Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 18034 del 19/12/2017


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Penale Sent. Sez. 1 Num. 18034 Anno 2018
Presidente: MAZZEI ANTONELLA PATRIZIA
Relatore: ROCCHI GIACOMO

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
FUSCA NICOLA nato il 13/03/1972 a VIBO VALENTIA

avverso il decreto del 27/02/2017 del TRIB. SORVEGLIANZA di CATANZARO
sentita la relazione svolta dal Consigliere GIACOMO ROCCHI;
lette le conclusioni del PG dott. Stefano Tocci che ha chiesto l’annullamento
senza rinvio del decreto impugnato

Data Udienza: 19/12/2017

RITENUTO IN FATTO

1.

Con il decreto indicato in epigrafe, il Presidente del Tribunale di

Sorveglianza di Catanzaro dichiarava inammissibile l’istanza di affidamento in
prova ai sensi dell’art. 94 d.P.R. 309 del 1990 presentata da Fusca Nicola,
rilevando la mancanza della certificazione dello stato di tossicodipendenza ai
sensi degli artt. 90, 91 e 94 d.P.R. 309 del 1990.

di legge e vizio di motivazione.
La

motivazione dava atto della

mancanza

del

certificato di

tossicodipendenza, ma dimostrava che non era stata presa in considerazione la
documentazione proveniente dal SERT, che attestava non solo la frequenza della
struttura da parte di Fusca, ma anche gli accertamenti compiuti sulla sua
persona che confermavano l’uso di stupefacenti.
Sussistevano, quindi, i presupposti per l’ammissibilità della domanda, attesa
l’equiparazione tra il tossicodipendente e il consumatore abituale di stupefacenti.
Il ricorrente conclude per l’annullamento del decreto impugnato.

3.

Il Procuratore Generale dott. Stefano Tocci, nella requisitoria scritta,

conclude per l’annullamento senza rinvio del decreto impugnato.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. L’art. 94 d.P.R. 309 del 1990 contempla la possibilità di concessione
dell’affidamento in prova al servizio sociale se la pena detentiva deve essere
eseguita nei confronti di persona tossicodipendente.
La norma recita: “alla domanda è allegata, a pena di inammissibilità,
certificazione rilasciata da una struttura pubblica o da una struttura privata
accreditata per l’attività di diagnosi … attestante lo stato di tossicodipendenza, la
procedura con la quale è stato accertato l’uso abituale di sostanze stupefacenti o
psicotrope, l’andamento del programma concordato eventualmente in corso e la
sua idoneità, ai fini del recupero del condannato”.

La giurisprudenza di questa Corte ha affermato ripetutamente che è causa di
inammissibilità della domanda di affidamento in prova “terapeutico”, che può
essere dichiarata

de plano dal Presidente del Tribunale di sorveglianza, la

mancata o incompleta allegazione della certificazione attestante lo stato di
tossicodipendenza, la procedura accertativa di essa e l’idoneità del programma

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2. Ricorre per cassazione il difensore di Nicola Fusca, deducendo violazione

concordato (Sez. 1, n. 45608 del 14/12/2010 – dep. 29/12/2010, Collura, Rv.
249176).

Nel caso in esame, peraltro, si verte – secondo la motivazione del
provvedimento – nell’ipotesi della mancanza (e non dell’insufficienza) della
certificazione dello stato di tossicodipendenza.

In effetti, la lettura dei documenti, che il ricorrente ha allegato al ricorso ai

di Vibo Valentia non abbia affatto inteso certificare lo stato attuale di
tossicodipendenza del soggetto.
In effetti, il documento del 1/12/2016 del Dirigente medico della ASP Vibo
Valentia dà atto della presa in carico di Fusca Nicola nel 2010 e della sua
positività in quell’epoca alla cocaina; gli ulteriori documenti riferiscono un
percorso di recupero svolto nel 2011 nonché l’esito positivo nel 2013 di un
programma residenziale presso una Comunità terapeutica.
Quanto al periodo successivo – che è quello che, in questa sede, interessa la ASP di Vibo Valentia dà atto del mantenimento dei contatti con Fusca, con
l’espletamento saltuario di drug test, due soltanto dei quali avevano avuto esito
positivo per il consumo di cocaina: il 7/10/2014 e il 12/4/2016.
La missiva del dott. De Pasquale in data 2/12/2016 conclude riferendo:
“attualmente l’assistito è nuovamente detenuto c/o la Casa Circondariale di Vibo
Valentia a seguito di sopravvenute nuove problematiche giudiziarie e ha
manifestato l’interesse a intraprendere un nuovo programma comunitario”

In definitiva, la tossicodipendenza era stata sicuramente accertata fino al
2013, ma il trattamento in Comunità terapeutica si era concluso con esito
positivo; la ASP Vibo Valentia non attesta affatto che il soggetto è rimasto
tossicodipendente, ma soltanto – con una precisione che pare significativa – che
egli ha assunto cocaina in due occasioni, nel 2014 e nell’aprile 2016.
Quindi non sembra porsi nemmeno il problema dell’equiparazione tra
tossicodipendenza e consumo abituale di sostanze stupefacenti, perché l’attualità
di tale consumo abituale non è affatto attestata.

Si deve rimarcare che il Tribunale di Sorveglianza – e, ancor prima, il
Presidente del Tribunale di Sorveglianza in sede di valutazione dell’ammissibilità
dell’istanza – sono tenuti anche ad accertare che “lo stato di tossicodipendenza
non sia preordinato al conseguimento del beneficio”: tale norma, se non
permette al Presidente del Tribunale di valutare nel merito la certificazione o

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fini dell’autosufficienza, sembrano dimostrare che l’Azienda Sanitaria Provinciale

l’idoneità del programma di recupero, gli impone di verificare – tenendo conto
del rischio di strumentalizzazione segnalato dall’art. 94, comma 3 cit. – che la
certificazione attesti effettivamente lo stato di tossicodipendenza e non una
condizione ad essa non equiparabile.

Il ricorso deve, quindi, essere rigettato.

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
processuali.

Così deciso il 19 dicembre 2017

Il Consigliere estensore

Il Presidente
Antonella Patrizia Mazzei
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P.Q.M.

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