Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 17721 del 29/03/2018


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Penale Ord. Sez. 2 Num. 17721 Anno 2018
Presidente: GALLO DOMENICO
Relatore: PACILLI GIUSEPPINA ANNA ROSARIA

ORDINANZA
sul ricorso proposto da
LOUSSAIEF BOULBABA nato in Tunisia il 20.1.1992
avverso la sentenza del GIP del Tribunale di Macerata del 2.12.2017
Visti gli atti, la sentenza e il ricorso;
Udita nell’udienza camerale del 29.3.2018 la relazione fatta dal Consigliere
Giuseppina Anna Rosaria Pacilli

RITENUTO IN FATTO E CONSIDERATO IN DIRITTO
1. LOUSSAIEF BOULBABA ricorre contro la sentenza indicata in epigrafe, che,
a norma degli artt. 444 e seguenti c.p.p., ha applicato nei suoi confronti, in
ordine ai reati di rapina e lesioni aggravate nonché di porto di arma in luogo
pubblico, la pena concordata dalle parti, deducendo:
a) inosservanza della legge penale e vizio di motivazione, per non avere il
giudice motivato sulla ricorrenza di una causa di proscioglimento ex art. 129
c.p.p.;
b) inosservanza della legge penale e vizio di motivazione, per avere il
giudice applicato la misura dell’espulsione dallo Stato in via automatica, senza
motivare sulla sussistenza della pericolosità sociale dell’imputato.

2. Il ricorso è inammissibile perché presentato per motivo non consentito.
Il comma 2 bis dell’art. 448 cod, proc. pen., introdotto con la L. 23/6/2017
n. 103, in vigore dal 3 agosto dello stesso anno, infatti, prevede che il ricorso per

Data Udienza: 29/03/2018

cassazione avverso la sentenza pronunciata ai sensi dell’art. 444 cod. proc. pen.
è ammissibile esclusivamente per motivi attinenti: a) “all’espressione della
volontà dell’imputato”; b) “al difetto di correlazione tra la richiesta e la
sentenza”; c) “all’erronea qualificazione giuridica del fatto”; d) “all’illegalità della
pena o della misura di sicurezza” applicate.
Tale disposizione si applica, per espressa previsione contenuta nell’art. 1,
comma 51, della stessa legge, dal 3 agosto 2017 e, nello specifico, a tutte le
impugnazioni relative a richieste di applicazione di pena formulate in data a

La richiesta di applicazione di pena, oggetto del presente ricorso, è stata
presentata in data 20 dicembre 2017 e il ricorrente non ha dedotto alcuno dei
motivi indicati nell’art. 448, comma 2 bis., c.p.p.
Peraltro, il giudice ha motivato sull’esclusione dei presupposti di cui all’art.
129 c.p.p. per il proscioglimento dell’imputato con argomentazioni sintetiche ma
adeguate ai parametri indicati per tale genere di decisioni dall’ormai consolidata
giurisprudenza di legittimità (cfr., tra le altre, Sez. un., n. 5777 del 27 marzo
1992, Di Benedetto, rv. 191135; Sez. un., n. 10372 del 27 settembre 1995,
Serafino, rv. 202270; Sez. un., n. 20 del 27 ottobre 1999, Fraccari, rv. 214637).
Il medesimo giudice ha altresì adeguatamente motivato sulla ritenuta
pericolosità dell’imputato, “desunta dai fatti a lui ascritti”.
2. Alla luce di quanto precede va dichiarata l’inammissibilità del ricorso
proposto, cui consegue, ai sensi dell’art. 616 c.p.p., la condanna del ricorrente al
pagamento delle spese processuali nonché – apparendo evidente dal contenuto
dei motivi che egli ha proposto il ricorso determinando le cause di inammissibilità
per colpa (Corte cost., sentenza 13 giugno 2000, n. 186) e tenuto conto
dell’entità di detta colpa – della somma di euro duemila in favore della Cassa
delle Ammende a titolo di sanzione pecuniaria.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della somma di euro duemila in favore della Cassa delle
ammende.
Così deciso in Roma, udienza camerale del 29 marzo 2018
Il Consigliere estensore
Giuseppina A. R. Pacilli
(2.
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Il Presidente
DAnenico Gallo
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questa successiva.

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