Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 18028 del 08/06/2017


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Penale Sent. Sez. 1 Num. 18028 Anno 2018
Presidente: CORTESE ARTURO
Relatore: TARDIO ANGELA

SENTENZA

sul ricorso proposto da
Bertuca Gianpietro, nato a Lucerna (Svizzera) il 13/01/1966

avverso l’ordinanza del 10/03/2016 del Tribunale di sorveglianza di Catanzaro

visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
sentita la relazione svolta dal consigliere Angela Tardio;
lette le richieste del Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore
generale Francesco Salzano, che ha concluso per il rigetto del ricorso con le
conseguenze di legge.

RITENUTO IN FATTO

1. Con ordinanza del 10 marzo 2016 il Tribunale di sorveglianza di Catanzaro
ha rigettato il reclamo proposto da Gianpietro Bertuca, detenuto presso la Casa
circondariale di Catanzaro, avverso il provvedimento di rigetto della istanza di
liberazione anticipata per il periodo dal 14 ottobre 2009 al 14 ottobre 2014.
Il Tribunale rilevava, a ragione della decisione, che:

Data Udienza: 08/06/2017

- la concessione della liberazione anticipata, nella misura di quarantacinque
giorni per ogni singolo semestre di pena espiata, richiedeva che il condannato
avesse dato prova di partecipazione all’opera di rieducazione ed era finalizzata al
più efficace reinserimento del medesimo nella società;
– anche le condotte successive al semestre, valutate nella loro gravità e
influenza, potevano inficiare un intero percorso rieducativo che avesse avuto
inizio o corso solo in apparenza;
– nella specie, il reclamante era stato diffidato al rispetto delle prescrizioni il

rientro da una verifica esterna;
– il medesimo reclamante il 2 agosto 2015 aveva ferito con un’arma a una
gamba un soggetto di etnia rom, deducendo di averlo fatto per esasperazione e
per difendere la famiglia;
– il mancato rispetto delle prescrizioni e l’aggressione con arma da sparo
erano indicativi di specifica capacità criminale e di pericolosi collegamenti esterni,
attestati dalla conseguita disponibilità di uno strumento di offesa;
– l’eventuale formale partecipazione ad attività rieducative escludeva una
reale, concreta e seria volontà di recupero dalla devianza;
– non era possibile, in presenza delle indicate condotte irregolari, ipotizzare
anche un solo segmento, nel periodo in valutazione, di partecipazione all’opera
rieducativa.

2. Avverso detta ordinanza ha proposto ricorso per cassazione, con atto
personale, l’interessato Bertuca, che chiede la concessione della liberazione
anticipata per i dieci semestri antecedenti ai fatti indicati, uno dei quali maturato
presso la Casa circondariale di Lamezia Terme e gli altri mentre era in comunità
terapeutica trascorsa «in maniera eccellente», affermando di avere affrontato e
lavorato seriamente sulla sua emersa positività al drug test e deducendo
l’omesso esame delle relazioni (del parroco, della comunità e dei carabinieri) e
degli atti processuali quanto all’episodio del 2 agosto 2015, dovuto a eccesso di
legittima difesa.

3.

Il Sostituto Procuratore generale ha depositato requisitoria scritta

concludendo per il rigetto del ricorso, stante la sua infondatezza.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Il ricorso non è fondato.

2

20 novembre 2014 per essere risultato positivo al drug-test all’esito del suo

2. È principio consolidato che la finalità principale del beneficio della
liberazione anticipata è quella di consentire un più efficace reinserimento nella
società del condannato che abbia offerto la prova di partecipazione all’opera di
rieducazione, anche senza attingere quel «sicuro ravvedimento» che, invece,
esige l’art. 176 cod. pen. per la concessione della liberazione condizionale
(Corte cost. n. 276 del 1990).
2.1. Consegue a tale rilievo che la valutazione rimessa al giudice della
sorveglianza consiste nell’accertare se nel comportamento tenuto dal condannato

della sua personalità verso modelli socialmente validi e di un processo di
revisione delle motivazioni che l’hanno indotto a perseguire scelte criminali
(Corte cost. n. 352 del 1991), e che il beneficio non può essere negato in
presenza di violazioni (della disciplina carceraria o punibili come reati) che siano
di lieve entità e, comunque, scarsamente significative, in termini contenutistici,
di incompatibilità con il richiesto atteggiamento partecipativo, non potendo in
nessun caso prescindersi dall’esame delle relazioni comportamentali relative
all’intero periodo e dalla valutazione di tutti gli aspetti del singolo fatto.
2.2. Ulteriore conseguenza dell’indicato principio è che, ai fini della
concessione del beneficio della liberazione anticipata, la normale valutazione per
semestri del comportamento del condannato, se non esclude che un fatto
negativo possa riverberarsi anche sulla valutazione dei semestri diversi,
antecedenti ovvero non immediatamente contigui, rispetto a quello in cui il fatto
è avvenuto, richiede comunque che la condotta cui si attribuisce tale effetto
«espansivo» risulti e sia valutata come particolarmente grave ed effettivamente
sintomatica di una generalizzata mancanza di adesione alle finalità del
trattamento (tra le altre, Sez. 1, n. 7152 del 19/12/1997, dep. 1998,
Chianchino, Rv. 209581; Sez. 1, n. 5819 del 22/10/1999, dep. 2000, Signoriello,
Rv. 215119; Sez. 1, n. 102 del 07/12/2001, dep. 2002, Di Stasi, Rv. 220484;
Sez. 1, n. 14610 del 24/01/2011, Punzetti, Rv. 249852; Sez. 1, n. 30299 del
30/03/2011, Barbi, Rv. 250906; Sez. 1, n. 1157 del 28/02/2013, dep.
12/03/2013, Mansi, Rv. 255406; Sez. 1, n. 3092 del 07/11/2014, dep. 2015, De
Costanzo, Rv. 263428).
In tal senso si è, in particolare, ribadito che il giudizio sui comportamenti
tenuti anche in ambiente extramurario dal soggetto che, dopo la custodia
cautelare, in stato di libertà abbia continuato a delinquere non può essere
pretermesso, ma deve necessariamente entrare a far parte della valutazione
complessiva da compiersi, a nulla rilevando l’assenza di illeciti disciplinari
durante il periodo di detenzione (tra le altre, Sez. 1, n. 3342 del 30/04/1999,
Bayrak, Rv. 213939; Sez. 1, n. 18012 del 20/03/2004, Prandin, Rv. 227977), sì

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durante la detenzione siano rinvenibili elementi sintomatici di una evoluzione

da potersi ritenere giustificato retroattivamente il diniego del beneficio (tra le
altre, Sez. 1, n. 37345 del 27/09/2007, Negri, Rv. 237509; Sez. 1, n. 20889 del
13/05/2010, Monteleone, Rv. 247423; Sez. 1, n. 42571 del 19/04/2013,
Cagnoni, Rv. 256694; Sez. 1, n. 24449 del 12/01/2016, Bastone, Rv. 267245).

3. Di tali condivisi, e qui riaffermati, principi l’ordinanza impugnata ha fatto
corretta applicazione
3.1. Il Tribunale di sorveglianza ha, invero, valutato i requisiti richiesti ai fini

evidenziato le emergenze documentali pertinenti alla intervenuta diffida del
reclamante il 20 novembre 2014 al rispetto delle prescrizioni a lui imposte, a
seguito della sua riscontrata positività al drug-test, e all’avvenuto ferimento da
parte del medesimo il 2 agosto 2015 di un soggetto di etnia rom a una gamba,
ha rimarcato in fatto che la prima circostanza era stata riscontrata «al rientro da
una verifica esterna» e il ferimento era avvenuto a mezzo di «arma da sparo», e
ha sottolineato che tali evidenziate condotte si connotavano in termini di gravità,
poiché al mancato rispetto delle prescrizioni con la prima si era aggiunta con la
seconda -per le modalità del fatto e per l’uso dell’arma- la dimostrazione di una
specifica capacità criminale del reclamante e di suoi perduranti pericolosi
collegamenti, attestati dalla facilità dimostrata di procurarsi uno strumento di
offesa.
L’ordinanza, che non ha prescisso dal confronto con le ragioni del reclamo
correttamente ribadendo che questioni personali e/o familiari, anche se gravi e
ingiuste, non potevano legittimare un esercizio arbitrario delle proprie ragioni,
ha, poi, logicamente apprezzato che dalle condotte irregolari evidenziate era
traibille l’assenza di reale partecipazione all’opera di rieducazione da parte del
reclamante che, intenzionato a mantenersi al limite della società civile piuttosto
che a recuperarsi dalla devianza, aveva continuato a «seguire regole e percorsi
in contrasto con quelli lineari e responsabili di legalità», sì da doversi escludere la
ipotizzabilità di una concreta partecipazione all’opera rieducativa, non ancora
sostanzialmente intrapresa, nell’intero periodo in esame.
3.2. Dette valutazioni, esenti da vizi logici e giuridici nell’epilogo conclusivo e
nello sviluppo argomentativo, resistono alle censure del ricorrente, che,
infondatamente enunciando carenze del discorso giustificativo della decisione per
omesso esame di emergenze fattuali, genericamente indicate e non allegate,
oppongono, senza una effettiva correlazione con le ragioni della decisione, una
rilettura nel merito, neppure consentita in questa sede, di circostanze afferenti
alla condotta aggressiva tenuta, dedotta come ascrivibile a eccesso di legittima
difesa, e infondatamente rappresentano la valenza del periodo trascorso dal

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dell’ammissione al beneficio della liberazione anticipata e, dopo avere

ricorrente in comunità senza note negative, già ritenuto sub valente rispetto alle
condotte negativamente apprezzate con efficacia retroattiva.

5. Il ricorso va pertanto rigettato.
Segue per legge, in forza del disposto dell’art. 616 cod. proc. pen., la
condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
processuali.
Così deciso il 08/06/2017

P.Q.M.

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