Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 17960 del 12/12/2017


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Penale Sent. Sez. 1 Num. 17960 Anno 2018
Presidente: MAZZEI ANTONELLA PATRIZIA
Relatore: BINENTI ROBERTO

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
DIMASI PASQUALE nato il 31/03/1965 a LAUREANA DI BORRELLO

avverso l’ordinanza del 19/12/2016 del TRIBUNALE SORVEGLIANZA
CATANZARO
sentita la relazione svolta dal Consigliere ROBERTO BINENTI;

lette le conclusioni del PG FRANCESCO SALZANO che ha chiesto l’annullamento
con rinvio del provvedimento impugnato.

Data Udienza: 12/12/2017

RITENUTO IN FATTO

1. Con l’ordinanza in epigrafe il Tribunale di sorveglianza di Catanzaro
respingeva il reclamo proposto da Pasquale Dimasi, avverso il provvedimento
con il quale il Magistrato di sorveglianza di Catanzaro aveva negato al
condannato la concessione della liberazione anticipata speciale ex art. 4 della

2015, rilevando che si trattava dell’esecuzione di provvedimento di cumulo
comprendente anche una pena per reato rientrante fra quelli di cui all’art. 4 bis
legge n. 354 del 1975 e pertanto in sé preclusivo di detto beneficio, posto che
agli effetti invocati non era consentita la scissione del cumulo al fine di verificare
l’avvenuta espiazione della pena inflitta per il reato ostativo e, in caso positivo,
valutare la possibilità di ammissione la liberazione anticipata speciale in relazione
al periodo di fruizione ricadente in quello di esecuzione della restante pena.

2. Avverso l’ordinanza propone ricorso per cassazione il Dimasi, tramite il
difensore, deducendo, con riferimento all’art. 606 comma 1, lett. c), d) ed e),
cod. proc. pen. in relazione all’art. 4 della legge n. 10 del 2014, che invece nel
caso come quello proposto la scissione del cumulo ai fini della concessione della
liberazione anticipata speciale è dovuta, non superando le contrarie osservazioni
del Tribunale quelle svolte dalla Corte di cassazione, puntualmente esprimendosi
in forza di un consolidato orientamento in senso favorevole alla tesi difensiva.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Il ricorso è fondato e va pertanto accolto.

2. Al fine di sostenere la decisione adottata, il Tribunale di sorveglianza
svolge considerazioni che si propongono di smentire il contrario indirizzo
espresso dalla giurisprudenza di legittimità, ed in particolare nelle due sentenze
richiamate in motivazione (Sez. 1, n. 53781 del 22/12/2014, Rv. 26158; Sez. 1,
53798 del 22/12/2014, non massimata), secondo cui, nel caso di provvedimento
di unificazione di pene concorrenti comprendente pene solamente in parte inflitte
per reati rientranti fra quelli di cui all’art. 4 bis della legge n. 354 del 1975,
l’accesso alla liberazione anticipata speciale non rimane definitivamente precluso,
dovendosi verificare in sede di scioglimento del cumulo se sia stata già espiata la
porzione di pena irrogata per i suddetti reati ostativi e, in caso di esito positivo di

2

legge n. 10 del 2014 in relazione al periodo dal 11 febbraio 2015 al 11 agosto

tale verifica, concedere, in presenza di ogni altro requisito, il beneficio in
relazione alla residua pena da eseguire imputabile ai restanti reati comuni.
Questo indirizzo in sede di legittimità era già stato affermato da altre
precedenti pronunzie ed è stato in seguito costantemente ribadito senza alcun
ripensamento (fra quelle massimate, Sez. 1, n. 52182 del 29/11/0216, Rv.
269045; Sez. 1, n. 17143 del 14/03/2016, Rv. 267215; Sez. n. 18172, Rv.
267246; Sez. 1, n. 6817 del 28/10/2015, dep. 2015; Sez. 1, n. 3130 del
19/12/2014, dep. 2015, Rv. 262062), pur in presenza di provvedimenti di merito

dalle motivazioni delle decisioni di annullamento sollecitate dai ricorsi proposti.
E’ questo un orientamento che è stato motivatamente seguito nel frattempo
da altre attente decisioni di merito, nonché da precedenti e successivi interventi
di autorevole dottrina, che parimenti hanno rassegnato ampi argomenti che
chiaramente si prestano a dare conto dell’infondatezza di ciascuno dei temi
motivazionali dell’impugnato provvedimento reso dal Tribunale di Catanzaro.
In questa sede, pertanto, intendendosi ancora ribadire sulla base dei
medesimi argomenti la soluzione,nel senso della perfetta rispondenza al modello
legale,dell’adozione dello scioglimento nelle situazioni e ai fini sopra descritti, è
sufficiente limitarsi a richiamare alcune delle principali considerazioni, peraltro
già in gran parte sviluppate dalle pregresse conformi decisioni ed in linea con gli
interventi della dottrina, a smentita dei principali passaggi motivazionali del
provvedimento impugnato, rimandando per ogni altra ulteriore argomentazione
al contenuto delle sentenze nello stesso senso già rese da questa stessa Sezione.
2.1. Anzitutto, non può assumere alcuna rilevanza il tenore letterale
dell’esclusione dall’accesso al beneficio per i reati previsti dall’art. 4 bis Ord. pen.
nei termini enunciati nel comma 1 dell’art. 4 della legge n. 10 del 2014, laddove
si fa riferimento ai condannati per detti reati, posto che da ciò solo non è dato
evincere alcuna chiara volontà di limitare l’ammissione al provvedimento di
favore attraverso una deroga operante in termini più ampi, poiché riguardante
durante tutta l’esecuzione della pena i condannati anche per reati comuni.
Né meritano particolare attenzione sul piano della discussione giuridica quei
connessi passaggi che vorrebbero orientare, nell’ottica di una posizioni di rigore,
la lettura del testo di legge in sede di conversione del decreto legge non
contenente detta deroga, evocando una «reazione indignata» nelle more di tale
conversione per come «scatenata nella società civile e nelle aule parlamentari».
Sta di fatto, ad ogni modo, che la distinzione intervenuta in sede di
conversione non è in discussione, ma si ritiene invece che essa non può essere
interpretata nel senso indicato dal Tribunale alla stregua del dato letterale citato.

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contenenti analoghe obiezioni, che perciò sono state di volta in volta confutate

Tanto più che,semmai,avrebbe dovuto essere ben presente che le pronunzie
della Corte Costituzionale (Corte Cost. n. 361 del 1994) e quelle costanti di
legittimità (fra cui Sez. Un., n. 14 del 30/06/1999, Ronga, Rv. 214355) ormai da
tempo si erano decisamente orientate verso più ampie soluzioni nella direzione
dello scioglimento del cumulo in simili situazioni, in modo da non potere
precludere, secondo letture conformi ai precetti costituzionali e perciò obbligate,
ai condannati per quei reati ostativi il provvedimento di favore in sede esecutiva
quando la pena ancora da espiare risulta essere solo riferibile a reati comuni.

come in altri casi avvenuto adoperandosi in presenza di specifiche ragioni ben
diverse formule, che infatti non sono genericamente riferite al condannato (art. 4
bis, comma 2, Ord. pen.; artt. 90 ) comma 1,e 94,comma 1, D.P.R. 309/1990).
2.2. Il Tribunale di sorveglianza, per altro verso, neppure si è confrontato
con la dovuta attenzione con le suindicate autorevoli pronunzie a cominciare da
quando ha ridimensionato la portata e significatività dei principi affermati dalla
sentenza della Corte Cost. n. 361 del 1994, da considerarsi «di sistema».
Ciò va anzitutto rilevato avuto riguardo alla necessità di respingere, nelle
ipotesi del cumulo delle pene, una lettura delle disposizioni dettate per i
condannati per uno dei reati di cui all’art. 4 bis, Ord. pen., che, negando lo
scioglimento in ragione dell’esecuzione della pena ancora da scontare per altri
reati non ostativi ai provvedimenti di favore, «crei una sorta di status di
detenuto pericoloso che permei di sé l’intero rapporto esecutivo a prescindere
dal titolo specifico di condanna». Tanto più ove si consideri che in situazioni
siffatte, ignorandosi il monito del Giudice delle leggi e conseguentemente non
ammettendosi l’esaurimento del rapporto esecutivo per il reato ostativo una
5I

volta trascorso il tempo di espiazione della relativa pena, non ci (sottrae a quella V

,

irragionevole disparità di trattamento ripetutamente descritta dalle successive
pronunzie della Corte di Cassazione: per ragioni puramente casuali la preclusione
potrebbe operare in presenza di un rapporto esecutivo unificato dal cumulo delle
pene anche per reati ostativi e ,invece,non aversi in caso di distinte esecuzioni
cL: z.•-,

9 — dipendenti dai titoli delle condanneisolo alcune per reati ostativi, con pene inflitte
per tali ultimi reati pisrà per intero espiate all’atto in cui sopravviene l’esecuzione
di quelle altre inflitte per i reati comuni. In modo da aversi nel primo caso un
ingiustificato trattamento deteriore in dipendenza dell’applicazione di un istituto,
quale quello dell’unificazione delle pene, improntato invece al favor rei.
A fronte di ciò però il Tribunale di sorveglianza di Catanzaro ha fatto cenno
alla comparsa di condizioni solo ipotetiche senza neppure ben spiegare perché,
così da non potersi comprendere le ragioni per cui si tratterebbe di «una sorta di
elemento accidentale» di cui l’interprete non si dovrebbe comunque curare.

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r

Dunque, quel che occorreva era piuttosto una chiara deroga a tali principi,

2.3. Quanto poi agli altri argomenti basati sul dato letterale, si richiamano
nel provvedimento impugnato le apposite disposizioni nel senso dello
scioglimento del cumulo nel caso dei medesimi reati ostativi dettate in altra
parte della stessa legge n. 10 del 2014, laddove si sono introdotte le modifiche
dell’art. 16,. d. Igs. 286 del 1998, relative alla misura alternativa alla detenzione
dell’espulsione dello straniero. Ma non si considera che, come è stato già
replicato, si tratta di un mero chiarimento resosi necessario, secondo quanto
emerge anche dai lavori preparatori, solamente perché in questo caso parte della

cumulo. Sicché, il significato da assegnare all’argomento in questione potrebbe
risultare invece di segno opposto: in termini di riaffermazione della regola della
scissione del cumulo nella specie solo posta in discussione da alcune pronunzie.
2.4. Né vale insistere nel sottolineare le ragioni volte al superarmento del
sovraffollamento carcerario per come esplicitate in sede di introduzione della
liberazione anticipata speciale, poiché i profili clennenziali così evocati non
possono comunque sottrarre del tutto l’istituto ad aspetti premiali propri della
liberazione anticipata ordinaria, non mancandosi peraltro di prevedere per quella
speciale verifiche in ordine ai comportamenti in seguito ancora mantenuti.
E sotto il medesimo aspetto nemmeno può risultare dirimente la citazionf di
alcune soluzioni offerte da pronunzie di legittimità avuto riguardo alle peculiarità
individuate per altri benefici cui del pari si assegna natura clemenziale, se non
altro perché in altri casi in cui pure vengono all’attenzione istituti di tale natura,
come l’indulto, la scissione durante l’esecuzione del cumulo comprensivo di pene
anche per reati ostativi al beneficio risulta invece pacificamente ammessa.

3. Alla stregua di tutte le superiori considerazioni, il provvedimento
impugnato, non facendo corretta applicazione delle disposizioni in tema di
riconoscimento della liberazione anticipata speciale così come lamentato dal
ricorrente, va annullato con rinvio al Tribunale di sorveglianza di Catanzaro, per
nuovo esame da compiere uniformandosi alle sopra esposte indicazioni in diritto.

P.Q.M.

Annulla l’ordinanza impugnata e rinvia per nuovo esame al Tribunale di
sorveglianza di Catanzaro.
Così deciso il 12 dicembre 2017

estGoiRSUPREMA DI CASSAZIONEresidente
Prima Sezionp~h
e
ella Patrizia Mazzei
Binenti
Depositata in Cancelleria oggi
Roma,
.2.0. API?… 2018

Il Consigliere
Rol?

giurisprudenza si era orientata in senso contrario rispetto allo scioglimento del

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