Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 18081 del 21/03/2018


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Penale Sent. Sez. 6 Num. 18081 Anno 2018
Presidente: VILLONI ORLANDO
Relatore: VIGNA MARIA SABINA

SENTENZA
sul ricorso straordinario ex art. 625-bis cod. proc. pen. proposto da
Chianese Luigi, nato ad Aversa il 10/11/1967

per la correzione dell’errore di fatto contenuto nella sentenza n. 42132/2016 del
08/02/2017 della Seconda Sezione penale

visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
sentita la relazione svolta dal consigliere Maria Sabina Vigna;
sentite le richieste del Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore
generale Pietro Molino, che ha concluso chiedendo il rigetto del ricorso.

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Data Udienza: 21/03/2018

RITENUTO IN FATTO

1. Con il provvedimento impugnato, la Seconda Sezione della Corte di
cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto nell’interesse di Luigi
Chianese avverso la sentenza della Corte d’appello di Napoli del 6 ottobre 2015.

ricorso straordinario a mente dell’art. 625-bis, cod. proc. pen., e chiede la
correzione dell’errore materiale e di fatto contenuto nella sentenza emessa in
data 8 febbraio 2017 dalla Seconda Sezione Penale della Corte di Cassazione
nella parte in cui ha omesso l’esame del motivo di ricorso per cassazione avente
ad oggetto il riconoscimento della disciplina della continuazione rispetto ai fatti
accertati in plurime sentenze passate in giudicato e prodotte nel corso del
giudizio di secondo grado.
2.1. In particolare Chianese evidenzia che:
2.1.1. Con sentenza emessa, all’esito di giudizio abbreviato, in data 15
marzo 2013, il G.u.p. presso il Tribunale di Napoli lo dichiarava colpevole del
reato di estorsione aggravata ai sensi dell’art. 7 della legge n. 203/91 (capo L)
commesso fra l’autunno del 2007 l’estate del 2008 e, per l’effetto, lo condannava
alla pena di anni otto di reclusione ed euro 6.000 di multa.
La Corte di appello di Napoli, in riforma della predetta sentenza, in data 6
ottobre 2014, lo condannava alla pena di anni sette di reclusione ed euro
tremila di multa.
2.1.2. Nell’atto di appello la difesa invocava l’applicazione della disciplina
della continuazione tra il delitto sub judice e quelli oggetto di accertamento
irrevocabile di cui alla sentenza emessa dalla Corte d’appello di Napoli il 23
febbraio 2009 e alla sentenza emessa dalla Corte di appello di Napoli il 28 aprile
2011 (entrambe relativi ad episodi estorsivi commessi nel 2007). Quest’ultima
sentenza aveva già riconosciuto la continuazione con fatti di cui alla sentenza
23/02/2011 condannando Chianese alla pena di anni 14 di reclusione (pena
base per delitto 416 bis cod. pen. di cui sentenza 23/02/09 anni 11 di reclusione
aumentata per la continuazione ivi già applicata ad anni 15 e mesi 3 di
reclusione, ulteriormente aumentata per la continuazione con i fatti di cui alla
sentenza del 23/02/2011 ad anni 21 di reclusione, ridotta per il rito ad anni 14
di reclusione) .
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2. Luigi Chianese, a mezzo dei difensori muniti di procura speciale, propone

2.1.3. All’udienza del 6 ottobre 2014 innanzi alla Corte di appello di Napoli,
la difesa produceva copia integrale delle sentenze rispetto alle quali si invocava
l’applicazione della disciplina della continuazione e la Corte, su conforme parere
del PG, ne disponeva l’acquisizione.
2.1.4. Con sentenza emessa in pari data, la Corte di appello di Napoli

ed euro 3.000 di multa, confermando nel resto la sentenza impugnata.
2.1.5. Nella motivazione della sentenza la Corte dava atto che era stata
richiesta l’applicazione dell’istituto della continuazione con i fatti di cui ad altre
sentenze emesse nei confronti del Chianese e passate in giudicato, ma che tale
richiesta andava disattesa in quanto dette sentenze non erano state allegate ai
motivi di appello, i quali, peraltro, erano privi di motivazione in ordine alla
sussistenza dei presupposti di cui all’art. 81 comma secondo cod. pen..
2.1.6. Con il ricorso per cassazione deduceva, tra l’altro, il vizio di legge e di
motivazione in relazione al mancato riconoscimento della continuazione con fatti
già giudicati.
2.1.7. Nel procedere alla disamina delle doglianze, la Sezione Seconda di
questa Corte ometteva di considerare la deduzione sub. 4.3., relativa appunto al
mancato riconoscimento della continuazione, e, dopo avere trattato il punto 4.2.,
passava direttamente all’esame del punto 4.4..
2.2. Chianese insiste, quindi, a che, rilevato il denunciato errore di fatto, sia
disposto l’annullamento della sentenza impugnata e si celebri un nuovo giudizio
in merito alla censura pretermessa.
2.3. Il ricorrente sostiene di avere un interesse concreto giacché la
possibilità di applicazione della continuazione anche in sede esecutiva ha
comunque carattere sussidiario rispetto alla applicazione della competente sede
di cognizione, stante il carattere più completo dell’accertamento e l’inesistenza
del limite imposto dall’articolo 671 cod. proc. pen..

RITENUTO IN DIRITTO
1. Il ricorso è fondato e deve trovare accoglimento.

2. Deve ricordarsi che – come affermato dalla giurisprudenza di questa Corte
(per tutte, Sez. U, n. 16103 del 27/03/2002, Rv. 221280) – l’errore di fatto
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rideterminava la pena nei confronti di Chianese Luigi in anni sette di reclusione

verificatosi nel giudizio di legittimità e oggetto del rimedio previsto dall’art. 625bis cod. proc. pen. consiste in un errore percettivo causato da una svista o da un
equivoco in cui la Corte di cassazione sia incorsa nella lettura degli atti interni al
giudizio stesso e connotato dall’influenza esercitata sul processo formativo della
volontà, viziato dall’inesatta percezione delle risultanze processuali che abbia

esso.
Per consolidata giurisprudenza, è, inoltre, pacifico che l’omesso esame di un
motivo di ricorso per cassazione non dà luogo ad errore di fatto rilevante a
norma dell’art. 625-bis cod. proc. pen., nè determina incompletezza della
motivazione della sentenza allorché, pur in mancanza di espressa disamina, il
motivo proposto debba considerarsi implicitamente disatteso perché
incompatibile con la struttura e con l’impianto della motivazione, nonché con le
premesse essenziali, logiche e giuridiche che compendiano la

ratio decidendi

della sentenza medesima, ovvero quando l’omissione sia soltanto apparente,
risultando le censure formulate con il relativo motivo assorbite dall’esame di
altro motivo preso in considerazione, giacché, in tal caso, esse sono state
comunque valutate, pur essendosene ritenuta superflua la trattazione per effetto
della disamina del motivo ritenuto assorbente; mentre deve essere ricondotto
alla figura dell’errore di fatto quando sia dipeso da una vera e propria svista
materiale, cioè da una disattenzione di ordine meramente percettivo che abbia
causato l’erronea supposizione dell’inesistenza della censura, la cui presenza sia
immediatamente e oggettivamente rilevabile in base al semplice controllo del
contenuto del ricorso (da ultimo, Sez. 2, n. 53657 del 17/11/2016, Rv.
268982).

3. Ritiene il Collegio che, nel caso in esame, non possa ritenersi che la
censura formulatasul mancato riconoscimento della continuazione sia assorbita
dall’esame di altro motivo preso in considerazione nella sentenza della Seconda
Sezione di questa Corte di Cassazione ed in particolare dal motivo relativo al
trattamento sanzionatorio posto che anche nello stesso non si fa alcuna
menzione di tale istituto. Né può di certo intendersi che la Corte, ritenendo di
non riconoscere la continuazione richiesta, abbia di conseguenza omesso di farne
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condotto a una decisione diversa da quella che sarebbe stata adottata senza di

parola, posto che, trattandosi di motivo di ricorso, lo stesso doveva essere
affrontato.
L’errore dedotto da Chianese è pacificamente riconducibile alla nozione di
errore di fatto, quale errore percettivo causato da una svista, la cui presenza è
immediatamente e oggettivamente rilevabile in sentenza: nel Considerato in

deduzione sub. 4.3., relativa appunto al mancato riconoscimento della
continuazione, e, dopo avere trattato il punto 4.2., affronta direttamente il
punto 4.4..
31.Nè può ritenersi nella fattispecie percorribile il ricorso alla procedura di
applicazione della disciplina del reato continuato in sede esecutiva, dal momento
che la statuizione della Corte di appello di Napoli di rigetto per motivi procedurali
dell’applicazione della continuazione integra precisamente la condizione ostativa
di cui all’art. 671 cod. proc. pen..

4. All’accoglimento del ricorso consegue la revoca la sentenza della Seconda
Sezione di questa Corte di Cassazione n. 14296/17 nei confronti di Chianese
Luigi, nonché l’annullamento della sentenza della Corte d’Appello di Napoli
emessa in data 6 ottobre 2014, limitatamente al mancato riconoscimento della
continuazione e il rinvio per nuovo giudizio ad altra sezione della Corte d’Appello
di Napoli.

P.Q.M.
Revoca la sentenza della Seconda Sezione di questa Corte di Cassazione n.
14296/17 nei confronti di Chianese Luigi.
Annulla la sentenza della Corte d’Appello di Napoli emessa in data 6 ottobre
2014 n. 5987/14 R.G. Sent. limitatamente al mancato riconoscimento della
continuazione e rinvia per nuovo giudizio ad altra sezione della Corte d’Appello di
Napoli.
Così deciso il 21 marzo 2018

Il Consiglierie estensore

Il Presi

Maria Salna; Vigna
, L i ;

O

Diritto, infatti, la Seconda Sezione di questa Corte, omette di considerare la

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