Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 18114 del 26/03/2018


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Penale Sent. Sez. 5 Num. 18114 Anno 2018
Presidente: SABEONE GERARDO
Relatore: SCORDAMAGLIA IRENE

SENTENZA
sui ricorsi proposti da:
VALENTE FRANCESCO PAOLO nato il 31/03/1960 a GAETA
CAVALERA ALBERTO nato il 20/07/1954 a FORMIA

avverso la sentenza del 05/05/2016 della CORTE APPELLO di MILANO
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal Consigliere IRENE SCORDAMAGLIA
Udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore
FRANCESCA LOY
che ha concluso per

Il Proc. Gen. conclude per l’inammissibilita’
Udito il difensore
il difensore presente si riporta ai motivi

MARIA

Data Udienza: 26/03/2018

RITENUTO IN FATTO E CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Valente Francesco Paolo e Cavalera Alberto, dichiarati responsabili dei
delitti di bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale, di bancarotta
semplice e di omesso versamento dei contributi previdenziali, commessi nella

2011, e condannati alla pena di giustizia loro rispettivamente inflitta dal Tribunale
di Milano in data 28 maggio 2013, per il tramite dei difensori, interpongono ricorso
per cassazione avverso la sentenza della Corte di appello della stessa città, in data
5 maggio 2016, di conferma della sentenza del primo giudice.
2. Con distinti atti di impugnativa sono articolati motivi sostanzialmente
sovrapponibili, deducendosi:
2.1 il vizio di motivazione e il vizio di violazione di legge quanto al capo 1 della
rubrica, per avere la Corte territoriale: omesso di rendere ragione della ritenuta
qualifica di amministratore di fatto del Valente, non essendo questi detentore di
quote sociale e non avendo compiuto, da amministratore unico della Relance S.r.l.
(sino al 23 marzo 2005), alcuna operazione negativa per la società; ritenuto
condotte distrattive il prelievo di Euro 18.500,00, alcuni giorni dopo il fallimento,
dai conti correnti della società e il possesso e l’uso di beni aziendali, non essendo
stato acclarato, quanto alla prima condotta contestata, se gli imputati avessero
avuto conoscenza dell’intervenuta dichiarazione di fallimento e costituendo,
invece, i benefici, refluiti nella seconda condotta contestata, voci della retribuzione
pattuita; omesso di riqualificare le condotte contestate nei termini della bancarotta
semplice patrimoniale da operazioni manifestamente imprudenti di cui all’art. 217
nn. 4 e 5 L.F..; omesso di qualificare l’appropriazione della somma di Euro
9.500,00 da parte del Cavalera nei termini del delitto di bancarotta preferenziale
di cui all’art. 216, comma 3, L.F. quale pagamento di un credito di lavoro;
2.2. il vizio di violazione di legge e il vizio di motivazione, per avere la Corte
territoriale omesso di indicare in che cosa si sarebbe sostanziato il dolo specifico
che caratterizza la bancarotta fraudolenta documentale, posto che il curatore
fallimentare aveva potuto adeguatamente ricostruire il patrimonio della società
fallita e il movimento degli affari dal momento che gli era stata consegnata la
contabilità della Relance S.r.l.; nondimeno alcun rilievo sul punto avrebbe dovuto
muoversi al Valente che aveva rivestito il ruolo di amministratore della fallita sino
al 23 marzo 2005; in ogni caso il disordine contabile eventualmente riscontrato

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qualità di amministratori di diritto della RELANCE S.r.l., fallita in data 24 marzo

avrebbe dovuto suggerire la sussunzione del fatto nella fattispecie astratta di cui
all’art. 217, comma 2, L.F.;
2.3. Il vizio di violazione di legge, in relazione all’art. 2, comma 1 e 1-bis, I.
n. 638 del 1983, per essere stata omessa una contestazione anno per anno
dell’omissione contributiva rilevata e, così, per essersi violato il diritto di difesa
degli imputati;
2.4. Il vizio di motivazione quanto al capo 3 della rubrica, in relazione alla

istanza di fallimento è atto proprio dell’amministratore di diritto in carica.
3. I ricorsi sono inammissibili.
3.1. Le doglianze articolate con il primo motivo sono declinate in modo
assolutamente generico.
Il rilievo censorio che si riferisce al difetto di motivazione quanto al ruolo
gestorio dispiegato dal Valente all’interno della compagine imprenditoriale della
Relance Srl. non solo omette di confrontarsi criticamente con le argomentazioni
spese sul punto dalle sentenze di merito nel loro reciproco integrarsi, ma non si
perita neppure di indicare gli elementi di prova idonei a dimostrare il contrario di
quanto ritenuto nelle dette pronunce, travisati o immotivatamente preteriti dai
giudici dei precedenti gradi di giudizio.
La deduzione che allega il vizio di violazione di legge, quanto alla riconduzione
del fatto del prelievo della somma di Euro 18.500, 00 dai conti correnti della
società fallita, a prescindere dalla conoscenza o meno dell’avvenuta dichiarazione
di fallimento della società, non tiene conto delle massime di orientamento
enunciate da questa Corte, a mente delle quali, per un verso,: <

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