Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 17632 del 06/03/2018


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 17632 Anno 2018
Presidente: IASILLO ADRIANO
Relatore: DI PISA FABIO

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
BLASI MARCELLO nato il 02/06/1969 a MANDURIA

avverso la sentenza del 17/03/2017 della CORTE APPELLO di MILANO
dato avviso alle parti;
sentita la relazione svolta dal Consigliere FABIO DI PISA;

9)

Data Udienza: 06/03/2018

R.G. 32023/2017
FATTO E DIRITTO

1. BLASI Marcello ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza in epigrafe
deducendo violazione di legge e difetto di motivazione in ordine alla affermazione della
responsabilità quanto ai reati contestati.
1.1. Ha dedotto che non erano stati acquisiti elementi probatori sufficienti per la affermazione

riconoscimenti fotografici operati erano irrituali e, comunque, privi di attendibilità alcuna e che
era gravemente carente il quadro indiziario relativamente agli altri reati contestati di cui ai capi
C) (art. 640 cod. pen.), D) ( artt. 61 n.2), 81; 477 e 482) ed E) (art. 494, 61 n.2. cod. pen.)

2. Il ricorso deve ritenersi inammissibile in quanto manifestamente infondato atteso che le
censure proposte vanno ritenute null’altro che un modo surrettizio di introdurre, in questa sede
di legittimità, una nuova valutazione di quegli elementi fattuali già ampiamente presi in esame
dalla corte territoriale.
2.1. Occorre evidenziare che in tema di giudizio di cassazione sono precluse al giudice di
legittimità la rilettura degli elementi di fatto posti a fondamento della decisione impugnata e
l’autonoma adozione di nuovi e diversi parametri di ricostruzione e valutazione dei fatti, indicati
dal ricorrente come maggiormente plausibili o dotati di una migliore capacità esplicativa
rispetto a quelli adottati dal giudice del merito. (Sez. 6, n. 47204 del 07/10/2015 – dep.
27/11/2015, Musso, Rv. 26548201).
2.2. Va, ancora, osservato che non è sindacabile in sede di legittimità, salvo il controllo sulla
congruità e logicità della motivazione, la valutazione del giudice di merito, cui spetta il giudizio
sulla rilevanza e attendibilità delle fonti di prova, circa contrasti testimoniali o la scelta tra
divergenti versioni e interpretazioni dei fatti. (Sez. 2, n. 20806 del 05/05/2011 – dep.
25/05/2011, Tosto, Rv. 25036201) e che in tema di prove, il riconoscimento fotografico da
parte di un testimone che, per il tempo trascorso, non abbia serbato memoria diretta delle
sembianze della persona da riconoscere può conseguire comunque un risultato di certezza in
esito al richiamo, attraverso il meccanismo delle contestazioni, dell’individuazione della
persona da riconoscere effettuata senza esitazioni nella fase delle indagini. (Sez. 5, n. 43655
del 25/05/2015 – dep. 29/10/2015, Volpini, Rv. 26496901).

3. Nella specie la corte di merito con motivazione congrua e pienamente logica (v. ff. 6), ha
disatteso, con congrua motivazione in fatto e corretta in diritto, le medesime censure afferenti
la irritualità ed inattendibilità del riconoscimento operato e la irrilevanza degli elementi
probatori acquisiti.
Gli argomenti spesi dal difensore nell’ odierno ricorso sono generici, aspecifici e meramente
reiterativi rispetto alla motivazione con la quale la Corte ha puntualmente confutato le
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della propria responsabilità in ordine ai reati di truffa di cui ai capi A) e B) in quanto i

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medesime censure confermando la corretta ricostruzione in fatto operata dai giudici di primo
grado.
3.1. Pertanto, non essendo evidenziabile alcuno dei vizi motivazionali deducibili in questa sede
quanto alla affermazione della penale responsabilità in ordine al reato di cui sopra, le censure,
essendo incentrate tutte su una nuova rivalutazione di elementi fattuali e, quindi, di mero
merito, appaiono del tutto infondate.

declaratoria d’inammissibilità consegue, per il disposto dell’art. 616 cod. proc. pen., la
condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali nonché al pagamento in favore
della Cassa delle Ammende di una somma che, ritenuti e valutati i profili di colpa emergenti dal
ricorso, si determina equitativamente in euro duemila.

P.Q.M.

dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e
al versamento della somma di duemila euro alla Cassa delle Ammende.
Così deciso in Roma, il 6 Marzo 2018

presidente

4. Per le considerazioni esposte, dunque, il ricorso deve essere dichiarato inammissibile. Alla

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