Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 17717 del 23/03/2018


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Penale Sent. Sez. 2 Num. 17717 Anno 2018
Presidente: DIOTALLEVI GIOVANNI
Relatore: COSCIONI GIUSEPPE

SENTENZA

sul ricorso proposto da:

SCIACCA Oronzo, nato il 22/11/1951

avverso il decreto n.159/15 in data 28/10/2015 dalla Corte di appello di Catania

visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere Dott. Giuseppe COSCIONI;
lette le conclusioni del Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore
generale Dott. Franca ZACCO, che ha chiesto dichiararsi inammissibile il ricorso;

Data Udienza: 23/03/2018

RITENUTO IN FATTO
1.

Con decreto del 28 ottobre 2015, la Corte di appello di Catania

confermava il decreto del Tribunale di Catania con il quale era stata aggravata la
misura di prevenzione della sorveglianza speciale di p.s. applicata a Sciacca
Oronzo.
1.1 Avverso il decreto ricorre per Cassazione il difensore di Sciacca, eccependo
l’assenza di pericolosità sociale attuale del ricorrente, l’illegittimità
dell’applicazione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno e

della cauzione; al riguardo osserva come i reati commessi da Sciacca siano uno
del maggio 2012 per guida senza patente e l’altro dell’aprile 2013 e che non era
legittima l’applicazione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno, visto
che si poteva applicare tale misura solo se tutte le altre misure si fossero rivelate
inadeguate ad assicurare la tutela della sicurezza pubblica; inoltre, l’obbligo di
presentazione era illegittimo, viste le precarie condizione di salute di Sciacca, e
lo stato di indigenza dello stesso gli impediva di adempiere all’obbligo di
versamento della cauzione; il prevenuto aveva assunto uno stile di vita non più
in antitesi con la salvaguardia della pubblica sicurezza, intraprendendo un
cammino che lo aveva condotto ad un totale e positivo reinserimento sociale,
tale da non necessitare di nessun aggravamento della misura.; chiedeva quindi
l’annullamento del decreto impugnato.

CONSIDERATO IN DIRITTO
2.11 ricorso è manifestamente infondato.
2.1 Va osservato che in tema di misure di prevenzione personale, ai sensi
dell’art. 4, comma 11, I. 27 dicembre 1956, n. 1423, avverso il decreto della
Corte d’Appello che decide sulla impugnazione proposta contro il provvedimento
con cui il Tribunale applica una delle misure di prevenzione personali previste
dall’art. 3, I. 27 dicembre 1956, n. 1423 è ammesso soltanto ricorso in
cassazione per violazione di legge, da parte del Pubblico Ministero e
dell’interessato; secondo l’orientamento consolidato di questa Corte, può essere
dedotto quale violazione di legge il vizio della motivazione solo qualora se ne
contesti l’inesistenza o la mera apparenza, qualificabili come forme di violazione
dell’obbligo di provvedere con decreto motivato, imposto al giudice d’appello dal
nono comma del predetto art. 4, I. n.1423 del 1956 (oggi comma secondo
dell’art. 10, d. Igs. 6 settembre 2011, n. 159).
In particolare, oltre ai casi di mancanza assoluta, la motivazione può
ritenersi apparente soltanto quando sia priva dei requisiti minimi di coerenza, di
completezza e di logicità, o sia assolutamente inidonea a rendere comprensibile

2
)

l’illegittimità dell’applicazione dell’obbligo di presentazione bisettimanale nonché

P

il filo logico seguito dal giudice di merito (cfr.; Cass., sez. VI, 10/03/2008, n.
25795).
Nel caso di specie, è da escludersi che nel decreto impugnato sia rinvenibile
nella motivazione una argomentazione priva dei requisiti minimi di coerenza, di
completezza e di logicità, al punto da risultare meramente apparente; il
ricorrente sostiene la mancanza del requisito dell’attualità della pericolosità,
senza confrontarsi minimamente con le precise e lineari argomentazioni
contenute nell’ordinanza impugnata che ha evidenziato, in primo luogo, che

multa, con sentenza del 20/09/2013 per il reato di cui all’art. 73 DPR 309/90,
osservando che l’epoca recente di commissione di nuovi fatti , commessi durante
la sottoposizione al primo decreto di applicazione della sorveglianza speciale,
uniti alla mancanza di elementi sintomatici di allontanamento dai circuiti
delinquenziali, inducono a ritenere Sciacca tuttora soggetto pericoloso; quanto
alle condizioni di salute di Sciacca, la Corte rileva come le stesse non gli abbiano
impedito di commettere l’attività di spaccio di stupefacenti per i quali è stato
condannato
La Corte ha poi motivato l’insussistenza dei requisiti dei presupposti per la
revoca della cauzione, stante la mancata dimostrazione di gravi necessità
personali e familiari e sul punto il ricorso si limita a mere affermazioni del tutto
sfornite di supporti probatori.
3. Il ricorso deve essere pertanto dichiarato inammissibile. Ai sensi dell’art.
616 cod. proc. pen., con il provvedimento che dichiara inammissibile il ricorso, la
parte privata che lo ha proposto deve essere condannata al pagamento delle
spese del procedimento, nonché – ravvisandosi profili di colpa nella
determinazione della causa di inammissibilità – al pagamento a favore della
Cassa delle ammende della somma di C 2.000,00 così equitativamente fissata in
ragione dei motivi dedotti.
La natura non particolarmente complessa della questione e l’applicazione di
principi giurisprudenziali consolidati consente di redigere la motivazione della
decisione in forma semplificata.

P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della somma di C 2.000,00 a favore della Cassa delle
ammende.
Così deciso il 23/03/2018
›i

Sciacca è stato condannato alla pena di 4 anni di reclusione ed C 20.000,00 si

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