Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 17720 del 29/03/2018


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Penale Sent. Sez. 2 Num. 17720 Anno 2018
Presidente: GALLO DOMENICO
Relatore: PACILLI GIUSEPPINA ANNA ROSARIA

SENTENZA
sul ricorso proposto da
GALLELLI MAURIZIO, nato in Germania il 20.2.1974
avverso l’ordinanza del Tribunale del riesame di Catanzaro del 9.8.2017
Visti gli atti, l’ordinanza e il ricorso;
Udita nell’udienza camerale del 29.3.2018 la relazione fatta dal Consigliere
Giuseppina Anna Rosaria Pacilli;
Udito il Sostituto Procuratore Generale in persona di Giulio Romano, che ha
concluso chiedendo di rigettare il ricorso;

RITENUTO IN FATTO
Con ordinanza, emessa il 9 agosto 2017, il Tribunale del riesame di
Catanzaro ha rigettato l’appello proposto da Gallelli Maurizio, in atti
generalizzato, avverso l’ordinanza del Gip della stessa citta, che aveva rigettato
l’istanza di revoca o sostituzione della misura della custodia cautelare in carcere.
Avverso l’ordinanza del Tribunale del riesame il difensore dell’indagato ha
proposto ricorso per cassazione, deducendo i seguenti motivi:
1) inosservanza ed erronea applicazione della legge penale nonché
mancanza, illogicità e contraddittorietà della motivazione, per avere il Tribunale
del riesame ritenuto che l’unica questione, oggetto di appello, fosse la verifica
della ricorrenza della situazione di assoluta impossibilità della signora Ventura
Antonella, coniuge di Gallelli Maurizio, di dare assistenza alla comune figlia
Gallelli Vittoria, minore di anni sei, mentre erano state dedotte anche le ragioni

Data Udienza: 29/03/2018

per le quali poteva applicarsi quantomeno la misura degli arresti domiciliari,
essendo scemate le esigenze cautelari;
2) inosservanza ed erronea applicazione della legge penale nonché
mancanza, illogicità e contraddittorietà della motivazione, per avere il Tribunale
del riesame, da un lato, ritenuto esistente la preoccupante situazione in cui
versano la moglie e la figlia del Gallelli e, dall’altro e contraddittoriamente,
ritenuto insussistente l’assoluta impossibilità della madre di dare assistenza alla
figlia minorenne, potendo rivolgersi a congiunti. Ciò, peraltro, in contrasto con

familiari o di strutture assistenziali funzione sostitutiva della figura paterna.
All’odierna udienza camerale, celebrata ai sensi dell’art. 127 c.p.p., si è
proceduto al controllo della regolarità degli avvisi di rito; all’esito, la parte
presente ha concluso come da epigrafe e questa Corte Suprema, riunita in
camera di consiglio, ha deciso come da dispositivo in atti.

CONSIDERATO IN DIRITTO
1.

Il ricorso è fondato.

1.1 Riguardo al primo motivo, deve osservarsi che il Tribunale del riesame
ha ritenuto che l’unica questione, oggetto di appello, fosse la verifica della
ricorrenza della situazione di assoluta impossibilità della signora Ventura
Antonella, coniuge di Gallelli Maurizio, di dare assistenza alla comune figlia
Gallelli Vittoria, minore di anni sei.
Di contro, con l’atto di appello era stata impugnata l’ordinanza del Gip anche
nella parte in cui aveva disatteso la richiesta di revoca o sostituzione della
misura cautelare, fondata sul venir meno o sull’attenuazione delle esigenze
cautelari, in ragione del decorso del tempo e degli altri elementi, evidenziati
nell’istanza stessa.
A siffatto motivo il Tribunale del riesame non ha dato risposta, così che già
per tale ragione si impone l’annullamento dell’ordinanza impugnata.
1.2 Con riferimento al secondo motivo, deve ricordarsi che questa Corte ha
avuto modo di affermare (Sez. 6, n. 35806 del 23/06/2015, Rv. 264725) che, in
tema di misure cautelari personali l’assoluta impossibilità per la madre di dare
assistenza al minore, prevista dall’art. 275, comma quarto, c.p.p. quale
condizione per escludere l’applicazione o il mantenimento della custodia in
carcere nei confronti del padre di prole di età inferiore a sei anni, si individua
avendo riguardo non solo al soggetto chiamato a prestare assistenza, ma anche,
e soprattutto, alla situazione del figlio, in considerazione del rischio in concreto
derivante per quest’ultimo dal

deficit

2

assistenziale, sotto il profilo

l’orientamento del giudice di legittimità, che non riconosce alla presenza di altri

dell’irreversibile compromissione del processo evolutivo-educativo, dovuta alla
mancata, valida ed efficace presenza di entrambi i genitori.
E’ stato altresì deciso che, in tema di misure cautelari personali, il
mantenimento della misura della custodia cautelare in carcere nei confronti
dell’indagato, padre di prole minore di sei anni, sussistendo l’impossibilità della
madre di prestare assistenza al minore per impedimento dovuto alle proprie
condizioni di salute, non può essere giustificato avendo riguardo alla presenza di
altri familiari o di strutture assistenziali, in quanto ad essi il legislatore non

può essere gravemente pregiudicata dall’assenza di una figura genitoriale, la cui
infungibilità deve, pertanto, fin dove è possibile, essere assicurata, trovando
fondamento nella garanzia che l’art. 31 Cost. accorda all’infanzia (Cass., Sez. 5,
n. 41626 del 9.11.2007, Rv. 238209).
Alla luce di tali coordinate ermeneutiche, deve osservarsi che, nella
fattispecie, il ricorrente ha evidenziato una grave situazione di alterazione nella
gestione di sua figlia, minore di sei anni, in conseguenza di una condizione di
patologia della madre presente, che allo stato non potrebbe essere fronteggiata
se non con il genitore in custodia detentiva.
A fronte di questi rilievi il Tribunale del riesame ha ritenuto non sussistere
una condizione di assoluta impossibilità della madre di prendersi cura della
minore, atteso che la patologia della madre aveva trovato nella
somministrazione di specifica terapia medica efficace rimedio e

“l’abbandono

della terapia, con conseguente scomparsa dei benefici terapeutici, che il perito
riconduce alla rappresentata difficoltà, in conseguenza degli effetti collaterali
consistenti in marcata astenia e sonnolenza, di accudire sufficientemente la figlia
durante il giorno e di fronteggiare eventuali esigenze notturne, non si poneva
tuttavia quale unica scelta, obbligata e necessaria, per ovviare alle conseguenze
discendenti dagli effetti collaterali della terapia, poiché non viene fatta menzione
della possibilità, nei momenti di più acuta reazione della terapia, di usufruire
dell’aiuto, occasionale, dei più stretti congiunti nell’assistenza della piccola
Vittoria”.
Riguardo alla minore, il Tribunale del riesame ha rimarcato che “le difficoltà
comportamentali e relazionali, discendenti dalle condizioni attuali del sistema
familiare, avrebbero potuto ricevere adeguato supporto … dalle strutture
pubbliche predisposte per la risoluzione di problematiche familiari”.
Così argomentando è evidente che il giudice di merito ha esaminato i rilievi
del ricorrente e, quindi, la situazione della madre e della minore avendo riguardo
alla possibilità di fare ricorso ad altri congiunti e alle strutture pubbliche
assistenziali.

3

riconosce alcuna funzione sostitutiva, considerato che la formazione del bambino

Possibilità, questa, che al di là della sua genericità, in difetto di concreta
indicazione sui congiunti ai quali la donna potrebbe far riferimento, si appalesa
contrastante non solo con la ratio dell’art. 275, comma 4, c.p.p., diretta alla
tutela della formazione del bambino, che può essere gravemente pregiudicata
dall’assenza di una figura genitoriale, ma anche con la lettera dell’anzidetta
disposizione, che indica come soggetti impossibilitati a prendersi cura solo la
madre e non anche altri soggetti, così richiedendo un’indagine limitata alle
condizioni di impossibilità della madre e non estesa alla verifica dell’esistenza di

1.3 L’ordinanza impugnata va dunque annullata con trasmissione degli atti
al Tribunale di Catanzaro perché, in diversa composizione, proceda a nuovo
esame della vicenda.
2. La cancelleria curerà gli adempimenti di cui all’art. 94 co. 1 – ter disp.
att. cod. proc. pen.

P.Q.M.
Annulla l’ordinanza impugnata e rinvia per nuovo esame, con integrale
trasmissione degli atti, al Tribunale di Catanzaro (Sezione per il riesame delle
misure coercitive) in diversa composizione. Manda alla cancelleria per gli
adempimenti di cui all’art. 94 co. 1 – ter disp. att. cod. proc. pen.
Così deciso in Roma, udienza camerale del 29 marzo 2018
Il Consigliere estensore

Il Presidente

Giuseppina A. R. Pacilli

Drenico Gallo
“”–)

—-

altri soggetti, idonei a prendersi cura del minore.

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