Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 18078 del 15/03/2018


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Penale Sent. Sez. 6 Num. 18078 Anno 2018
Presidente: FIDELBO GIORGIO
Relatore: GIORDANO EMILIA ANNA

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
GANCI ELIO nato il 03/09/1964 a PALERMO

avverso l’ordinanza del 07/12/2017 del TRIBUNALE di PALERMO
sentita la relazione svolta dal Consigliere EMILIA ANNA GIORDANO;
sentite le conclusioni del PG LUCA TAMPIERI che conclude per il rigetto del
ricorso;
udito per il ricorrente il difensore avvocato FORMUSO ANGELO del foro di
PALERMO che insiste per l’accoglimento del ricorso.

Data Udienza: 15/03/2018

RITENUTO IN FATTO

1. Il Tribunale di Palermo, con l’ordinanza indicata in epigrafe, ha respinto la
richiesta di riesame avverso l’ordinanza del 6 novembre 2017 con la quale il
giudice per le indagini preliminari aveva disposto la misura della custodia
cautelare in carcere nei confronti di Elio Ganci, per il reato di cui all’art. 416 bis
cod. pen.. Il Ganci è accusato di avere diretto e organizzato la famiglia mafiosa
del Borgo Vecchio, facente parte del mandamento di Porta Nuova, sulla scorta

Chiarello e da Hanen Alayet e delle risultanze delle operazioni di intercettazioni
telefoniche ed ambientali.

2. Il ricorrente, con motivi di seguito sintetizzati ai sensi dell’art. 173 disp.
att. cod. proc. pen. denuncia:
2.1 vizio di violazione di legge, in relazione all’art. 309, comma 10 cod.
proc. pen., poichè il deposito dell’ordinanza non è intervenuto entro i trenta
giorni dalla decisione. L’ordinanza, in vero, risulta depositata il g. 5 gennaio
2018 a fronte della decisione assunta all’udienza camerale del 5 dicembre 2017
alla quale aveva fatto seguito il deposito del dispositivo il successivo 7 dicembre
2017. Non avendo il giudice adottato alcun provvedimento di prolungamento del
termine, si è verificata la perdita di efficacia della misura poiché il termine di
deposito deve essere computato a partire dalla data della decisione, cioè dalla
deliberazione in camera di consiglio;
2.2. vizio di motivazione ed erronea applicazione della legge penale per la
ritenuta sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza in ordine alla configurabilità
del reato di cui all’art. 416 bis, comma 2, cod. pen. che richiede non solo
l’assunzione di una posizione apicale nel sodalizio criminoso ma anche la prova
della permanenza di un contributo oggettivamente apprezzabile offerto alla vita
ed alla organizzazione del gruppo non essendo emerso alcun significativo
episodio che coinvolga il ricorrente dalle ambigue ed evanescenti conversazioni
intercettate, rispetto alle quali non era certa la individuazione del Ganci, come
comprovato dalla difesa attraverso consulenza tecnica che ha trascritto le
conversazioni de quibus. Il Tribunale, si è limitato a recepire acriticamente le
argomentazioni del giudice per le indagini preliminari, ritenute espressione di
un’autonoma valutazione delle fonti indiziarie, e, in carenza di conversazioni
intercettate direttamente riferibili all’indagato, pur dando atto della ambiguità
delle predette conversazioni ha poi contraddittoriamente affermato che le stesse
sono plurime e significative; ha valorizzato la esistenza di incontri del ricorrente,
inidonei a costituire riscontro alle dichiarazioni dei collaboratori perché avvenuti

delle dichiarazioni rese dai collaboratori di giustizia Giuseppe Tantillo e Francesco

in luoghi pubblici siti a breve distanza dall’abitazione dell’indagato; ha
contraddittoriamente ritenuto riscontrate le dichiarazioni rese da Giuseppe
Tantillo con quelle del Chiarello, che nulla dice sul ruolo di “vertice” rivestito dal
Ganci e che è stato anche smentito dal Tantillo; ha, infine, valorizzato le
dichiarazioni rese da Hanen Alayet, viceversa irrilevanti, poiché la dichiarante
aveva riferito fatti appresi de relato e, comunque, non riscontrati.

1. Il ricorso deve essere rigettato.

2. Il primo motivo di ricorso non è fondato. La giurisprudenza di legittimità,
alla quale il Collegio ritiene di aderire, ha già precisato che in materia di
impugnazione di misure cautelari personali, il termine di trenta giorni per il
deposito dell’ordinanza del tribunale del riesame, il cui mancato rispetto
determina, ai sensi dell’art. 309, comma decimo, cod. proc. pen., come sostituito
dall’art. 11 legge 16 aprile 2015, n. 47, la perdita di efficacia dell’ordinanza
applicativa della misura coercitiva, decorre dalla data del deposito del dispositivo
e non dalla eventuale diversa data della camera di consiglio (Sez. 2, n. 46887,

del 19/07/2016, Sunzeri, Rv. 268314). Non ignora il Collegio la esistenza di altro
diverso precedente, richiamato in ricorso, e, tuttavia la soluzione di agganciare il
termine del deposito della motivazione, pena la perdita di efficacia dell’ordinanza
cautelare, a quello del deposito del dispositivo, pur in presenza di una
disposizione di carattere generico che rinvia alla decisione, appare maggiormente
rispondente al sistema bifasico previsto dall’art. 309, comma 10, cod. proc. pen.
che prevede dapprima un termine per la decisione e poi uno specifico termine
per il deposito dell’ordinanza. L’assunto che, per individuare il decorso del
secondo termine, debba aversi riguardo alla decisione, a prescindere dal
deposito del dispositivo, non può condividersi poiché, in assenza del formale
deposito del dispositivo, non esiste alcuna decisione che, per dirsi giuridicamente
esistente, deve uscire dalla disponibilità del giudice ed essere esteriorizzata con
modalità tali da conferirle certezza legale. Venendo al caso in esame, dalla
verifica degli atti processuali e dalle stesse allegazioni della difesa si evince che il
dispositivo è stato depositato il giorno 7 dicembre 2017 con la conseguenza che
il deposito dell’ordinanza, in data 5 gennaio 2018, è intervenuto nel termine di
trenta giorni dalla decisione ed è, pertanto, tempestivo.

3. Anche il secondo motivo di ricorso è infondato.

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CONSIDERATO IN DIRITTO

4. Il Tribunale del riesame, richiamato il contenuto dell’ordinanza genetica,
ha ritenuto acquisiti gravi indizi a carico del Ganci dopo avere esaminato le
dichiarazioni rese dal collaboratore di giustizia Giuseppe Tantillo, capo della
famiglia mafiosa di Borgo Vecchio, il quale ha riferito che, temendo di essere
arrestato, aveva deciso, nel corso di un summit con i correi, di affiancare
nell’attività di direzione e gestione del gruppo, il Ganci, prescelto in ragione della
sua lunga militanza nella famiglia attestata dalla lunga precedente esperienza
carceraria, con l’intesa che, nel caso di un suo arresto, il Ganci ne avrebbe preso

delle estorsioni con affidamento altresì del compito di provvedere al
mantenimento delle famiglie dei detenuti. Non solo il certificato del casellario del
Ganci ha confermato l’assunto del Tantillo sul punto della lunga detenzione (dal
2009 al 2015) subita dal Ganci ma, soprattutto, le dichiarazioni del collaboratore
hanno trovato riscontro nella convergente dichiarazione di Francesco Chiarello,
secondo il quale il Ganci stesso era stato destinatario del sostentamento
economico elargitogli dall’organizzazione durante la detenzione e dalla compagna
del Tantillo – Alayat Hanen – che, dopo l’arresto del Tantillo, aveva appreso da
Luigi Miceli, nipote del Tantillo, e da Domenico Canfarotta, “autodefinitosi braccio
destro del Ganci”, che la sua famiglia, durante la detenzione del compagno, era
mantenuta dal Ganci. Infine i giudici a quibus hanno valorizzato il contenuto di
alcune conversazioni, intercettate in carcere, il 4 gennaio 2016, intervenuta tra
Luigi Miceli e Giuseppe Tantillo; il 25 gennaio 2016, intervenuta tra Vittorio e
Domenico Tantillo; una conversazione ambientale tra Luigi Miceli e persone non
identificate e, infine, quella del 22 febbraio 2016 tra Nunzio e Antonino Torre.

5. Il Tribunale, a tal riguardo, si è fatto carico di esaminare le censure della
difesa, che denunciava la incertezza del riferimento al ricorrente, evidenziando
che proprio le dichiarazioni di Giuseppe Tantillo avevano consentito la
ricostruzione del contenuto del messaggio, il riferimento ai jeans taglia 50, come
alle tangenti ricevute ed alla persona del Ganci, come la persona alla quale il
Miceli avrebbe dovuto consegnarle, ed al complessivo contenuto delle
conversazioni del 25 gennaio 2016, del 23 febbraio 2016 e 22 febbraio 2016,
laddove il riferimento al Ganci era esplicitato, a prescindere dagli isolati
frammenti oggetto della trascrizione effettuata dal consulente di parte, alla
stregua del contenuto delle conversazioni nella loro interezza.

6.Ritiene il Collegio che le argomentazioni svolte dal Tribunale del riesame,
fondate su precisi elementi fattuali emergenti dai riferimenti all’integrale
contenuto delle conversazioni, piuttosto che a suoi specifici ed isolati passaggi; i

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il posto, decisione alla quale era seguita la consegna al Ganci del libro mastro

chiarimenti offerti da uno dei protagonisti della conversazione (cioè Giuseppe
Tantillo), con riguardo alla conversazione del 4 gennaio 2016, offrano una
ragionevole e per nulla apodittica risposta alle critiche e censure svolte dalla
difesa, saldandosi logicamente alle risultanze dei servizi di osservazione dai quali
emergono i contatti, non limitati alla mera coincidenza nei luoghi osservati, con i
sodali.

7. Le risultanze così acquisite sono state correttamente ritenute integrare

valorizzate come elementi a riscontro delle dichiarazioni del Tantillo anche avuto
riguardo all’esito dei servizi di osservazione, che registrano numerosi incontri
dell’indagato con altri esponenti del gruppo nei pressi del bar Kantia ed alle
cennate dichiarazioni rese da Hanen Alayet, concorrendo a delineare un
compendio indiziario che offre piena contezza del ruolo di vertice rivestito ed in
concreto esercitato dall’indagato in un contesto a struttura verticistica come
quello della famiglia mafiosa di Borgovecchio ed in un settore strategico, quale
quello della gestione delle entrate, cioè le estorsioni imposte ai commercianti ed
operatori economici della zona, ed il mantenimento dei detenuti, in altre parole,
l’attività principale dell’organizzazione essendo preposto, con autonomia, a
reperire i mezzi necessari alla realizzazione del programma criminoso ed al
relativo impiego razionale delle risorse associative.

tg. L’ordinanza impugnata ha fatto, dunque, corretta applicazione dei principi
di diritto enunciati da questa Corte, in tema di valutazione delle dichiarazioni
rese dai collaboratori di giustizia, nel caso apprezzate con riguardo
all’attendibilità dei dichiaranti in ragione del ruolo di vertice della famiglia
mafiosa di Borgo Vecchio rivestito da Giuseppe Tantillo e della lunga militanza
del Chiarello nel gruppo associativo, ed all’analisi di riscontri esterni
individualizzanti nonché delle caratteristiche che connotano la condotta di
direzione e organizzazione all’associazione mafiosa, pervenendo, in assenza di
evidenti vizi di motivazione del provvedimento e con argomentazioni congruenti
rispetto ai canoni della logica e ai principi di diritto che governano
l’apprezzamento delle risultanze probatorie a conclusioni nelle quali non sono,
dunque, ravvisabili i denunciati vizi di motivazione né di violazione di legge.
Correttamente, in vero, il giudice della cautela ritiene comprovato, a livello
gravemente indiziario, l’assunzione di un ruolo direttivo nell’ambito di
un’associazione per delinquere di tipo mafioso quando le funzioni esercitate
dall’agente consistano nella sovraintendenza alla complessiva gestione del
sodalizio e nell’assunzione di compiti decisionali in un settore strategico quale

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gravi indizi di colpevolezza sulla scorta di una lettura unitaria e convergente e

quello di governo e controllo delle entrate dell’associazione riconducibile, nel
caso in esame, non solo alla consegna del libro mastro da parte del Tantillo ma
anche al concreto esercizio delle attività connesse alla gestione delle risorse ed
all’impiego razionale delle stesse in funzione della realizzazione del programma
criminoso.

9. Al rigetto del ricorso consegue la condanna di Elio Ganci al pagamento
P.Q.M.
Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
processuali. Manda alla cancelleria per gli adempimenti di cui all’art. 94, comma

1-ter, disp. att. cod. proc. pen..
Cosi deciso il 15 marzo 2018

delle spese processuali. La cancelleria eseguirà le comunicazioni di rito.

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