Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 18184 del 23/11/2017


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Penale Sent. Sez. 6 Num. 18184 Anno 2018
Presidente: FIDELBO GIORGIO
Relatore: DI STEFANO PIERLUIGI

SENTENZA

sui ricorsi proposti da:
POLIFRONI VINCENZO nato il 15/06/1972 a VARAPODIO
CARPINELLI ANGELA nato il 29/11/1977 a OPPIDO MAMERTINA
avverso l’ordinanza del 18/04/2017 del TRIB. LIBERTA’ di REGGIO CALABRIA
sentita la relazione svolta dal Consigliere PIERLUIGI DI STEFANO;
sentite le conclusioni del PG PERLA LORI che conclude per l’annullamento senza
rinvio.
Udito l’avv. CLARA VENETO in sostituzione, per delega orale, dell’avvocato
ARMANDO VENETO la quale chiede l’accoglimento dei ricorsi.
RITENUTO IN FATTO
1. Con ordinanza del 18 aprile 2017 il Tribunale del riesame di Reggio Calabria
ha confermato il sequestro preventivo disposto dal gip del Tribunale di Reggio
Calabria il 30 gennaio 2017 nei confronti di Polifroni Vincenzo, indagato, e del
coniuge Carpinelli Angela, terza proprietaria, dei seguenti beni:
«delle quote sociali e dell’intero patrimonio aziendale, nonché di … » tutte le
disponibilità economiche, liquide od investite, «con importo superiore a C 3000 della
società Poliedil Sas di Polifroni V. & F.11i».
Polifroni Vincenzo è indagato del reato di frode nelle pubbliche forniture,
aggravato ex articolo 7 I. 203/1991.
2. La vicenda che riguarda il Polifroni si colloca in un ampio contesto di una
indagine nella quale sono in contestazione, sulla scorta di un materiale di indagine

Data Udienza: 23/11/2017

fondato essenzialmente su attività di intercettazioni telefoniche ed ambientali,
acquisizione di documentazione delle Amministrazioni, dichiarazioni di collaboratori
di giustizia:
– Il reato di associazione mafiosa (capo 1) con riferimento ad attività del
gruppo di “ndrangheta” Piromalli, operante da epoca risalente nell’area di Gioia
Tauro. Oggetto del presente procedimento sono le attività dei componenti della
famiglia Bagalà, imprenditori nel settore edile, che hanno svolto la loro attività

(sono definiti “imprenditori di riferimento della cosca Piromalli nel settore degli
appalti di lavori pubblici edilizio/urbanistici”).
– Nell’ambito delle attività dei Bagalà, vari reati in tema di acquisizione di
commesse di lavori pubblici con attività sistematica di condizionamento illecito delle
aggiudicazioni. Sono quindi in contestazione una pluralità di reati di turbativa d’asta
e altri a queste strumentali nonché una associazione per delinquere (capo 3)
finalizzata a tali reati; di questa sono stati ritenuti fare parte sia dei componenti
della associazione mafiosa Piromalli che vari soggetti, titolari di imprese, funzionari
pubblici, rappresentanti di imprese dedite alla attività di rilascio di certificazioni per
la partecipazione alle gare pubbliche, che hanno in vario modo partecipato ai reati
fine.
– Le modalità di commissione delle singole condotte di turbativa sono state
finalizzate sia alla acquisizione degli appalti “truccando” le gare che a rendere
possibile l’acquisizione delle commesse da parte dei Bagalà pur non avendo più le
loro imprese (anche per precedenti procedimenti) la possibilità di partecipare
direttamente:
o l’ottenimento da dipendenti delle stazioni appaltanti delle buste contenenti le
offerte delle altre imprese.
o la creazione di cartelli di imprese che presentavano offerte coordinate sotto
la regia dei Bagalà in modo da consentire il pilotaggio delle aggiudicazioni delle gare
stesse.
o la utilizzazione di imprese dotate dei requisiti per la partecipazione alle gare
che acquisivano delle commesse che, in realtà, erano poi gestite dai Bagalà. A tale
fine venivano creati raggruppamenti temporanei di imprese o associazione
temporanee di imprese ovvero veniva utilizzato l’istituto dell’ “avvalimento”.
Le imprese formalmente vincitrici, quindi, non avrebbero poi svolto i lavori:
questi erano di esclusiva gestione dei Bagalà che, secondo l’ipotesi principale di

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sfruttando le condizioni di mafiosità e nell’interesse economico della associazione

accusa, si avvalevano di Morabito Giorgio che veniva indicato dalle imprese
aggiudicatrici quale loro procuratore speciale così potendo operare in nome loro.
Alle imprese che facevano da schermo era riconosciuta una percentuale sul
valore dell’appalto (dal 2,5 al 5.5).
3. Passando alla posizione di Polifroni Vincenzo, secondo l’accusa, questi si
rendeva responsabile del reato di cui all’articolo 356 cod. proc. pen., frode in
pubbliche forniture, in quanto subappaltava dei lavori alla impresa Ra.Ma. Group srl

che avevano partecipato alla gara, utilizzando lo schermo di un contratto di nolo a
freddo. Quindi, nel contesto di tali lavori, l’impresa di Morabito, unitamente a Bagalà
Francesco, apportava varianti non autorizzate, realizzando i lavori in modo difforme
e di minore qualità.
3.1 Affrontato il tema della sussistenza di indizi per la commissione di tale
reato, il Tribunale riteneva che «la predetta società sia effettivamente risultata uno
strumento dell’organizzazione criminale oggetto di indagine, funzionale alla
consumazione degli illeciti contestati …» Quindi « …. La società posta in sequestro,
trattandosi di un bene certamente funzionale alla commissione dell’illecito
contestato, appare concreto il pericolo che la libera disponibilità della medesima
società possa permettere all’indagato di commettere ulteriori reati analoghi a quelli
in contestazione o comunque di aggravare o protrarre le conseguenze dannose di
reati già commessi…».
4. Polifroni Vincenzo e Carpinelli Angela (terza interessata) ricorrono a mezzo
del difensore deducendo:
Primo motivo: violazione di legge per totale assenza di motivazione quanto alle

argomentazioni proposte dalla difesa in ordine alla insussistenza del contratto di
nolo a freddo. In particolare non si era considerato che la difesa aveva dimostrato
che la fattura del 23 agosto 2013, individuata quale prova del contratto di nolo a
freddo, in realtà era relativa ad un diverso lavoro, e che le altre fatture in questione
riguardavano altre e diverse forniture effettuate dal Morabito. Non era, quindi,
affatto necessario il contratto di nolo a freddo per giustificare i rapporti.
Né è stata data risposta agli argomenti specifici che smentivano le presunte
irregolarità dei lavori.
Secondo motivo: violazione di legge quanto alla ritenuta partecipazione del
Polifroni alla frode contestata.
Terzo motivo: violazione di legge quanto alla ritenuta sussistenza della
circostanza aggravante di cui all’art. 7, legge 203/1991.

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di Morabito Giorgio, in violazione del divieto di subappaltare i lavori ad altre imprese

Quarto motivo: violazione di legge quanto alla sussistenza delle esigenze
cautelari.
CONSIDERATO IN DIRITTO
I ricorsi sono fondati.
In particolare sono fondati il primo ed il quarto motivo.
1. Quanto agli altri motivi, che affrontano temi logicamente antecedenti alle
questioni in tema di mancata risposta deduzioni difensive ed esigenze cautelari, va

1.1 il secondo motivo contesta in radice la sussistenza di indizi a carico del
ricorrente indagato del suo concorso nella frode contestata. Al riguardo, va
considerato che il Tribunale, trascrivendo nella parte rilevante il decreto del gip, a
sua volta sostanzialmente adesivo agli argomenti degli inquirenti, ha dato atto della
esistenza di indizi del reato in contestazione, ovvero che erano state apportate
varianti non autorizzate al progetto con utilizzazione di «pali di dimensioni minori
rispetto a quelle previste nel capitolato di appalto»,

realizzazione di un «muro di

contenimento più corto di 3.5 m rispetto a quanto previsto», utilizzazione di

«meno

tondini di ferro del necessario per l’armatura dello stesso», varianti occultate al
direttore dei lavori. Il motivo, quindi, affronta il tema della adeguatezza di tale
motivazione che, però, non è deducibile in sede di ricorso per cassazione ex art. 325
cod. proc. pen., consentito per la sola violazione di legge.
1.2 Quanto al terzo motivo, che contesta la configurabilità della “aggravante
della finalità mafiosa” a carico del Polifronti, non rileva il considerare se vi sia totale
assenza o mera apparenza di motivazione sul punto, perché invero tale aggravante
non ha alcuna funzione al fine del sequestro; la motivazione sulla stessa, quindi,
sarebbe stata del tutto ultronea al fine del decidere.
2. E’ invece fondato innanzitutto il primo motivo che correttamente rileva come
vi sia stata totale omissione di risposta a rilevanti deduzioni difensive, fondate su
elementi di fatto anche oggetto di produzione da parte della stessa difesa, come da
memoria prodotta al Tribunale. Tale carenza emerge immediatamente dalla
comparazione del contenuto della memoria, che svolge argomenti ed indica elementi
probatori sicuramente non irrilevanti, ed il testo del provvedimento impugnato.
La fondatezza di tale motivo di ricorso dovrebbe comportare un rinvio per
nuovo esame dovendosi dare risposta ai temi posti dalla difesa ma, rispetto a tale
decisione, prevale l’accoglimento del successivo motivo che comporta
l’annullamento senza rinvio e la restituzione dei beni.

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considerato:

3. Dal testo del provvedimento impugnato, difatti, emerge con tutta evidenza
la assenza di esigenze cautelari e non, semplicemente, la assenza/mera apparenza
della relativa motivazione.
Va considerato innanzitutto che la contestazione “penale” nei confronti del
ricorrente non è quella di aver partecipato alla attività di turbativa d’asta che ha
consentito la frode nella assegnazione dei lavori, con attribuzione alle imprese dei
Bagalà, bensì quella di esecuzione dei lavori, attribuiti prima ed indipendentemente

reato di frode in pubbliche forniture; e la responsabilità del ricorrente consegue all’
avere consentito la utilizzazione della sua impresa per tali attività, mediante il nolo a
freddo.
Quindi nella stessa contestazione formale non è affatto descritta una condotta
del Polifroni nel senso di aver destinato la propria impresa a consentire il
perseguimento del programma criminoso di accaparrarsi le gare pubbliche nella data
area della Calabria. Eppure, nella pur particolare sinteticità della ordinanza
impugnata nella parte destinata al caso concreto, si comprende che la pericolosità di
disponibilità della società è riferita non alla frode in pubblica fornitura ma alle
diverse contestazioni di cui all’art. 353 cod. pen.
Al di là, comunque, di tale assenza di raccordo tra indizi e finalità del sequestro,
l’ordinanza, comunque, afferma in modo del tutto apodittico la sussistenza delle
esigenze cautelari di cui all’art. 321, comma 1, cod. proc. pen. mediante la mera
trasposizione del testo dell’articolo 321 cod. proc. pen. In tale modo, non indica
alcuna ragione per la quale la singola vicenda contestata dopo vari anni, senza
indicazione di ulteriori elementi, sia significativa della funzionalità della società dei
ricorrenti alle attività della presunta associazione.
Tale totale assenza di motivazione comporta la evidente fondatezza del ricorso
e offre le ragioni per le quali l’ annullamento debba essere pronunciato senza rinvio
per due ragioni:
– con la ostensione di tutto il materiale di indagine disponibile e la
evidente totale assenza di valutazioni di possibile effettiva utilizzazione
illecita ulteriore della data società non si palesa alcuna possibilità di diversa
conclusione;
– lo stesso provvedimento impugnato dimostra che il sequestro è stato
ritenuto una sorta di automatica e doverosa conseguenza del quadro
indiziario non ipotizzandosi neanche che vi sia necessità di valutare elementi
specifici a giustificarlo sul piano cautelare. Quindi, un eventuale rinvio non

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dal ruolo del Polifroni Vincenzo, in modo gravemente difforme tanto da integrare il

sarebbe mai finalizzato alla propria funzione di individuazione ed
elaborazione di materiale indiziario già acquisito ma “dimenticato” nella
decisione bensì alla ricerca “esplorativa” di eventuale materiale per una
nuova ipotesi giustificativa della pericolosità della libera disponibilità del
bene.
PQM
Annulla senza rinvio l’ordinanza impugnata nonché il decreto del gip del

quanto in sequestro agli aventi diritto. Manda alla cancelleria per le comunicazioni di
cui all’art. 626 cod. proc. pen.
Roma, così decis il 23 novembre 2017
Il Consigli
Pierluigi

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il Pr4dente
Giorgi\D F delbo

tribunale di Reggio Calabria del 30 gennaio 2017 disponendo la restituzione di

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