Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 18190 del 21/03/2018


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Penale Sent. Sez. 6 Num. 18190 Anno 2018
Presidente: VILLONI ORLANDO
Relatore: TRONCI ANDREA

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
PAGLIA ANTONIO nato il 25/05/1957 a TREVICO
persona offesa nel processo c/
STRAZZELLA LUANA INCORONATA nata il 14/11/1989 ad ARIANO IRPINO
STRAZZELLA MARIA LIBERA nata il 16/11/1964 a VALLATA
avverso l’ordinanza di archiviazione del 26/04/2017 del G.I.P. TRIBUNALE di BENEVENTO

sentita la relazione svolta dal Consigliere ANDREA TRONCI;
lette le conclusioni del PG, in persona del Sostituto Procuratore LUIGI ORSI, che ha chiesto
dichiararsi l’inammissibilità del ricorso;

RITENUTO IN FATTO

1.

Antonio PAGLIA, per il tramite del difensore appositamente officiato, ha

formalizzato tempestiva impugnazione avverso il provvedimento indicato in
epigrafe, con cui il g.i.p. del Tribunale di Benevento, all’esito dell’udienza
celebrata per effetto della proposta opposizione, ha disposto, in accoglimento
dell’istanza avanzata dal p.m. procedente, l’archiviazione del procedimento
avviato nei confronti di Maria Libera STRAZZELLA e della di lei figlia, Luana

Data Udienza: 21/03/2018

Incoronata STRAZZELLA, in relazione ai reati previsti e puniti dagli artt. 368 e
640 cod. pen., entrambi posti in essere in danno del PAGLIA, da cui erano state
vittoriosamente difese in seno ad un estenuante e delicato processo per fatti di
pedofilia, con il conseguimento in sede civile di un cospicuo risarcimento
dell’ammontare di un milione di euro.
1.1 Secondo l’iniziale prospettazione accusatoria, nel 2009 sarebbe stata
raggiunta l’intesa fra le parti, in ragione delle precarie condizioni economiche
delle STRAZZELLA, in forza della quale il professionista si sarebbe fatto carico
come in effetti avvenuto – di tutte le spese processuali, per essere poi

retribuito, solo in caso di esito positivo del processo, in misura di un terzo della
somma liquidata dal giudice civile; laddove, onde sottrarsi a tale adempimento,
le due indagate revocavano il mandato professionale originariamente conferito al
legale e quindi, di fronte ai decreti ingiuntivi dallo stesso richiesti ed ottenuti
– uno nei confronti della madre e l’altro della figlia – denunciavano il PAGLIA,
assumendo che lo stesso avrebbe falsamente riempito un foglio firmato in
bianco, al fine di precostituirsi la prova di un accordo in realtà mai intervenuto, e
si sarebbe quindi indebitamente impadronito del titolo esecutivo ad esse
spettante, essendo a loro volta denunciate per calunnia, in relazione ai reati
atrribuiti al professionista, e truffa, quanto meno tentata, con riferimento al
tentativo di sottrarsi all’adempimento dell’obbligazione contratta.
1.2 A mezzo dell’ordinanza impugnata il g.i.p. rappresentava che, pur dopo
l’audizione dei testi escussi, permaneva la radicale ed insanabile
contrapposizione fra le parti nella ricostruzione dei reali termini della vicenda,
tale da non apparire suscettibile di sviluppi in ambito dibattimentale e da
risultare quindi inidonea a sostenere l’accusa in giudizio.
2.

Con la proposta impugnazione assume il legale ricorrente che, in realtà, il

g.i.p. avrebbe “totalmente” omesso di soffermarsi sui sei motivi posti a
fondamento dell’opposizione, che erano a tal fine nuovamente ripercorsi, da ciò
discendendo la violazione sostanziale del principio del contraddittorio, oggetto
unicamente di un insufficiente rispetto formale concretizzatosi nella celebrazione
dell’udienza camerale in contraddittorio, e, per l’effetto, la richiesta di
annullamento avanzata in sede di legittimità.
3.

Il P.G. in sede ha depositato requisitoria scritta con cui ha chiesto

dichiararsi l’inammissibilità del ricorso, stante l’estraneità della violazione del c.d.
“contraddittorio sostanziale” all’ambito del ricorso per cassazione proponibile in
materia, circoscritto ai “soli casi di mancato rispetto delle regole poste a garanzia
del contraddittorio”.

,g-

4.

Il 14 marzo u.s. il difensore della ricorrente persona offesa ha depositato in

cancelleria memoria, con cui contesta le argomentazioni svolta dal requirente
P.G., insistendo nell’accoglimento del proprio ricorso.

CONSIDERATO IN DIRITTO
1.

Le condivisibili ragioni esposte dal P.G. requirente impongono l’adozione

della sollecitata pronuncia d’inammissibilità, con le conseguenti statuizioni

dispositivo.
2.

In effetti, secondo l’orientamento assolutamente prevalente della

giurisprudenza di legittimità – da ultimo ripetutamente ribadito e da cui questo
Collegio non ha motivo di discostarsi, condividendolo appieno, “Il ricorso per
cassazione avverso il provvedimento di archiviazione emesso all’esito
dell’udienza camerale, è consentito nei soli casi di mancato rispetto delle regole
poste a garanzia del contrddittorio formale e, pertanto, non possono essere
oggetto di censura le valutazioni poste a fondamento dell’ordinanza di
archiviazione, essendo al riguardo il giudice del tutto libero di motivare il proprio
convincimento anche prescindendo dalle valutazioni dell’organo titolare
dell’accusa e da quelle esposte dalla persona offesa in sede di opposizione” (così
Sez. 7, ord, n. 28532 del 18.05.2017, Rv. 270469; conf. Sez. 6, sent. n. 23048
del 04.04.2017, Rv. 270488; Sez. 5, sent. n. 14564 del 07.03.2017, Rv.
269720; Sez. 4, sent. n. 51557 del 16.11.2016, Rv. 268343).
Essendosi pertanto al di fuori dell’ambito di applicazione dell’art. 409 co. 6
del codice di rito – nella formulazione pregressa, applicabile nel caso di specie non può che conseguirne la già anticipata statuizione.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della somma di C 2.000,00 in favore della cassa delle
ammende.
Così deciso in Roma, il 21 marzo 2018
Il Consi iere est.

Il Presidente

previste dall’art. 616 cod. proc. pen., nella misura di giustizia indicata in

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