Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 18188 del 06/03/2018


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Penale Sent. Sez. 6 Num. 18188 Anno 2018
Presidente: FIDELBO GIORGIO
Relatore: CALVANESE ERSILIA

SENTENZA

Sul ricorso proposto da
Maggiulli Giovanni, nato a Bitonto il 22/01/1971

avverso la sentenza del 14/03/2014 del Tribunale di Bari

visti gli atti, il provvedimento denunziato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere Ersilia Calvanese;
lette le richieste del Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore
generale Ciro Angelillis, che ha concluso chiedendo che il ricorso sia dichiarato
inammissibile.
RITENUTO IN FATTO E CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Con la sentenza, in epigrafe indicata, il Tribunale di Bari ha applicato a
Giovanni Maggiulli, sull’accordo delle parti, la pena di anni uno e mesi due di
reclusione e euro 4.000 di multa per i reati di cui agli artt. 81, secondo comma,
e 336 cod. pen., 73, comma 5, d.P.R. n. 309 del 1990.
Ricorre avverso la suddetta sentenza l’imputato, deducendo il vizio di
motivazione.

Data Udienza: 06/03/2018

Il giudice non avrebbe verificato in concreto, in relazione all’art. 129 cod.
proc. pen., se dagli atti raccolti emergesse la prova, anche oltre ogni ragionevole
dubbio, della responsabilità del ricorrente; con particolare riferimento al reato di
cui all’art. 336 cod. pen., mancherebbe inoltre la motivazione sulla ritenuta
responsabilità penale, avendo la sentenza soltanto giustificato la sussistenza del
vincolo ex art. 81 cod. pen.

2. Le censure proposte dal ricorrente sono inammissibili.

della motivazione della sentenza non può non essere conformato alla particolare
natura giuridica della sentenza di patteggiamento: lo sviluppo delle linee
argomentative è necessariamente correlato all’esistenza dell’atto negoziale con
cui l’imputato dispensa l’accusa dall’onere di provare i fatti dedotti
nell’imputazione. Ciò implica che il giudizio negativo circa la ricorrenza di una
delle ipotesi di cui all’art. 129 cod. proc. pen. deve essere accompagnato da una
specifica motivazione solo nel caso in cui dagli atti o dalle deduzioni delle parti
emergano concreti elementi circa la possibile applicazione di cause di non
punibilità, dovendo invece ritenersi sufficiente, in caso contrario, una
motivazione consistente nella enunciazione, anche implicita, che è stata
compiuta la verifica richiesta dalla legge e che non ricorrono le condizioni per la
pronunzia di proscioglimento ex art. 129 cod. proc. pen. (Sez. U, n. 5777 del
27/03/1992, Di Benedetto, Rv. 191135; Sez. U, n. 10372 del 27/09/1995,
Serafino, Rv. 202270).
Attesa la natura pattizia del rito, chi chiede la pena pattuita rinuncia ad
avvalersi della facoltà di contestare l’accusa. Ne consegue, come questa Corte ha
più volte avuto modo di ribadire, che l’imputato non può prospettare con il
ricorso per cassazione censure che coinvolgono il patto dal medesimo accettato.
Occorre, peraltro, evidenziare che, nel caso di specie, il giudice ha
espressamente considerato che la responsabilità del prevenuto emergeva dal
contenuto del verbale di arresto e di sequestro, nonché dagli accertamenti
chimici eseguiti sulla sostanza in sequestro e, limitatamente alla detenzione di
sostanza stupefacente, anche dalle stesse ammissioni del ricorrente.
Quanto all’entità della pena, deve inoltre constatarsi che non rilevano i nuovi
limiti edittali previsti per la fattispecie di cui al 5 comma dell’art. 73 d.P.R. n. 309
del 1990, poiché, nel caso di specie, la pena è stata determinata, avuto riguardo
all’entità del fatto, non sulla quantità pari al mimino edittale.

3. Alla declaratoria di inammissibilità segue, a norma dell’art. 616 cod. proc.
pen., la condanna del ricorrente al pagamento delle spese del procedimento ed

2

Questa Suprema Corte ha ripetutamente affermato il principio che l’obbligo

al versamento a favore della cassa delle ammende della somma a titolo di
sanzione pecuniaria, che, in ragione delle questioni dedotte, si stima equo
quantificare nella misura di euro 2.000.
P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della somma di euro 2.000 in favore della cassa delle
ammende.

/

Così deciso il 06/03/2018.

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