Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 17836 del 24/01/2018


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 17836 Anno 2018
Presidente: MICCOLI GRAZIA
Relatore: GUARDIANO ALFREDO

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
BOATO FEDERICA nato il 08/07/1974 a TRIESTE

avverso la sentenza del 06/10/2016 della CORTE APPELLO di VENEZIA
dato avviso alle parti;
sentita la relazione svolta dal Consigliere ALFREDO GUARDIANO;

Data Udienza: 24/01/2018

FATTO E DIRITTO
1. Con la sentenza di cui in epigrafe la corte di appello di Venezia
confermava la sentenza con cui il tribunale di Treviso, in data
24.1.2011, aveva condannato Boato Federica alla pena ritenuta di
giustizia, in relazione ai reati ex artt. 624, 625, n. 7; 337, c.p., in
rubrica a lei ascritti.
Avverso la sentenza della corte territoriale, di cui chiede

l’annullamento, ha proposto ricorso per cassazione l’imputata,
lamentando violazione di legge e vizio di motivazione, in ordine alla
inadeguata valutazione da parte della corte territoriale del compendio
probatorio, con particolare riferimento alla mancata considerazione delle
condizioni soggettive dell’imputata, all’epoca dei fatti affetta da una
diminuzione della capacità d’intendere e di volere, in ragione del suo
stato di tossicodipendente, nonché in relazione all’entità del trattamento
sanzionatorio.
3. Il ricorso va dichiarato inammissibile, in quanto, con particolare
riferimento alle doglianze riguardanti la condanna per il reato di cui
all’art. 337, c.p., la ricorrente propone una mera rivalutazione del
compendio probatorio operata dal giudice di secondo grado (con la cui
motivazione l’imputata non si confronta) , non consentita in questa
sede, stante la preclusione, per il giudice di legittimità, di sovrapporre la
propria valutazione delle risultanze processuali a quella compiuta nei
precedenti gradi di merito, e considerato che, in tal caso, si
demanderebbe alla Cassazione il compimento di una operazione
estranea al giudizio di legittimità, quale è quella di reinterpretazione
degli elementi di prova valutati dal giudice di merito ai fini della
decisione (cfr. ex plurimis, Cass., sez. VI, 22/01/2014, n. 10289).
Generici ed attinenti al merito del trattamento sanzionatorio, dunque
non scrutinabili in questa sede di legittimità, appaiono, infine, i residui
motivi di ricorso.
4.

Alla dichiarazione di inammissibilità, segue la condanna della

ricorrente, ai sensi dell’art. 616, c.p.p., al pagamento delle spese del
procedimento e della somma di euro 2000,00 a favore della cassa delle

2.

ammende, tenuto conto della circostanza che l’evidente inammissibilità
dei motivi di impugnazione, non consente di ritenere quest’ultima
immune da colpa nella determinazione delle evidenziate ragioni di
inammissibilità (cfr. Corte Costituzionale, n. 186 del 13.6.2000).
P.Q.M.
dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento

cassa delle ammende.
Così deciso in Roma il 24.1.2018.
Il Consigliere ELrre

Il P

nome.

te

delle spese processuali e della somma di euro 2000,00 in favore della

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