Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 18183 del 23/11/2017


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Penale Sent. Sez. 6 Num. 18183 Anno 2018
Presidente: FIDELBO GIORGIO
Relatore: DI STEFANO PIERLUIGI

SENTENZA

sui ricorsi proposti da:
POLIFRONI BRUNO nato il 10/10/1967 a VARAPODIO
POLIFRONI GIAMPIERO nato il 13/08/1977 a CINQUEFRONDI
avverso l’ordinanza del 18/04/2017 del TRIB. LIBERTA’ di REGGIO CALABRIA
sentita la relazione svolta dal Consigliere PIERLUIGI DI STEFANO;
sentite le conclusioni del PG PERLA LORI che conclude per l’annullamento senza
rinvio.
Udito
l’avvocato CLARA VENETO, in sostituzione dell’avvocato ARMANDO VENETO per
delega orale, la quale chiede l’accoglimento dei ricorsi.
RITENUTO IN FATTO
1. Il Tribunale di Reggio Calabria con ordinanza del 18 aprile 2017 ha
parzialmente confermato il decreto di sequestro preventivo emesso in data 30
gennaio 2017 dal gip del Tribunale di Reggio Calabria nei confronti di Polifroni
Bruno, indagato come appresso, e Polifroni Giampiero, terzo proprietario:
in particolare il sequestro era confermato:
– quanto alle quote sociali, all’intera azienda, nonché a tutte le disponibilità
finanziarie, liquide ed investite nei confronti della società “Progineer srl”
Era invece annullato quanto:

a tutte le disponibilità finanziarie, liquide ed investite, di Polifroni Bruno.

Data Udienza: 23/11/2017

Polifroni Bruno è indagato dei reati di cui ai capi 3), 17), 19), 20), 21) e 22),
reati in materia di turbativa di gare pubbliche, come dopo analiticamente indicato.
2. La vicenda che riguarda il Polifroni si colloca in un ampio contesto di una
indagine nella quale sono in contestazione, sulla scorta di un materiale di indagine
fondato essenzialmente su attività di intercettazioni telefoniche ed ambientali,
acquisizione di documentazione delle Amministrazioni, dichiarazioni di collaboratori

– Il reato di associazione mafiosa (capo 1) con riferimento ad attività del
gruppo di “ndrangheta” Piromalli, operante da epoca risalente nell’area di Gioia
Tauro. Oggetto del presente procedimento sono le attività dei componenti della
famiglia Bagalà, imprenditori nel settore edile, che hanno svolto la loro attività
sfruttando le condizioni di mafiosità e nell’interesse economico della associazione
(sono definiti “imprenditori di riferimento della cosca Piromalli nel settore degli
appalti di lavori pubblici edilizio/urbanistici”).
– Nell’ambito delle attività dei Bagalà, vari reati in tema di acquisizione di
commesse di lavori pubblici con attività sistematica di condizionamento illecito delle
aggiudicazioni. Sono quindi in contestazione una pluralità di reati di turbativa d’asta
e altri a queste strumentali nonché una associazione per delinquere (capo 3)
finalizzata a tali reati; di questa sono stati ritenuti fare parte sia dei componenti
della associazione mafiosa Piromalli che vari soggetti, titolari di imprese, funzionari
pubblici, rappresentanti di imprese dedite alla attività di rilascio di certificazioni per
la partecipazione alle gare pubbliche, che hanno in vario modo partecipato ai reati
fine.
– Le modalità di commissione delle singole condotte di turbativa sono state
finalizzate sia alla acquisizione degli appalti “truccando” le gare che a rendere
possibile l’acquisizione delle commesse da parte dei Bagalà pur non avendo più le
loro imprese (anche per precedenti procedimenti) la possibilità di partecipare
direttamente:
o l’ottenimento da dipendenti delle stazioni appaltanti delle buste contenenti le
offerte delle altre imprese.
o la creazione di cartelli di imprese che presentavano offerte coordinate sotto
la regia dei Bagalà in modo da consentire il pilotaggio delle aggiudicazioni delle gare
stesse.
o la utilizzazione di imprese dotate dei requisiti per la partecipazione alle gare
che acquisivano delle commesse che, in realtà, erano poi gestite dai Bagalà. A tale
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di giustizia:

fine venivano creati raggruppamenti temporanei di imprese o associazione
temporanee di imprese ovvero veniva utilizzato l’istituto dell’ “avvalimento”.
Le imprese formalmente vincitrici, quindi, non avrebbero poi svolto i lavori:
questi erano di esclusiva gestione dei Bagalà che, secondo l’ipotesi principale di
accusa, si avvalevano di Morabito Giorgio che veniva indicato dalle imprese
aggiudicatrici quale loro procuratore speciale così potendo operare in nome loro.
Alle imprese che facevano da schermo era riconosciuta una percentuale sul

3. Polifroni Bruno è accusato di avere partecipato con la sua società di
progettazione “pro.gineer srl” alla predisposizione dei progetti per le gare di cui alle
singole contestazioni nei suoi confronti (gare relative a lavori con fondi Pisu),
risultando il progettista direttamente o per il tramite di altri soggetti:

Capo 3: Ruolo nel reato associativo: «….

perfettamente consapevoli

dell’attività di turbativa in corso, fornivano un indispensabile contributo al
raggiungimento dell’obiettivo, curando in particolare lo sviluppo del progetto
disponendo in particolare in diverse occasioni di informazioni riservate o consigli
tecnici indebitamente forniti da Nicoletta Angela , presidente delle commissioni di
gara; avendo peraltro interesse diretto all’aggiudicazione della gara poiché sia la ST
Global srl che la Progineer srl in qualità di progettisti dell’impresa aggiudicataria
avrebbero percepito le somme destinate alla progettazione»;

Capo 17: riferito alla gara per la sistemazione del lungomare di gioia Tauro.

Gara la cui vittoria è stata garantita giostrando sulle offerte. Il ruolo del ricorrente,
secondo l’imputazione, è consistito nello svolgere l’attività di progettista, nella
consapevolezza della turbativa in corso .
– Capo 19: riferito ad una gara per altri lavori di sistemazione del lungomare.
In questo caso, in cui si assume esservi una turbativa della gara, il progetto viene
realizzato dal ricorrente utilizzando gli accorgimenti suggeriti dal fratello di Nicoletta
Angela in modo da ottenere un punteggio maggiore.
– Capo 20: gara per il lungomare di Gioia Tauro. In tale caso l’aggiudicazione, a
quanto sembra dal capo di imputazione, è stata alterata facendo riferimento allo
slittamento dei termini di presentazione delle offerte. Il ruolo del ricorrente è stato
quello di sviluppo del progetto, anche stavolta, si assume, nella consapevolezza
della frode.
– Capo 21: gara per il lungomare di gioia Tauro. Il ruolo del ricorrente è stato
sostanzialmente identico al capo 20.

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valore dell’appalto (dal 2,5 al 5.5).

- Capo 22: gara per la realizzazione di una scuola e di alloggi per conto del
Comune di Gioia Tauro. La turbativa è consistita nell’utilizzare suggerimenti del
Dirigente Nicoletta in ordine alla organizzazione del cantiere per ottenere un
maggiore punteggio. Il ruolo del ricorrente è stato quello di predisporre il progetto.
Il Tribunale, pur concordando che

«apparentemente, le conversazioni

intercettate non disvelano nulla di illecito perché si parla di progetti professionali, di
misurazioni e di tutta una serie di questioni che chiaramente rientrano nello

A fronte di tale apparentemente liceità dell’agire dei vari soggetti coinvolti, il
collegio ritiene invece integrato un complesso sistema, di cui fa parte anche
ricorrente, organizzato in modo estremamente sofisticato, per come sopra meglio
descritto, volto a alterare sistematicamente la concorrenza tra imprese
accaparrandosi la totalità delle gare pubbliche indette nel comprensorio di gioia
Tauro in vista del conseguimento di sempre maggiori occasioni illecite di guadagno»
Dopo tale esposizione sulla certezza di partecipazione alle frodi, il Tribunale
valorizza in particolare il fatto che Bagalà portava ai progettisti informazioni che lui
acquisiva dai Nicoletta.
Osserva, inoltre, che per quanto risulti che i progetti fossero firmati da altri
progettisti, le conversazioni riferite a tali progetti dimostravano che in realtà si
trattava di progetti delle due società Progineer e St Global. La utilizzazione di
prestanome diventa, nella prospettiva del Tribunale, la conferma della necessità di
coprire la frode. Inoltre nei vari casi in questione il soggetto committente appariva
diverso da quello effettivo.
3.1 In definitiva il tribunale:
Confermava il sequestro ritenendo che lo studio di progettazione fosse
funzionale all’attuazione del programma criminale dei Bagalà. Riteneva sussistere
pericolosità in quanto «trattandosi di un bene funzionale alla commissione degli
illeciti contestati, appare concreto il pericolo che la libera disponibilità della
medesima società possa permettere all’indagato di commettere ulteriori reati
analoghi a quelli in contestazione o comunque di aggravare o protrarre le
conseguenze dannose dei reati già commessi».
In tale parte della motivazione, al fine di motivare l’ annullamento del sequestro
disposto nei confronti di Polifroni Bruno personalmente, si afferma che «non risulta
dunque in alcun modo dimostrato se e in che misura l’odierno ricorrente Polifroni
Bruno abbia conseguito un profitto dalla commissione degli illeciti in contestazione
»
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svolgimento dell’attività professionale di progettazione dell’ingegner Polifroni.

4.1 Polifroni Bruno e Polifroni Giampiero ricorrono con atto a firma del difensore
comune e deducono:
Primo motivo: Violazione di legge per la mera apparenza della motivazione in sé
e per la mancanza di risposta agli argomenti della difesa.
Le intercettazioni utilizzate non riguardano mai il ricorrente e i riscontri
documentali riguardano reati diversi.
Le due memorie difensive con materiale allegato non sono state

oggetto di alcuna valutazione.
Si ricostruisce un ruolo di professionista infedele in termini apodittici
con riferimento ad una vicenda non oggetto di contestazione
Riporta gli elementi indicati a difesa e non oggetto di valutazione.
Ribadisce, inoltre, come la società del ricorrente non abbia in alcun modo
partecipato agli appalti di cui ai capi 17, 20, 21 e 22. Nessun accertamento riguarda
le società di progettazione che, secondo la mera affermazione del Tribunale del
riesame, avrebbero fatto da prestanome del ricorrente. Rileva, inoltre, come sia lo
stesso Tribunale ad escludere la prova di qualsiasi profitto.
secondo motivo: violazione di legge per la assenza di elementi a sostegno della
sussistenza del reato associativo.
terzo motivo: Violazione di legge per assenza di motivazione sul “periculum in
mora”.
CONSIDERATO IN DIRITTO
I ricorsi sono fondati.
1. Va rammentato che il ricorso in cassazione in materia di misure cautelari
reali può essere proposto solo per violazione di legge e non anche per vizio di
motivazione.
Nel caso di specie, però, come correttamente prospettato dalla parte ricorrente,
ricorre la ipotesi della mera apparenza della motivazione, equiparabile alla totale
assenza della stessa, che comporta la violazione di legge ex articolo 125 cod. proc.
pen. per la assenza di un elemento fondamentale dell’atto.
1.1 Per quanto riguarda il primo motivo, a parte la assenza di risposte alle
memorie difensive depositate al tribunale del riesame, il provvedimento non offre
alcuna motivazione sugli elementi di base per configurare gli indizi di reato quali
richiesti ex art. 321 cod. proc. pen.
Com’è noto, il modello di provvedimento cautelare in materia di misure reali
non presenta la medesima peculiarità di quello delle misure personali, che richiede
la “gravità degli indizi”, intesa quale sostanziale certezza di responsabilità allo stato
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degli atti. Tale modello, invece, richiede il comune “fumus boni iuris” da intendersi
come sussistenza di un quadro indiziario minimo.
Quindi, pur se non è necessario un quadro di probabile responsabilità, non può
limitarsi la valutazione del “fumus” alla semplice verifica astratta della corretta
qualificazione giuridica dei fatti prospettati dall’accusa: è comunque necessario un
quadro di effettivi indizi, ancorché non in termini di capacità di questi di fondare un
giudizio di elevata probabilità della responsabilità.

d’asta, non vi è alcuna individuazione di elementi concreti di responsabilità.
A fronte della breve motivazione sopra trascritta, che esaurisce la valutazione di
sussistenza degli indizi specifici a carico del ricorrente, non può che rilevarsi che si
afferma del tutto apoditticamente la partecipazione del ricorrente ad un dato
sistema illecito, nonostante la assenza di qualsiasi elemento significativo emerso
dalle conversazioni intercettate, come afferma lo stesso Tribunale.
2.1 Per quanto riguarda le singole contestazioni, difatti, non è indicato alcun
ruolo specifico del Polifroni nella turbativa delle gare, non dipendendo mai i
meccanismi di frode dalla redazione del progetto, salvo per il capo 19. Solo per
quest’ultimo si afferma che il progetto avrebbe giocato un ruolo nella alterazione
della gara ma per la semplice ragione che sarebbe stato redatto sulla base di
“dritte” (suggerimenti in sé leciti) provenienti dalla stazione appaltante che, però,
risulta chiaramente dal provvedimento impugnato non essere state ricevute
direttamente dal ricorrente. Si trattava di informazioni apprese dal committente il
quale, di conseguenza, indicava ai progettisti le variazioni che riteneva opportune.
Anche per il capo 19, a ben vedere, null’altro si indica nel provvedimento impugnato
che non l’aver il progettista seguito le direttive, in sé neutre, del committente e,
comunque, solo per questo sembra che la contestazione riguardi un diretto apporto
causale al reato..
2.2 Lo stesso provvedimento, poi, esclude anche la sussistenza dell’unico
elemento inizialmente individuato per riportare la attività in sé neutrale di
progettista a quella di partecipe delle frodi.
Nei capi di imputazione si considera significativa la presunta conoscenza da
parte di Polifroni del meccanismo fraudatorio anche per la parte che non riguarda le
sue attività di progettazione e, poi, la sua volontà di concorrervi per l’interesse che
egli aveva agli incassi in caso di vincita della gara (si legge nelle imputazioni «in
qualità di progettisti dell’impresa aggiudicataria avrebbero percepito le somme

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2. Nel caso di specie, con riferimento alle singole contestazioni di turbativa

destinate alla progettazione», sottintendendosi che i progettisti non erano pagati in
caso di mancata vincita).
Difatti, nonostante che sia questo forte cointeressamento personale ciò che nel
capo di imputazione fonda il concorso morale (tale essendo la forma di concorso non
essendovi, si ripete, descrizione di condotte di Polifroni che rappresentino un
apporto causale rispetto alla azione tipica), il provvedimento (pag. 33) dubita
addirittura che il ricorrente abbia avuto un qualche profitto (« … Dalla disamina degli

se e in che misura l’odierno ricorrente Polifroni Bruno abbia conseguito un profitto
dalla commissione degli illeciti in contestazione…») annullando, per questa ragione,
il sequestro nei suoi confronti.
In tale modo, quindi, viene meno la ragione che faceva ipotizzare il ruolo di
concorrente del Polifroni.
In definitiva, la motivazione sugli indizi di partecipazione ai singoli reati è del
tutto assente.
Di conseguenza, è fondato anche il secondo motivo, in ordine al reato
associativo.
2.3 La fondatezza di tali motivi dovrebbe comportare l’annullamento con rinvio
che, però, è conclusione superata dal necessario annullamento senza rinvio che va
disposto in ragione della fondatezza del terzo motivo di ricorso nei termini di cui
appresso.
Difatti, non solo la assenza di motivazione certamente riguarda anche le
esigenze cautelari ma risulta anche evidente non vi è alcuna possibilità di
affermarne in un eventuale giudizio di rinvio, alla stregua di quanto in atti chenon
consente di ritenere possibile un utile ulteriore accertamento.
3. Sul punto delle esigenze cautelari, in particolare quanto a quelle di cui all’art.
321, comma 1, cod. proc. pen., certamente non può ritenersi sufficiente una mera
possibilità ma deve ricorrere un concreto pericolo di utilizzazione del bene in oggetto
per la prosecuzione del medesimo reato o la commissione di altri reati.
Nel provvedimento impugnato, invece, innanzitutto la motivazione è del tutto
apodittica perché si limita a ripetere la formula di legge («trattandosi di un bene
funzionale alla commissione degli illeciti contestati, appare concreto il pericolo che la
libera disponibilità della medesima società possa permettere all’indagato di
commettere ulteriori reati analoghi a quelli in contestazione o comunque di
aggravare o protrarre le conseguenze dannose dei reati già commessi»)

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e ciò già

elementi indiziari compendiati in atti non risulta dunque in alcun modo dimostrato

comporta che vi è la mera apparenza, e quindi totale carenza, di motivazione che
impone l’annullamento.
Invero la stessa esposizione dei fatti nel provvedimento impugnato dimostra
che non vi è possibilità di configurare un pericolo attuale.
3.1 Dalla descrizione dei fatti, salvo per il capo 19 per come già detto, la
attività di progettazione non ha avuto alcun ruolo causale nella alterazione delle
gare, limitandosi di fatto la partecipazione del progettista, nella prospettazione delle

criminoso dei concorrenti. Che tale sia il ruolo lo dimostra il fatto che i reati
sarebbero pienamente integrati anche escludendo la partecipazione consapevole del
progettista. In alcun modo la sua attività, e quindi la attività della società di
progettazione, ha avuto un ruolo strumentale.
Questo, quindi, non consente affatto di ritenere la società in sé un “bene
funzionale alla commissione degli illeciti contestati”.
3.2 Poi, comunque, proprio a completamento di quanto sopra detto in tema di
requisiti del sequestro preventivo, in tanto può ritenersi non necessaria una prova
“forte” della sussistenza del reato in quanto la ragionevole certezza deve riguardare
il profilo del “periculum in mora”, ovvero il rischio che la libera disponibilità del bene
consenta la commissione di nuovi reati.
Tale probabilità non è stata in alcun modo concretamente valutata né, a fronte
di accertamenti che non fanno risultare alcuna attività irregolare della società di
Polifroni nei successivi cinque anni, neanche a livello di sospetto, risulta alcuna
possibilità di giungere in sede di giudizio di rinvio ad affermare esigenze cautelari.
PQM
Annulla senza rinvio l’ordinanza impugnata nonché il decreto del gip del
tribunale di Reggio Calabria del 30 gennaio 2017 disponendo la restituzione di
quanto in sequestro agli aventi diritto. Manda alla cancelleria per le comunicazioni di
cui all’art. 626 cod. proc. pen..
Roma, così de ‘so nell’a camera di consiglio del 23 novembre 2017
\.
il Presidente
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Il Consigliere
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imputazioni, ad un concorso morale in forma di rafforzamento del proposito

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