Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 18219 del 25/01/2018


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Penale Sent. Sez. 2 Num. 18219 Anno 2018
Presidente: DAVIGO PIERCAMILLO
Relatore: DE CRESCIENZO UGO

nre-H7-2A-sul ricorso proposto da:
VELOTTO VITTORIO nato il 02/11/1970 a NAPOLI

avverso l’ordinanza del 02/08/2017 del TRIB. LIBERTA di NAPOLI
sentita la relazione svolta dal Consigliere UGO DE CRESCIENZO;
lette/sentite le conclusioni del PG GIULIO ROMANO
Il Proc. Gen. conclude per l’inammissibilita’ del ricorso.
Udite il dite-n-sefe

Data Udienza: 25/01/2018

RITENUTO IN FATTO

VELOTTO Vittorio, indagato per la violazione degli artt. 416 e 628 cod. pen., sottoposto alla misura degli arresti domiciliari, tramite il difensore ricorre per Cassazione avverso l’ordinanza 2.8.2017 con la quale il Tribunale del riesame di Napoli
ha confermato la misura cautelare in atto.
La difesa chiede l’annullamento della decisione impugnata deducendo i seguenti
motivi così riassunti entro i limiti previsti dall’art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

violazione di legge in ordine alla valutazione dei gravi indizi di colpevolezza
ed in riferimento agli artt. 273, 192 cod. proc. pen., 416 e 628 cod. pen. La
difesa afferma che la motivazione sarebbe contraddittoria, perché dalla
motivazione non si colgono i connotati di gravità specifica degli indizi desunti dalle intercettazioni telefoniche attraverso circa il reale ruolo
dell’indagato; nè tale dato emerge dall’attività di osservazione e controllo
svolta dalla polizia giudiziaria.
2) Ex art. 606 comma 1 lett. b) ed e) cod. proc. pen. vizio di motivazione e
violazione di legge in relazione alla mancata derubricazione del fatto in delitto di tentata rapina. La difesa sostiene che la azione criminosa è rimasta
nell’ambito del delitto tentato perché la condotta è stata interrotta in itinere avendo l’intervento della polizia impedito l’uscita della refurtiva dalla sfera di controllo del soggetto passivo.

RITENUTO IN DIRITTO

Va premesso che la valutazione delle doglianze difensive soggiace ai noti limiti del
giudizio di legittimità. Infatti in materia di provvedimenti “de libertate”, la Corte di
Cassazione non ha alcun potere né di revisione degli elementi materiali e fattuali
delle vicende indagate (ivi compreso lo spessore degli indizi), né di rivalutazione
delle condizioni soggettive dell’indagato in relazione alle esigenze cautelari ed
all’adeguatezza delle misure; infatti, sia nell’uno che nell’altro caso si tratta di apprezzamenti propri del giudice di merito. Il controllo di legittimità rimane pertanto
circoscritto all’esame del contenuto dell’atto impugnato per verificare, da un lato
le ragioni giuridiche che lo hanno determinato e, dall’altro l’assenza di illogicità
evidenti, nelle argomentazioni rispetto al fine giustificativo del provvedimento
[Cass. SU 22.3.2011 n. 11; Cass. Sez. H 7.12.2011 n. 56; Cass. Sez VI
12.11.1998 n. 3529; Cass. Sez. I ordinanza 20.3.1998 n. 1700; Cass. Sez. I
11.3.1998 n. 1496; Cass. Sez. I 20.2.1998 n. 1083]. Da quanto sopra discende
che: a) in materia di misure cautelari la scelta e la valutazione delle fonti di prova
rientra fra i compiti istituzionali del giudice di merito sfuggendo entrambe a censu-

1) ex art. 606 comma 1 lett. b) ed e) cod. proc. pen., vizio di motivazione e

re in sede di legittimità se adeguatamente motivate ed immuni da errori logico
giuridici, posto che non può contrapporsi alla decisione del Tribunale, se correttamente giustificata, un diverso criterio di scelta o una diversa interpretazione del
materiale probatorio; b) la denuncia di insussistenza di gravi indizi di colpevolezza
o di assenza di esigenze cautelari è ammissibile solo se la censura riporta
l’indicazione precisa e puntuale di specifiche violazioni dì norme di legge, ovvero
l’indicazione puntuale di manifeste illogicità della motivazione provvedimento, secondo i canoni della logica ed i principi di diritto, esulando dal giudizio di legittimi-

vano in una diversa valutazione delle circostanze esaminate e valorizzate dal giudice di merito. [v. in tal senso Cass sez. III 21.10.2010 n. 40873]. Infatti II sindacato del giudice di legittimità sulla motivazione del provvedimento impugnato deve
essere volto a verificare che quest’ultima: a) sia “effettiva”, ovvero realmente idonea a rappresentare le ragioni che il giudicante ha posto a base della decisione
adottata; b) non sia “manifestamente illogica”, perché sorretta, nei suoi punti essenziali, da argomentazioni non viziate da evidenti errori nell’applicazione delle
regole della logica; c) non sia internamente “contraddittoria”, ovvero esente da insormontabili incongruenze tra le sue diverse parti o da inconciliabilità logiche tra le
affermazioni in essa contenute; d) non risulti logicamente “incompatibile” con “altri atti del processo” (indicati in termini specifici ed esaustivi dal ricorrente nei motivi posti a sostegno del ricorso) in misura tale da risultarne vanificata o radicalmente inficiata sotto il profilo logico [Cass. Sez. I 19.10.2011 n. 41738; e nello
stesso senso Cass. Sez. IV 3.5.2007 n. 22500; Cass. Sez. VI 15.3.2006 n. 10951]
Passando quindi in disamina i punti di ricorso va osservato quanto segue.
Il primo motivo è inammissibile, perché generico. Da un lato il ricorrente non fornisce indicazioni in ordine alla natura delle specifiche violazioni di norme di legge
penale sostanziale o processuale. Dall’altro il ricorrente non indica quale sia la natura del vizio di motivazione riscontrato, né il punto dell’ordinanza ove sia rilevabile, né la valenza del vizio rispetto alla tenuta complessiva della motivazione della
decisione impugnata. Né infine la difesa ha messo in rilievo in modo specifico
l’argomento di impugnazione che, dedotto, sia stato totalmente pretermesso dal
Tribunale. I motivi di doglianza articolati attengono a divergenze sulla valutazione
del dato probatorio puntualmente indicato dal Tribunale. La motivazione, particolarmente articolata, ha preso in considerazione la complessiva attività del gruppo
di persone di cui il VELOTTO Faceva parte, e quindi (pp. 31-32) la specifico ruolo
del ricorrente in relazione all’esecuzione della rapina, il suo stabile legame con i
restanti partecipi dell’associazione criminale, le prove desunte dalle intercettazioni
telefoniche e quelle emerse dall’attività di osservazione della polizia giudiziaria. La
motivazione è adeguata, logica, coerente e non presenza carenze o contraddittorietà, così superando le censure mosse.

tà sia le doglianze che attengono alla ricostruzione dei fatti sia quelle che si risol-

Il secondo motivo di ricorso è inammissibile. Contrariamente a quanto ritenuto
dalla difesa, dalla lettura dell’ordinanza impugnata si evince che l’indagato e i suoi
complici: hanno bloccato un autoarticolato di nazionalità straniera che trasportava
una carico di sigarette del valore di 2.500.000,00 C; hanno sfondato il vetro del
veicolo armati di pistola; hanno legato ed imbavagliato il conducente chiudendolo
all’interno della cabina di guida per alcune ore; spostavano il veicolo e il relativo a
Villa Litterno depositandolo in un capannone.
Dalla descrizione della vicenda, come allo stato ricostruita, tenuto conto della flui-

impossessati della res furtiva con violenza e ne hanno acquisto una detenzione autonoma che non è esclusa, secondo la costante giurisprudenza, dalla circostanza
che il fatto sia stato compiuto sotto l’osservazione della polizia giudiziaria [v. in tal
senso, da ultimo Cass. sez. 2 n. 14305 del 14.3.2017, Moretti, in Ced Cass rv
269848). L’iter criminoso degli indagati si è interrotto solo successivamente alla
fase dello impossessamento, che va inteso come autonoma signoria sulla cosa illecitamente depredata.
La tesi della difesa, genericamente esposta, è avulsa dalla dinamica della vicenda
come descritta nell’ordinanza impugnata ed è in contrasto con la costante giurisprudenza di questa Corte in tema di consumazione del delitto di rapina.
Per le suddette ragioni il ricorso è inammissibile e il ricorrente va condannato al
pagamento delle spese processuali e della somma di C 2.000 alla Cassa delle Ammende, così equitativamente determinata la sanzione amministrativa prevista
dall’art. 616 cod. proc. pen., ravvisandosi nella condotta del ricorrente gli estremi
della responsabilità ivi stabilita.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
processuali e della somma di C 2.000,00 alla Cassa delle Ammende.

Così deciso in Roma il 25.1.2018

Sentenza a motivazione semplificata.

Il giudice esténsore
Ugo De C escienzo

il Presidente
Pierc millo DAVIGO

dità della fase delle indagini preliminari, appare evidente che gli indagati si sono

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