p. nonché
mancanza di motivazione, per essere il beneficio della sospensione condizionale
della pena stato subordinato al pagamento della provvisionale in favore della
parte civile, senza alcun accertamento sulle attuali condizioni economiche
dell’imputata, peraltro ammessa al patrocinio a spese dello Stato.

CONSIDERATO IN DIRITTO
1. Il ricorso è inammissibile perché proposto per motivi privi di specificità,
reiterando doglianze già insindacabilmente disattese dalla Corte d’appello.
1.1

Quest’ultima, difatti, ha motivato adeguatamente sulla ritenuta

attendibilità della persona offesa, che aveva reso “un narrato del tutto credibile,
sorretto da autentica genuinità ed ingenuità” ed avvalorato dal racconto di altri
testi, dalle dichiarazioni del coimputato Palopoli Raffaele e dai dati relativi alle
movimentazioni del conto corrente.
Quanto all’aggravante contestata (ossia l’avere commesso il fatto
ingenerando il timore di un pericolo immaginario), la medesima Corte, dopo aver
affermato che essa “era indiscussa quanto meno per la condotta di artifici e
raggiri che aveva consentito alla Cantone (con la prospettazione del pericolo
immaginario) di ottenere dazioni in denaro per euro 20.600” e, quindi, quanto
meno con riferimento alla condotta posta in essere a fine luglio 2009, ha
rimarcato che, tuttavia, il pericolo immaginario era stato prospettato alla p.o. fin
ab initio, cioè dal giugno 2009, ed era consistito, dapprima, nell’evocazione di
forze oscure, che tenevano lontano dalla persona offesa il suo fidanzato, “forze
che potevano essere neutralizzate solo con i riti magici che l’imputata asseriva di
essere in grado di officiare”, e, poi, nella prospettazione di un male che la parte
lesa avrebbe potuto ricevere se avesse interrotto i pagamenti.
La Corte di merito ha inoltre precisato che, ferma restando l’incongrua
limitazione del danno ad euro 20.000,00, compiuta dal primo giudice,
l’affermazione di responsabilità, pronunciata dal Tribunale, riguardava tutti i fatti

2

relazione ai prestiti personali, effettuati dalla persona offesa, che non

commessi nell’arco temporale giugno-dicembre 2009 e non era stata operata
alcuna distinzione tra una prima fase di versamenti, non coperta dalla condizione
di procedibilità, ed una seconda fase, connotata, invece, dalla configurazione
dell’aggravante.
A fronte di siffatte argomentazioni, giuridicamente corrette nonché
esaurienti, logiche, non contraddittorie e, pertanto, esenti da vizi rilevabili in
questa sede, la ricorrente si è limitata a riproporre la propria diversa “lettura”
delle risultanze probatorie acquisite, fondata su mere ed indimostrate

1.2 Anche il secondo motivo è privo di specificità, non confrontandosi la
ricorrente con la sentenza impugnata, ove si afferma di non potersi ritenere che
l’imputata versasse in condizioni di assoluta indigenza economica,

“non fosse

altro perché dalla persona offesa aveva incassato l’importante somma di euro
74.900,00” e risultavano commesse altre truffe con identico modus operandi.
Così argomentando, la Corte territoriale, al fine della valutazione delle
condizioni economiche dell’imputata e della subordinazione della sospensione
condizionale della pena al pagamento della provvisionale, ha considerato
prevalenti gli elementi da essa indicati rispetto al dato rappresentato dall’essere
l’imputata stata ammessa al patrocinio a spese dello Stato. Valutazione, questa,
che all’evidenza non è inficiata da alcun vizio e sfugge, pertanto, ad ogni rilievo
censorio.
2. La declaratoria di inammissibilità totale del ricorso comporta, ai sensi
dell’art. 616 c.p.p., la condanna della ricorrente al pagamento delle spese
processuali nonché – apparendo evidente che ella ha proposto il ricorso
determinando la causa di inammissibilità per colpa (Corte cost., 13 giugno 2000
n. 186) e tenuto conto della rilevante entità di detta colpa – della somma di euro
duemila in favore della Cassa delle Ammende a titolo di sanzione pecuniaria.
P.Q.M.
dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della somma di euro duemila in favore della Cassa delle
ammende.
Sentenza con motivazione semplificata.
Così deciso in Roma, udienza pubblica del 21 marzo 2018
Il Presidente

Il Consigliere estensore
Giuseppina Anna Rosaria Pacilli
Q’

Pi

ami lo Davigo

congetture, senza documentare nei modi di rito eventuali travisamenti.

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