Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 18088 del 29/01/2018


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Penale Sent. Sez. 5 Num. 18088 Anno 2018
Presidente: SABEONE GERARDO
Relatore: MICCOLI GRAZIA

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
MUCELI ANDREA nato il 26/12/1974 a VOGHERA

avverso la sentenza del 11/07/2016 della CORTE APPELLO di MILANO
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal Consigliere GRAZIA MICCOLI
Udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore STEFANO TOCCI
che ha concluso per

Il Proc. Gen. conclude per il rigetto
Udito il difensore
il difensore presente si riporta ai motivi.

Data Udienza: 29/01/2018

Il Procuratore Generale della Corte di Cassazione, dott. Stefano TOCCI, ha concluso chiedendo
il rigetto del ricorso.
Per il ricorrente, l’avv. Sonia ALLOCCA, in sostituzione dell’avv. Clelia CAZZOLA, ha concluso
chiedendo l’accoglimento del ricorso.
RITENUTO IN FATTO
1. Con sentenza del 28 novembre 2011, il Tribunale di Voghera condannava Andrea MUCELI
per i delitti di ingiurie, violenza privata, lesioni e atti persecutori (contestato dal Pubblico
Ministero all’udienza del 27 giugno 2012) alla pena di mesi 8 di reclusione, oltre al risarcimento

La Corte di Appello di Milano, con sentenza dell’Il luglio 2016, ha assolto l’imputato dal reato
di ingiurie e – previa riqualificazione del delitto di atti persecutori in quello di molestie – ha
dichiarato non doversi procedere per essersi il reato estinto per prescrizione.
La Corte territoriale ha, inoltre, confermato la condanna per i reati di lesioni e violenza privata,
rideterminando la pena in mesi tre e giorni quindici di reclusione e il risarcimento del danno in
favore della parte civile in C 4.000,00.
In particolare, il reato di violenza privata è stato contestato al ricorrente nei seguenti termini:
«perché con violenza consistita nella seguente condotta: inseguendo alla guida della propria
vettura “Mercedes classe A” la vettura “Toyota Land Cruiser” condotta da Bironi Oscar Roberto,
ponendosi davanti a quest’ultimo e sbarrandogli la strada, costringeva il predetto BIRONI a
fermarsi contro la propria volontà».
2. Avverso tale sentenza l’imputato ha presentato, per il tramite del proprio difensore, ricorso
per cassazione articolato in quattro motivi.
2.1. Con il primo si deducono violazione di legge e vizi motivazionali in ordine
all’affermazione di responsabilità penale per il reato di cui all’art. 610 cod. pen. La Corte
territoriale avrebbe pronunciato sentenza di condanna in assenza degli elementi costitutivi,
oggettivi e soggettivi, del delitto di violenza privata.
Quanto al profilo oggettivo, difetterebbe la minaccia idonea a cooptare la persona offesa e/o ad
impedirne i movimenti. L’assenza dell’elemento psicologico, invece, emergerebbe dalla
circostanza che è stata la persona offesa a inseguire l’imputato fino all’abitazione di
quest’ultimo, e non viceversa.
2.2. Con il secondo motivo si denunziano violazione di legge e vizi motivazionali in
ordine agli artt. 52 e 582 cod. pen. Sostiene il ricorrente che le lesioni contestategli
costituiscono una mera reazione alla provocazione e alla minaccia della persona offesa,
consistente nell’essersi recato presso l’abitazione del ricorrente e, dopo essersi avvicinato a
quest’ultimo, nell’avere dato origine ad una aggressione fisica da cui l’imputato è stato
costretto a difendersi. Tale assunto troverebbe conferma nella circostanza che, a seguito della
colluttazione, la persona offesa ha riportato una prognosi di soli due giorni e il ricorrente di
cinque giorni.

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del danno in favore della parte civile, liquidato in via definitiva in C 6.000,00

2.3. Con il terzo motivo si lamentano violazione di legge e vizi di motivazione in ordine
all’art.

62 bis cod. pen. La Corte territoriale avrebbe motivato il diniego delle attenuanti

generiche sulla base di un unico e risalente precedente, senza tenere in alcuna considerazione
una serie di elementi positivi, quali il comportamento dell’imputato, l’entità dei fatti contestati
e la stretta connessione causale tra i fatti addebitati al ricorrente e la condotta della persona
offesa.
2.4. Con l’ultimo motivo si denunziano violazione di legge e vizi motivazionali con
riferimento alla liquidazione del danno in favore della parte civile. Il ricorrente sostiene che nel

giudizio di merito non sia stata fornita la prova del danno patito, indefettibile anche nei casi di
liquidazione in via equitativa.
CONSIDERATO IN DIRITTO
Il ricorso è inammissibile.
1. Il ricorrente ha riproposto le tesi difensive già sostenute in sede di merito e disattese dal
Tribunale prima e dalla Corte d’appello poi.
2. Giova qui ribadire che l’oggetto di tutela del reato di violenza privata è dato dalla libertà
individuale, intesa come possibilità di determinarsi spontaneamente, secondo motivi propri.
Infatti, l’obiettività giuridica del delitto in questione consiste nella tutela della libertà
individuale come libertà di autodeterminazione e di azione (Sez. 5, n. 2283 del 11/11/2014, C,
Rv. 262727); perché attinga la soglia del penalmente rilevante, però, la violenza o la minaccia
deve determinare una perdita o riduzione sensibile, da parte del soggetto passivo, della
capacità di determinarsi ed agire secondo la propria volontà (Sez. 5, n. 3562 del 09/12/2014,
Lillia, Rv. 262848).
Ne consegue che ai fini dell’integrazione del delitto di violenza privata è necessario che la
violenza o la minaccia costitutive della fattispecie incriminatrice comportino la perdita o,
comunque, la significativa riduzione della libertà di movimento o della capacità di
autodeterminazione del soggetto passivo; non assumono, invece, rilevanza penale i
comportamenti che, pur costituendo violazioni di regole deontologiche, etiche o sociali, si
rivelino inidonei a limitarne la libertà di movimento, o ad influenzarne significativamente il
processo di formazione della volontà (Sez. 5, n. 1786 del 20/09/2016, Panico, Rv. 268751).
3. Alla luce di tali criteri, deve concludersi per la sussistenza nel caso di specie degli elementi
costitutivi del reato di cui all’art. 610 cod. pen..
In ordine all’elemento oggettivo, contrariamente a quanto sostenuto dal ricorrente, la Corte
territoriale ha adeguatamente motivato (pag. 6 della sentenza) circa la condotta violenta
dell’imputato, in quanto questi “era salito di corsa sulla macchina, era uscito dal cortile di casa,
facendo retromarcia e bloccando la macchina del Bironi”.
Peraltro, che tale condotta abbia determinato una significativa riduzione della libertà di
movimento o della capacità di autodeterminazione della persona offesa emerge, secondo le
argomentazioni del giudice di secondo grado, anche dalle dichiarazioni del testimone oculare, il
quale ha riferito che la manovra eseguita dall’imputato con la propria vettura ha impedito
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anche ad altri veicoli, oltre a quello del soggetto passivo, di proseguire nella propria marcia,
costringendoli ad accodarsi al veicolo dell’imputato. Ciò a dimostrazione del fatto che il MUCELI
non si è limitato a parcheggiare il proprio veicolo, ma l’ha posizionato in modo tale da impedire
al BIRONI di muoversi.
4.

Irrilevanti sono anche le censure finalizzate a contestare la sussistenza dell’elemento

soggettivo del delitto di violenza privata.
Com’è noto, ai fini della configurazione del reato di violenza privata è sufficiente la coscienza e
volontà di costringere taluno, con violenza o minaccia, a fare, tollerare od omettere qualcosa,

n. 4526 del 03/11/2010, Picheca, Rv. 249247).
E’ del tutto ininfluente, quindi, che il ricorrente abbia eseguito la suddetta manovra con il
proprio veicolo al fine precipuo di parcheggiare quest’ultimo sulla strada, piuttosto che di
impedire la libertà di movimento della persona offesa.
Ciò che rileva è che l’imputato abbia, con la propria condotta, consapevolmente impedito al
soggetto passivo di spostare la propria vettura, costringendolo a uscire dal veicolo, condotta
che ha dato origine alla conseguente colluttazione fisica.
5. Versate in fatto e finalizzate a delineare una diversa ricostruzione della vicenda sono, infine,
le censure difensive in ordine alla circostanza per cui è stato il BIRONI ed inseguire il MUCELI e
non viceversa.
Peraltro, va sottolineato che la pronunzia di condanna per il delitto di violenza privata non
attiene a quanto accaduto lungo il tragitto percorso fino all’abitazione dell’imputato, bensì ai
fatti verificatisi presso quest’ultimo luogo; in ordine ai quali, per le ragioni sopra illustrate,
risultano senz’altro integrati gli estremi della fattispecie contestata.
6. Manifestamente infondate sono anche le censure in ordine alla condanna per il reato di
lesioni.
Invero, con il relativo motivo di ricorso si ripropongono sostanzialmente le doglianze già
dedotte con l’atto di appello e che hanno trovato puntuale risposta nella decisione della Corte
territoriale.
Il giudice di secondo grado ha, infatti, evidenziato che la responsabilità del ricorrente per il
reato di lesioni emerge da molteplici elementi di prova: le dichiarazioni della persona offesa,
che si è dimostrata pienamente attendibile e credibile; le propalazioni del testimone oculare,
che ha riferito di aver visto l’imputato agire per primo e “toccare con un piede” il BIRONI; il
certificato medico, attestante la persistenza di una dispepsia dopo contusione epigastrica e
escoriazioni multiple da percosse, con prognosi di due giorni; la circostanza che le lesioni
riportate hanno reso necessario il ricovero della persona per due notti.
Ancora, come correttamente osservato dalla Corte d’appello, la circostanza che l’imputato
abbia a sua volta riportato delle lesioni non incide sulla sua responsabilità per le lesioni inflitte
al BIRONI.

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senza che sia necessario il concorso di un fine particolare: il dolo è, pertanto, generico (Sez. 5,

Non vi sono, infine, i presupposti per l’applicazione dell’art. 52 cod. pen., in quanto secondo la
ricostruzione dei fatti operata dai giudici di merito – che si rivela logica e coerente, e quindi
immune da censure in questa sede -, è stato il MUCELI ad aggredire il BIRONI e non
viceversa, contrariamente a quanto sostenuto dal ricorrente.
7. Inammissibile è, poi, il motivo relativo alla mancata concessione delle attenuanti generiche.
La Corte territoriale ha, infatti, con congrua e logica motivazione, risposto alla analoga
doglianza proposta con l’atto di appello, facendo riferimento anche al precedente penale che
risulta a carico dell’imputato.

generiche, non è necessario che il giudice prenda in considerazione tutti gli elementi favorevoli
o sfavorevoli dedotti dalle parti o rilevabili dagli atti, ma è sufficiente che egli faccia riferimento
a quelli ritenuti decisivi o comunque rilevanti, rimanendo tutti gli altri disattesi o superati da
tale valutazione (Sez. 3, n. 28535 del 19/03/2014, Lule, Rv. 259899;

conformi: n. 459 del

1982 Rv. 151649; n. 10238 del 1988, Rv. 179476; n. 6200 del 1992, Rv. 191140; n. 707 del
1998, Rv. 209443; n. 2285 del 2005, Rv. 230691; n. 34364 del 2010, Rv. 248244).
8. Infine, inammissibile è anche il motivo di ricorso con il quale ricorrente lamenta la carenza
della motivazione fornita dal giudice di secondo grado in ordine alla liquidazione del danno in
favore della costituita parte civile.
Sul punto occorre precisare che la liquidazione del danno morale, sfuggendo ad una precisa
valutazione analitica, resta affidata ad apprezzamenti discrezionali ed equitativi del Giudice di
merito. Ne consegue che, ove sorretta da congrua motivazione in ordine alle ragioni che sono
poste alla base del processo logico adottato e alla relativa conclusione, la valutazione del
giudice in tema di liquidazione del danno è incensurabile in sede di legittimità, sempre che
risulti rispettosa della esigenza di una ragionevole co rrelazione tra gravità del danno ed
ammontare dell’indennizzo (Sez. 6, n. 48461 del 28/11/2013, P.G., Fontana e altri, Rv.
258170; Sez. 3, n. 34209 del 17/06/2010, Ortolan, Rv. 248371).
Ciò è avvenuto nel caso in esame, in quanto la Corte territoriale ha correttamente giustificato
l’esercizio del suo potere discrezionale in materia mediante il richiamo e l’integrazione della
motivazione del Tribunale.
Il giudice di secondo grado, infatti, ferme restando le argomentazioni del primo giudice, si è
limitato a dare conto dei ragionevoli criteri (la riqualificazione del reato di atti persecutori in
quello di molestie) in base ai quali è pervenuta alla rideterminazione del quantum dovuto al
BIRONI per la soddisfazione delle sofferenze patite in conseguenza dell’aggressione del 21
giugno 2009, concretizzatesi in danni fisici e morali.
In sostanza, il ricorrente censura una valutazione fattuale dei Giudici di merito che, in quanto
equitativa e sorretta da congrua motivazione, sfugge al sindacato di legittimità.
9. All’inammissibilità del ricorso consegue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese
processuali e di una somma in favore della Cassa delle Ammende che, in ragione delle
questioni dedotte, si stima equo determinare in euro 2.000,00.
5

Si deve in proposito ricordare che, nel motivare il diniego della concessione delle attenuanti

P.Q.M.
dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e
della somma di euro duemila in favore della Cassa delle Ammende.
Così deciso in Roma, il 29 gennaio 2018
Il Presidente

Il consigliere estensore

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