Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 18115 del 26/03/2018


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Penale Sent. Sez. 5 Num. 18115 Anno 2018
Presidente: SABEONE GERARDO
Relatore: AMATORE ROBERTO

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
NETTI MASSIMO nato il 15/12/1958 a LIVORNO

avverso la sentenza del 02/12/2016 del TRIBUNALE di LIVORNO
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal Consigliere ROBERTO AMATORE
Udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore MARIA
FRANCESCA LOY
che ha concluso per

Il Proc. Gen. conclude per l’inammissibilita’
Udito il difensore

Data Udienza: 26/03/2018

RITENUTO IN FATTO
1.Con la sentenza impugnata il Tribunale di Livorno, in funzione di giudice di appello, in
parziale riforma della sentenza di condanna del predetto imputato per i reati di cui agli artt.
594 e 612 cod. pen. emessa dal Giudice di Pace di Livorno, ha dichiarato la nullità della
sentenza impugnata con riferimento ai reati di cui agli artt. 594 e 612 cod. pen. per violazione
dell’art. 604, terzo comma, cod. proc. pen. perché reati non oggetto del giudizio in quanto
precedentemente stralciati, riducendo la relativa pena ad euro 500 di multa, e ha confermato

pen..
Avverso la predetta sentenza ricorre l’imputato, per mezzo del suo difensore, affidando la sua
impugnativa a due motivi di doglianza.
1.2 Denunzia il ricorrente, con il primo motivo, violazione di legge in relazione all’art. 581 cod.
pen. e a quanto disposto dalla legge delega I. n. 67/2014 in tema di depenalizzazione.
Si evidenzia che, in realtà, già sulla base delle disposizioni della legge delega anche i reati di
cui agli artt. 612 e 581 cod. pen. dovevano considerarsi oggetto di abrogazione, a nulla
valendo le statuizioni normative dettate, successivamente, nelle decreti delegati, e che,
dunque, risultava illegittima la condanna penale per il residuale reato di cui all’art. 581 cod.
pen..
1.2 Con un secondo motivo si articola vizio di motivazione e violazione di legge in punto di
determinazione della pena ed in relazione, più in particolare, alla mancata concessione delle
attenuanti generiche.
Si evidenzia l’omessa motivazione da parte del Tribunale impugnato in relazione alla richiesta
di concessione delle attenuanti generiche e, comunque, la sproporzione della pena inflitta.

CONSIDERATO IN DIRITTO
2. Il ricorso è inammissibile.
2.1 Già il primo motivo di doglianza si presenta come manifestamente infondato, essendo
chiaro dalla lettura della legge delega che l’effetto abrogativo era collegato all’emanazione dei
successivi decreti delegati da parte del governo, come poi avvenuto.
Ne consegue che nessuna disposizione normativa dettata dalla legge n. 67/2014 ha
determinato un effetto abrogativo del reato previsto e punto dall’art. 581 cod. pen., come
invece vorrebbe la parte ricorrente.
2.2 Anche il secondo motivo di doglianza è inammissibile, atteso che la censura in punto di
mancata concessione delle attenuanti generiche risulta presentata per la prima volta innanzi a
questo Giudice di legittimità e dunque non può essere oggetto di esame in questa sede.
Le ulteriori doglianze sulla dosimetria della pena risultano, all’evidenza, genericamente
formulate e dunque, anche sotto questo profilo, inammissibili.

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nel resto la statuizione di condanna per il residuale reato di percosse di cui all’art. 581 cod.

3. Alla inammissibilità consegue, ex art. 616 cod. proc. pen., la condanna del ricorrente al
versamento, in favore della cassa delle ammende, di una somma che appare equo determinare
in euro 2000.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del
procedimento e della somma di Euro 2.000 in favore della Cassa delle Ammende.

Così deciso in Roma, il 26.3.2018

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