Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 18106 del 22/02/2018


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Penale Sent. Sez. 5 Num. 18106 Anno 2018
Presidente: MICCOLI GRAZIA
Relatore: CALASELICE BARBARA

SENTENZA

sul ricorso proposto dal Procuratore generale presso la Corte di appello di Palermo
nel procedimento a carico di

GENCO SALVATORE nato a Montedoro il 6/06/1961

avverso la sentenza del Tribunale di Palermo del 9/05/2017

visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere Barbara Calaselice;
udito il Pubblico Ministero in persona del Sostituto Procuratore generale Gabriele
Mazzotta, che ha concluso chiedendo l’ annullamento con rinvio;
udito il difensore di ufficio avv. A. Lanzara che ha concluso chiedendo il rigetto del
ricorso.

Data Udienza: 22/02/2018

RITENUTO IN FATTO E CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Il Tribunale di Palermo, con la sentenza impugnata, ha dichiarato non
doversi procedere, ex art. 129 cod. prod. pen., nei confronti di Salvatore Genco in
relazione al reato di cui al capo b) (art. 640 cod. pen.) per remissione di querela
e per il reato di cui al capo a) (indicato come reato di cui all’art. 482 cod. pen.)

2. Avverso l’indicata pronuncia ha proposto tempestivo ricorso per cassazione
il Procuratore generale presso la Corte di appello di Palermo, deducendo l’erronea
applicazione di legge penale.
Si assume che viene dichiarata depenalizzata la condotta di cui all’art. 482
cod. pen., non annoverata tra i reati che, ai sensi del d.lgs n. 7 del 15 gennaio
2016, sono stati oggetto del provvedimento.

3. Osserva la Corte che il ricorso proposto è manifestamente infondato e deve
essere dichiarato inammissibile.
3.1. Infatti l’esame del fascicolo processuale ha consentito di accertare che,
sebbene nell’intestazione della sentenza di proscioglimento impugnata, si faccia
riferimento, quanto al titolo di reato, al delitto di cui all’art. 482 cod. pen., la
condotta descritta nel corpo dell’imputazione corrisponde al reato di cui all’art. 485
cod. pen. Ciò in quanto viene contestata la formazione di quattordici “distinte di
prelevamento” cibo false; quindi la condotta ascritta è quella della falsità in
scrittura privata, non anche quella di cui all’art. 482 cod. pen., di falsità in atti
pubblici o autorizzazioni amministrative commessa da privati.
3.2. Del resto si osserva che l’esame dell’avviso ex art. 415-bis cod. proc.
pen. del 19 novembre 2013 in atti riporta, nella contestazione, l’indicazione
corretta della norma di legge che si considera ricorrere, nella specie, quanto al
reato sub capo a) (art. 61 n. 2 e 485 cod. pen.), sicché l’indicazione dell’art. 482
cod. pen., nell’intestazione della sentenza impugnata, appare dovuta a mero
errore materiale, evidentemente imputabile a errata battitura dovuta all’uso del
computer.

4. E’ appena il caso di osservare che il reato di cui all’art. 485 cod. pen.,
rientra tra gli illeciti penali abrogati, per effetto del d. Igs. n. 7/2016, con
conseguente inammissibilità del ricorso proposto.

2

perché il fatto non è previsto come reato.

PQM
Dichiara inammissibile il ricorso.
Così deciso il 22/02/2018

Il Consigliere estenso
Barbara Calaselice

il Pre

t

/Grazia Micc li

Depositato in Cancelleria

Roma, lì …..

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