Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 1814 del 05/12/2012


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Penale Sent. Sez. 1 Num. 1814 Anno 2013
Presidente: ZAMPETTI UMBERTO
Relatore: CAPOZZI RAFFAELE

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
1) MATTOCCIA DANILO N. IL 19/07/1960
2) AMADIO CLAUDIA N. IL 22/06/1973
avverso il decreto n. 41/2011 CORTE APPELLO di ROMA, del
10/01/2012
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. RAFFAELE CAPOZZI;
lette/wmatile le conclusioni del PG Dott.
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Data Udienza: 05/12/2012

N.18363/12-RUOLO N.20 C.C.N.P.(2009)
RITENUTO IN FATTO

1.Con decreto del 10 gennaio 2012 la Corte d’appello di Roma:
-in parziale accoglimento del ricorso proposto da AMADIO Claudia, ha ridotto da
anni 3 ad anni 1 la durata della misura di sorveglianza speciale di p.s. a lei
applicata dal Tribunale di Roma con decreto del 26 maggio 2011;
-ha confermato l’anzidetto decreto del Tribunale di Roma, di applicazione a
per anni 2;
-ha confermato la confisca del villino bifamiliare ubicato in Velletri, via della
Caranella n. 85 e dell’immobile, sito pure in Velletri, via della Caranella civico 87,
intestati ad AMADIO Claudia, non avendo quest’ultima adeguatamente provato
che si trattasse di immobili acquistati con danaro di lecita provenienza;
-ha confermato la confisca dell’autocaravan targata CE756SC, intestato ad
AMADIO Claudia, nonchè dell’auto Porsche 911 targata AX592KE e
dell’autocaravan targata CL217SZ, pure intestate ai coniugi MATrOCCIA;
-ha confermato infine la confisca dell’appartamento sito in Lariano, via dei
Platani n. 29, formalmente intestato a CEGLIE Laura, priva di capacità reddituale
adeguata all’acquisto immobiliare anzidetto, si da ritenere che la stessa
detenesse l’appartamento per conto di MATTOCCIA Danilo, effettivo proprietario
dell’immobile.
2.Avverso detto decreto della Corte d’Appello di Roma propongono ricorso per
cassazione MATTOCCIA Danilo ed AMADIO Claudia per il tramite del loro
difensore, deducendo:
I)-quanto alla misura di prevenzione personale inflitta all’AMADIO, violazione di
legge e motivazione manifestamente illogica, non essendo lei persona
socialmente pericolosa in modo concreto ed attuale, non potendosi quanto sopra
desumere solo da fatti emergenti in sede penale e cioè dall’essere stata essa
legale rappresentante della s.r.l. “MAC” e dall’avere avuto il ruolo di esecutrice
dell’attività addebitata al proprio marito MATTOCCIA Dando;
II)-quanto alla misura patrimoniale della confisca disposta nei confronti
dell’AMADIO dell’immobile sito in Velletri, via della Caranella n.ri 85-87,
violazione di legge e vizio di motivazione, in quanto non era pensabile che un
soggetto che vivesse ed accumulasse risorse economiche di provenienza illecita
intestasse immobili a proprio nome e non si avvalesse di soggetti fittiziamente
interposti; al contrario l’immobile di cui sopra era stato acquistato da suo
suocero MATTOCCIA Alvaro con danaro di comprovata provenienza lecita e non
1

MATTOCCIA Danilo della misura di prevenzione della sorveglianza speciale di p.s.

,e

era stato intestato da quest’ultimo a suo figlio MATTOCCIA Danilo per avere
avuto quest’ultimo problemi con la droga e con la giustizia.
Era il P.M. che avrebbe dovuto dimostrare la provenienza illecita dell’immobile, la
sproporzione fra lo stesso ed il reddito dichiarato da essa ricorrente, il fatto che
lo stesso costituisse frutto o reimpiego di risorse economiche provenienti da
attività illecite; essa ricorrente aveva fornito prova adeguata della legittima
provenienza del bene, siccome acquistato dal proprio suocero MATTOCCIA
Alvaro, il quale aveva versato l’anticipo sul prezzo, proveniente dalla vendita di
l’acquisto della casa nella misura di C 370,00 mensili, prelevandole dalla propria
pensione, pari ad C 1.300,00 mensili; d’altra parte era proprio MATTOCCIA
Alvaro, persona del tutto incensurata, ad occupare buona parte l’immobile
anzidetto, si che era gratuito ed apodittico avere ritenuto che egli, di concerto
con essa ricorrente e suo marito MATTOCCIA Danilo, avessero voluto sottrarre il
bene a possibili futuri provvedimenti di sequestro, anche perché, all’epoca
dell’intestazione, essa ricorrente era immune da censure e pregiudizi di polizia.
Il provvedimento ablatorio impugnato era altresì illegittimo per violazione dei
criteri della proporzionalità; invero la Corte territoriale aveva ritenuto non
provato solo il pagamento delle rate del mutuo acceso sull’immobile, decorrenti
dalla data della stipula fino alla data del sequestro; pertanto la confisca avrebbe
dovuto avere ad oggetto solo l’equivalente del valore delle rate di detto mutuo;
-quanto alla misura patrimoniale della confisca dell’autocaravan targato CE 756
Sc, disposta nei confronti di entrambi i ricorrenti, violazione di legge e carenza
assoluta di motivazione, in quanto l’automezzo anzidetto, sebbene formalmente
intestato all’AMADIO, era di proprietà dei coniugi BARTOLOZZI Gianfranco e
MAITOCCIA Stefania, essendo stati questi ultimi ad aver pagato le rate del
finanziamento ottenuto per l’acquisto del bene anzidetto.
CQNSIDEFtATO IN DIRITTO

1.11 ricorso proposto da MATTOCCIA Danilo ed AMADIO Claudia è inammissibile
siccome manifestamente infondato.
2.E’ noto che, nel procedimento di prevenzione, riferito sia all’applicazione di
misure personali, sia all’applicazione di misure patrimoniali, il ricorso per
cessazione è ammesso solo per violazione di legge, atteso che l’art. 3 ter
secondo comma legge 31.5.1965 n.575 richiama, ai fini delle impugnazioni
avverso i provvedimenti di confisca, l’art. 4 commi ottavo, nono, decimo ed
undicesimo della legge 27.12.1956 n.1423.

2

una pregressa abitazione ed aveva pagato le rate del mutuo, acceso per

,••■•

La Corte Costituzionale ha più volte ritenuto detta limitazione non in contrasto
con l’esigenza di assicurare il diritto di difesa agli interessati, ben potendo
quest’ultimo diversamente modularsi in relazione ai caratteri propri di ciascun
procedimento, essendo indispensabile solo che venga assicurato, in ogni caso, lo
scopo e la funzione del diritto di difesa, il quale è da ritenere essere stato
preservato ed operante anche nella specie in esame (cfr. sentenza della Corte
Costituzionale n. 321 del 22 giugno-28 ottobre 2004).
Ne consegue che, quando nella presente sede di legittimità viene eccepita
motivazione, deve rilevarsene l’indeducibilità, a meno che non si versi in ipotesi
di motivazione così carente ed incerta da essere inidonea a rendere palese l’iter
logico seguito dal giudice di merito per pervenire all’applicazione della contestata
misura patrimoniale (cfr. Cass. sez. 5 n. 19598 dell’8/4/2010, Palermo, Rv.
247514).
3.Nella specie non sussistono i vizi motivazionali dedotti dalla ricorrente AMADIO
Claudia, in quanto la Corte d’appello di Roma ha fornito valida e convincente
motivazione circa le ragioni che l’hanno indotta a respingere il suo appello, sia
con riferimento alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale di p.s. per
la durata di anni 1, sia con riferimento alla confisca dell’immobile sito in Velletri,
via della Caranella n.ri 85-87 e dell’autocaravan targato CE756SC.
4,Con riferimento alla misura di prevenzione personale, la Corte territoriale ha
ritenuto la sussistenza di un’attuale pericolosità sociale in capo alla ricorrente,
tale giustificare l’adozione della misura di prevenzione della sorveglianza speciale
di p.s. disposta nei suoi confronti.
Il provvedimento impugnato è pervenuto all’affermazione di un’attuale e
perdurante pericolosità sociale della ricorrente avendo tenuto conto della fattiva
collaborazione da lei fornita alla condotta delinquenziale di suo marito
MAITOCCIA Danilo, nei cui confronti pendeva procedimento penale per
violazione legge stupefacenti e per associazione a delinquere finalizzata alla
commissione di reati di usura, esercizio abusivo del credito, estorsione e truffa, si
da far fondatamente ritenere che sia la ricorrente, sia suo marito MA1TOCCIA
Danilo vivessero abitualmente con i proventi delle illecite attività, da essi svolte
fino ad epoca recente.
5.Con riferimento poi alla confisca dell’immobile sito in Velletri, via della
Caranella n.ri 85-87, il decreto impugnato ha rilevato come la ricorrente AMADIO
Claudia non avesse fornito adeguata prova che si trattasse di immobile da lei
3

violazione di legge, risolventesi in pratica nell’allegazione di un vizio di

4

acquistato con proventi di attività lecite, avendo rilevato come non era stato
provato che il suocero MATTOCCIA Alvaro avesse interamente versato la parte in
contanti del relativo prezzo di acquisto e non avendo la stessa documentalmente
provato in che modo venissero versati gli importi mensili del mutuo accesso per
pagare il residuo prezzo d’acquisto dell’immobile, avendo la ricorrente solo
affermato, senza allegare alcuna valida documentazione, che l’importo mensile
del mutuo anzidetto venisse pagato dal suocero con la sua pensione.
D’altra parte la Corte territoriale ha rilevato come lo stesso MATTOCCIA Alvaro
alla commissione dei reati di usura ed estorsione; pertanto, tenuto conto dei
vincoli solidaristici esistenti fra padre e figlio, era da ritenere che l’immobile
intestato ad AMADIO Claudia, oltre che essere stato acquistato con proventi di
attività delittuose, fosse stato alla medesima intestato allo scopo di sottrarre
l’immobile a futuri provvedimenti di sequestro a carico di MATTOCCIA Danilo.
6.Con riferimento infine all’Autocaravan targato CE756SC, la Corte territoriale ha
condivisibilmente rilevato come lo stesso, pur se fittiziamente acquistato dai
coniugi BARTOLOZZI Gianfranco e MATTOCCIA Stefania, che ne pagavano i ratei
mensili del relativo finanziamento con provvista evidentemente erogata dalla
ricorrente, era nell’effettiva disponibilità di quest’ultima, essendone essa non solo
la formale proprietaria, ma altresì l’utilizzatrice in concreto, tanto avendo
dichiarato il BARTOLOZZI, si che l’automezzo era da ritenere nella effettiva
disponibilità degli odierni ricorrenti e da essi acquistato con i proventi delle
illecite attività da essi svolte, siccome di valore sproporzionato rispetto ai redditi
legalmente da essi dichiarati.
10.Conclusivamente il ricorso proposto da MATTOCCIA Danilo ed AMADIO
Claudia va dichiarato inammissibile, con loro condanna al pagamento delle spese
processuali e, ciascuno, della somma di C 1.000,00 alla Cassa delle Ammende.

RatES.
Dichiara inammissibili i ricorsi e condanna i ricorrenti al pagamento delle spese
processuali e, ciascuno, della somma di C 1.000,00 alla Cassa delle Ammende.
Così deciso il 5 dicembre 2012.

fosse imputato, assieme al Danilo, del delitto di associazione criminosa intesa

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