Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 18010 del 09/04/2018


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Penale Ord. Sez. 6 Num. 18010 Anno 2018
Presidente: PAOLONI GIACOMO
Relatore: CRISCUOLO ANNA

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
PAPALE FRANCESCO nato il 09/05/1959 a MESSINA

avverso la sentenza del 21/09/2017 della CORTE DI CASSAZIONE di ROMA
sentita la relazione svolta dal Consigliere ANNA CRISCUOLO;

Data Udienza: 09/04/2018

FATTO E DIRITTO

Papale Francesco ha proposto personalmente ricorso straordinario ex art. 625-bis cod.
proc. pen. avverso la sentenza emessa dalla Seconda Sezione penale di questa Corte in data 21
settembre 2017, depositata il 13 ottobre 2017, che aveva respinto il ricorso proposto avverso
l’ordinanza del 28 febbraio 2017, con la quale la Corte di appello di Milano aveva rigettato
l’istanza di revisione della sentenza di condanna, emessa il 21 gennaio 2014 dal Tribunale di
Milano, confermata in appello il 26 maggio 2015 e divenuta definitiva per inammissibilità dei

Deduce che le violazioni denunciate ripetutamente in ogni stato e grado non
consentivano né l’arresto del ricorrente e della Procopio, quali unici imputati, né la loro
condanna, non essendo stata accertata la verità in ordine ai 18 falsi capi di imputazione ascritti
agli imputati. Espone che tutti i ricorsi presentati sono stati dichiarati inammissibili senza
motivazione dagli stessi giudici, che si erano espressi in merito ad altri suoi ricorsi, cosicché,
a suo avviso, non avrebbero potuto partecipare all’ennesimo collegio giudicante relativo ad un
suo ricorso, avendo già espresso parere negativo sui precedenti ricorsi. Nella sentenza
impugnata si definiscono confuse le sue richieste, invece, chiare e precise, dirette a far
accertare al giudice territoriale la verità, occultata per favorire la denunciante, in quanto il
giudice aveva esposto fatti non veritieri, emergenti dalla semplice lettura degli atti: il giudice
infatti, non ha disposto l’audizione del soggetto passivo del reato di circonvenzione di
incapace e ha affermato la colpevolezza degli imputati in base a testimonianze di medici
amici della denunciante, senza disporre una ctu; non risulta indicata la data iniziale del reato
né accertato che la persona offesa fosse effettivamente incapace e, in mancanza di una data
precisa di commissione del reato, poteva applicarsi l’indulto. Sostiene che, se si ritiene che la
persona offesa era incapace sin dall’ottobre 2004, dovevano essere dichiarati nulli tutti gli atti
compiuti in quel periodo e non solo quelli sottoscritti con gli imputati, altrimenti doveva
accertarsi la falsità della testimonianza della denunciante; la vicenda del rilascio dell’assegno
è riportata in sentenza, ma non è stata correttamente valutata ed il giudice ha negato
l’audizione di testimoni fondamentali per la sua difesa, accelerando il processo ed evitando di
accertare la verità. Deduce infine, che il difensore di ufficio nominatogli non è mai stato
presente in udienza ad assisterlo, per cui chiede l’annullamento della sentenza e la revisione
del processo.
Il ricorso è inammissibile, in quanto proposto personalmente dall’imputato.
Considerato infatti, che ai sensi che, ai sensi dell’art. 613 cod. proc. pen., come
riformulato dalla legge n. 103 del 2017, entrata in vigore il 3 agosto 2017, l’atto di ricorso, le
memorie e i motivi nuovi devono essere sottoscritti, a pena di inammissibilità, da difensori
iscritti nell’albo speciale della Corte di Cassazione, il ricorso proposto, sottoscritto unicamente

2.

ricorsi, dichiarata da questa Corte con sentenza del 10 novembre 2015.

dall’imputato, che lo ha personalmente redatto, è inammissibile ex art. 610, comma 5-bis,
primo periodo, cod. proc. pen.
La portata generale della norma, destinata a disciplinare non i soggetti legittimati a
proporre ricorso, ma le modalità di esercizio del diritto di impugnazione, riservandolo solo ai
difensori iscritti nell’albo speciale in ragione del livello tecnico richiesto per la redazione del
ricorso, è stata confermata dalla recente sentenza delle Sezioni Unite, n. 8914/18, Aiello, che
espressamente ha affermato l’estensione del principio anche al ricorso straordinario per
l’eccezionalità di tale mezzo di impugnazione, che richiede un maggior livello di competenze
tecniche necessarie ad individuare con esattezza gli errori denunciabili, rientranti nell’ambito

Va pertanto, dichiarata l’ immediata inammissibilità del ricorso ai sensi dell’art. 610,
comma 5- bis, secondo periodo, cod. proc. pen.
All’inammissibilità del ricorso consegue la condanna del ricorrente al pagamento delle
spese processuali e di una somma in favore della cassa delle ammende, che si stima equo
determinare in euro quattromila.
P. Q. M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
processuali e della somma di euro quattromila in favore della cassa delle ammende.
Così deciso il 9 aprile 2018

ristretto di tale mezzo di impugnazione.

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