Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 18178 del 15/03/2018


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Penale Sent. Sez. 6 Num. 18178 Anno 2018
Presidente: FIDELBO GIORGIO
Relatore: CRISCUOLO ANNA

SENTENZA
sui ricorsi proposti da:
BEJEOUI BRAHIM nato il 29/09/1980
LAEZZA MARCO nato il 30/08/1969 a AFRAGOLA
YORDANOVA RASKOVA VENA nato il 16/02/1982

avverso la sentenza del 26/01/2017 della CORTE APPELLO di FIRENZE
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal Consigliere ANNA CRISCUOLO
Udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore LUCA TAMPIERI,
che ha concluso per l’inammissibilita’.

Data Udienza: 15/03/2018

RITENUTO IN FATTO

1. In parziale riforma della sentenza emessa, all’esito di giudizio abbreviato,
il 2 dicembre 2015 dal G.u.p. del Tribunale di Pisa, appellata dal P.m. e da
Bejeoui Brahim e Laezza Marco, la Corte di appello di Firenze, qualificati i fatti
ascritti al Bejeoui ed a Yordanova Rasika Vena, alias Berisa Zenep, ai sensi
dell’art. 73, comma quinto, d.P.R. 309/90, ha rideterminato la pena inflitta al
Bejeoui in anni 4 di reclusione e 8 mila euro di multa, ha dichiarato la Yordanova

e ha confermato la sentenza appellata nei confronti del Laezza.
In accoglimento dell’appello del P.m. la Corte di appello ha riformato il
giudizio assolutorio emesso nei confronti della Yordanova dal giudice di primo
grado, ritenendo contraddittoria la motivazione ed idonei gli elementi acquisiti ad
integrare il concorso dell’imputata nell’attività illecita del convivente Bejeoui: in
particolare, è stato attribuito rilievo all’esito della perquisizione, eseguita nel
2015 presso l’abitazione del Bejeoui, ove l’imputata era agli arresti domiciliari,
quando fu rinvenuta la somma di 6.450 euro; all’esito analogo della
perquisizione eseguita il 20 novembre 2014, nel corso della quale era stata
rinvenuta la somma di 9.980 euro, trattandosi dei proventi della documentata
attività di cessione di stupefacenti, svolta dal convivente. Sono state inoltre,
valorizzate le dichiarazioni del coimputato Sehili Habib, il quale aveva indicato
entrambi come figure apicali dello spaccio sulla piazza di Pisa, aggiungendo che
nell’abitazione del Bejeoui venivano custoditi droga e denaro: è stato, pertanto,
ritenuto il ruolo concorsuale dell’imputata, deputata a custodire e ad assicurare
continua sorveglianza agli elementi essenziali dell’attività illecita, garantendo
anche la sicurezza, in caso di interventi a sorpresa delle forze dell’ordine.
In accoglimento dell’appello del Bejeoui e rigettando sul punto l’appello del
P.m. anche per gli altri imputati, la Corte di appello ha ritenuto di poter
riqualificare i fatti ascrittigli in termini di lieve entità, rimodulando la pena in
conformità alla nuova cornice edittale prevista per la fattispecie autonoma.

2. Avverso la sentenza hanno proposto ricorso i difensori degli imputati, che
ne chiedono l’annullamento per i motivi di seguito illustrati.

3. Il difensore di Bejeoui Brahim deduce mancanza, contraddittorietà e
manifesta illogicità della motivazione in relazione alla ritenuta recidiva e al
diniego delle attenuanti generiche, in quanto il ricorrente è gravato da due
condanne, una per violazione della legge sull’immigrazione, commessa nel 2009,
l’altra per violazione della legge sugli stupefacenti del 2012. Sostiene che la
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colpevole dei reati ascrittile e l’ha condannata alla stessa pena inflitta al Bejeoui,

Corte di appello non ha tenuto conto della modestia dei precedenti, della pena
lieve inflitta per il precedente specifico né ha motivato o spiegato le ragioni per
le quali la recidiva non poteva essere esclusa, specie in relazione alla datazione
dei fatti e alla modestia dei precedenti; analoga censura formula per il diniego
delle attenuanti generiche, non risultando spiegato quale comportamento
processuale e quali episodi della vita precedente al fatto ostavano al
riconoscimento delle attenuanti.

4.1 mancanza, contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione in
relazione all’affermazione di responsabilità dell’imputata, non avendo la Corte di
appello assolto all’obbligo di motivazione, in quanto gli stessi elementi, ritenuti
dal primo giudice indicativi della mera connivenza, sono stati ritenuti rilevanti
per l’affermazione della responsabilità concorsuale dell’imputata. L’obbligo di
motivazione non può ritenersi assolto per il riferimento agli altri elementi,
indicati nell’appello del P.m., trattandosi di due sequestri di danaro, rinvenuto
nell’abitazione della coppia, di per sé non indicativi di una partecipazione
all’attività illecita ed anche il riferimento alle dichiarazioni del coimputato non
risolve il tema probatorio, stante il mancato rinvenimento di sostanza
stupefacente nell’abitazione nel corso delle perquisizioni; peraltro, l’imputata è
stata ritenuta responsabile per episodi per i quali i correi sono stati assolti per
non aver commesso il fatto, ma anche per un episodio per il quale era stata
pronunciata assoluzione per insussistenza del fatto; manca quindi, la
motivazione e l’indicazione dei caratteri di precisione, gravità e concordanza
degli indizi;
4.2 vizio di motivazione in relazione all’art. 133 cod. pen., in quanto non
risulta giustificato il trattamento sanzionatorio in relazione al ritenuto ruolo non
marginale dell’imputata, alla quale non è contestato di aver avuto il ruolo di
cassiera o di depositaria del danaro e dello stupefacente, mai rinvenuto
nell’abitazione occupata dalla coppia: peraltro, proprio la relazione tra l’imputata
e il Bejeoui aveva indotto il primo giudice a ritenere al più configurabile il
favoreggiamento, ma non il concorso.

5. Il difensore del Laezza deduce erronea applicazione dell’art. 133 cod. pen.
e vizio di motivazione in relazione alla determinazione della pena, in quanto, pur
riconoscendo l’ipotesi lieve, la Corte di appello non ha spiegato i criteri in base ai
quali ha determinato la pena base in misura così elevata né ha tenuto conto del
ruolo ancillare del Laezza e del basso profilo assunto nella vicenda. La
motivazione resa è del tutto insufficiente ed apparente nel far riferimento alla

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4. Il difensore della Yordanova articola due motivi:

sistematicità ed al lasso di tempo in cui è stata posta in essere la condotta e si
pone in contrasto con l’assoluzione confermata per i plurimi episodi contestati
all’imputato, nonostante l’appello del P.m., cosicché l’unicità dell’episodio non
giustifica la pena base determinata in anni 4 di reclusione e 10.329 euro di
multa, specie se rapportata alla pena base di anni 3 di reclusione e 6 mila euro
di multa determinata per i coimputati, che rispondono di ulteriori episodi illeciti.

1.

Il ricorso di Bejeoui è inammissibile per genericità e manifesta

infondatezza, avendo la Corte di appello ritenuto che le precedenti condanne
dell’imputato ne hanno facilitato l’inserimento in un contesto criminale
organizzato.
Sebbene stringata, la motivazione risulta congrua ed idonea a giustificare la
ritenuta recidiva e l’inasprimento sanzionatorio applicato per il rilievo attribuito al
precedente specifico rispetto alla ricaduta nel reato, indicativa di una perdurante
pericolosità del ricorrente.
Del tutto infondata, oltre che generica, è la censura in ordine al diniego delle
attenuanti generiche, giustificato dal riferimento al comportamento processuale
dell’imputato ed ai precedenti.
Come ritenuto da questa Corte, il riferimento ai precedenti penali, quali
elementi di preponderante rilevanza, ostativi alla concessione delle attenuanti,
soddisfa l’obbligo di motivazione, in quanto risulta in tal modo formulato, sia
pure implicitamente, un giudizio di disvalore sulla personalità dell’imputato (Sez.
2, n. 3896 del 20/01/2016, De Cotiis, Rv. 265826).
All’inammissibilità del ricorso consegue ex art. 616 cod. proc. pen. la
condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali ed al versamento
di una somma in favore della cassa delle ammende, equitativamente
determinata in euro duemila.

2.

E’, invece, fondato il ricorso del Laezza in punto di trattamento

sanzionatorio.
Questa Corte ha ripetutamente affermato che la graduazione della pena,
anche in relazione agli aumenti ed alle diminuzioni previsti per le circostanze
aggravanti ed attenuanti, rientra nella discrezionalità del giudice di merito, il
quale, per assolvere al relativo obbligo di motivazione, è sufficiente che dia conto
dell’impiego dei criteri di cui all’art. 133 cod. pen. con espressioni del tipo “pena
congrua”, “pena equa” o “congruo aumento”, come pure con il richiamo alla
gravità del reato o alla capacità a delinquere, essendo, invece, necessaria una

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CONSIDERATO IN DIRITTO

specifica e dettagliata spiegazione del ragionamento seguito soltanto quando la
pena sia di gran lunga superiore alla misura media di quella edittale (Sez. 2, n.
36104 del 27/04/2017, Mastro e altro, Rv. 271243), nella specie mancante.
Non risulta, infatti, data risposta alla censura difensiva circa l’eccessività
della pena base, determinata dal primo giudice nella misura di anni 4 di
reclusione ed euro 10.329 euro di multa ovvero nel massimo edittale per il reato
di cui all’art. 73, comma 5, d.P.R. 309/90 e della riduzione di pena per le
attenuanti generiche riconosciute, non applicata nella massima estensione.

l’irrogazione di una pena così significativa, in quanto la Corte di appello ha
affermato che l’attività posta in essere dall’imputato, seppure di modesta entità,
tanto da giustificare la ritenuta lieve entità del fatto, risulta attività sistematica,
portata avanti per un considerevole lasso di tempo e sicuramente di elevata
pericolosità sociale, ma tale valutazione è in netto contrasto con la riconosciuta
responsabilità del Laezza per un unico episodio e con la confermata assoluzione
per tutti gli altri episodi, originariamente contestati, nonostante l’appello del P.m.
sul punto.
Pur non essendo il giudice tenuto nei reati concorsuali ad operare una
comparazione tra le posizioni dei concorrenti ed a motivare in ordine al diverso
trattamento sanzionatorio inflitto, nel caso di specie è ravvisabile la mancata
valutazione del ruolo gregario svolto dal Laezza rispetto al ruolo organizzativo
del Bejeoui e di un minor livello criminale dell’imputato nell’apprezzamento
complessivo del fatto e nell’adeguamento della pena allo stesso ed alla
personalità dell’imputato.
Il vizio di motivazione rilevato impone l’annullamento della sentenza
impugnata con rinvio per nuovo giudizio sul punto ad altra sezione della Corte di
appello di Firenze.

3. Ad analoga soluzione si perviene per il ricorso proposto dalla Yordanova.
Il G.u.p. aveva assolto la ricorrente per insufficienza degli elementi offerti
dall’accusa a provarne il concorso nell’attività illecita del convivente Bejeoui, non
potendo ritenersi idonei a tal fine né la circostanza che la notte del 24 ottobre
2014 la Yordanova avesse chiamato il taxi, con il quale i coimputati Laezza e
Sheili si sarebbero recati a Napoli per acquistare stupefacente, né i contatti con il
fornitore napoletano né la circostanza che questi avrebbe dovuto procurarle, su
richiesta del compagno, una scheda telefonica nuova, come ritenuto anche dal
Tribunale del riesame, che aveva valutato non decisiva anche l’esortazione
rivoltale dal Bejeoui di “pulire tutta casa” dopo che il Laezza ed il fornitore si
erano disfatti dello stupefacente trasportato, essendosi accorti di essere seguiti

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Risulta peraltro, contraddittoria la motivazione resa per giustificare

dagli inquirenti, ritenendo tali elementi al più indicativi di un favoreggiamento,
ma non di un fattivo coinvolgimento nell’attività illecita del compagno.
Il ribaltamento della decisione assolutoria di primo grado è stato, invece,
fondato su elementi, acquisiti successivamente all’esecuzione delle misure
cautelari ed in particolare, sulla perquisizione del 15 aprile 2015 e sulle
dichiarazioni del coimputato Sehili, indicati nell’appello del P.m., ma non
considerati dal G.u.p.
La Corte di appello ha inoltre, evidenziato l’erronea valutazione della

G.u.p., non aveva affatto escluso il concorso dell’imputata nell’attività illecita del
Bejeoui, avendone, invece, ritenuto la collaborazione di scarsissima rilevanza ed
il ruolo secondario rispetto a quello del compagno.
Pertanto, la Corte di appello, oltre a considerare gli elementi oggettivi,
indicati in precedenza e riportati a pagina 7 della sentenza impugnata, già
valutati dal primo giudice, ha attribuito rilievo al rinvenimento nel 2015 della
somma di 6.450 euro presso l’abitazione della coppia, ove la ricorrente era
detenuta agli arresti domiciliari, che seguiva il sequestro di altri 9.980 euro,
rinvenuti all’interno dell’abitazione nel novembre 2014.
Una simile disponibilità ingente di danaro è stata ritenuta indicativa della
partecipazione della ricorrente all’attività illecita del gruppo, diretto dal
compagno, ampiamente documentata dalle intercettazioni, ed aveva trovato
conferma nelle dichiarazioni del coimputato Sehili circa il ruolo della coppia e
circa la destinazione dell’abitazione a luogo di custodia dello stupefacente e del
danaro di provenienza illecita.
In particolare, la Corte di appello ha ritenuto significativa del ruolo non
marginale della ricorrente nell’attività illecita tale ultima circostanza, in quanto la
permanenza nell’abitazione in cui viene custodito il danaro, provento dello
spaccio, e lo stupefacente, destinato alle cessioni, è indicativa di posizione
fiduciaria, che garantisce continuativa sorveglianza dei beni essenziali
dell’attività illecita e al contempo, la sicurezza da attività di indagine a sorpresa.
La valutazione, corretta in astratto, risulta generica, non congruamente
motivata e non resiste alle censure difensive sia per il mancato rinvenimento di
sostanza stupefacente nell’abitazione, sia per la mancanza di una motivazione
più approfondita e puntuale sulle condotte concrete tenute dalla ricorrente, la cui
affermazione di responsabilità è indistintamente riferita ai fatti contestati al capo
A), nonostante l’assoluzione dei coimputati e dello stesso Bejeoui per alcuni di
essi.
Pur potendosi ritenere implicitamente affermato il concorso della ricorrente
negli stessi episodi per i quali è stata affermata la responsabilità del convivente,

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decisione del Tribunale del riesame, che, diversamente da quanto ritenuto dal

manca una motivazione specifica circa il ruolo concorsuale della Yordanova nei
singoli episodi e tale lacuna ha diretta ricaduta anche sul piano sanzionatorio.

4. E’ infatti, fondato anche il motivo relativo al trattamento sanzionatorio.
La pena per la ricorrente è stata determinata nella stessa misura del
Bejeoui, in ragione della ritenuta condotta equivalente tenuta, con applicazione
dell’aumento per la recidiva reiterata specifica infraquinquennale, contestata
anche alla ricorrente e ritenuta, ma non giustificata con un minimo di

stato ritenuto colpevole anche delle cessioni di cui al capo B).
Per le ragioni illustrate la sentenza impugnata va annullata con rinvio d altra
sezione della Corte di appello di Firenze per nuovo giudizio sui punti indicati.

P.Q.M.

Annulla la sentenza impugnata nei confronti di Yordanova Raskova Vena e di
Laezza Marco, per quest’ultimo limitatamente al trattamento sanzionatorio, e
rinvia per nuovo giudizio ad altra sezione della Corte di appello di Firenze.
Dichiara inammissibile il ricorso di Bejeoui Brahim che condanna al
pagamento delle spese processuali e della somma di euro duemila in favore della
cassa delle ammende.
Così deciso, il 15/03/2018.

Il Consigliere estensore
Anna Criscublo

Il Prendente
Giorgio F . elbo

motivazione, e identico aumento per la continuazione, nonostante il Bejeoui sia

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