Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 17578 del 06/03/2018


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 17578 Anno 2018
Presidente: IASILLO ADRIANO
Relatore: SGADARI GIUSEPPE

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
GRIFFO MICHELE nato il 31/05/1963 a LUSCIANO

avverso la sentenza del 12/03/2015 della CORTE APPELLO di NAPOLI
dato avviso alle parti;
sentita la relazione svolta dal Consigliere GIUSEPPE SGADARI;

Data Udienza: 06/03/2018

RITENUTO IN FATTO E IN DIRITTO

La CORTE APPELLO di NAPOLI, con sentenza in data 12/03/2015, parzialmente riformando la
sentenza pronunciata dal TRIBUNALE di SANTA MARIA CAPUA VETERE, in data 08/10/2008, nei
confronti dì GRIFFO MICHELE confermava la condanna in relazione al reato di cui alli art. 648 CP.
Propone ricorso per cassazione l’imputato, deducendo ì seguenti motivi: violazione dì legge e vizio
di motivazione con riferimento alla ritenuta responsabilità ed al trattamento sanzionatorio.
Il ricorso è inammissibile.
Il ricorrente non si confronta con la motivazione della sentenza impugnata nella parte in cui ha
negato il riconoscimento della circostanza attenuante di cui all’art. 648,comma 2, cp, ricostruendo

scarpe di un marchio pregiato) e la personalità dell’imputato in quanto attinto da gravi precedenti
penali.
Così rifacendosi alla pacifica giurisprudenza di legittimità, neanche contestata dal ricorrente e
richiamata in sentenza a proposito del giudizio globale che deve permeare la valutazione in ordine
alla sussistenza dell’attenuante in parola.
La Corte di Appello ha poi ritenuto congrua una pena di poco superiore al minimo edittale e ben al
di sotto della sua media.
La graduazione della pena, anche in relazione agli aumenti ed alle diminuzioni previsti per le
circostanze aggravanti ed attenuanti, rientra nella discrezionalità del giudice di merito, che la
esercita, così come per fissare la pena base, in aderenza ai principi enunciati negli artt. 132 e 133
cod. pen.; ne discende che è inammissibile la censura che, nel giudizio di cassazione, miri ad una
nuova valutazione della congruità della pena la cui determinazione non sia frutto di mero arbitrio o
di ragionamento illogico (Sez. 5, n. 5582 del 30/09/2013 – 04/02/2014, Ferrario, Rv. 259142), ciò
che – nel caso di specie – non ricorre. Invero, una specifica e dettagliata motivazione in ordine alla
quantità di pena irrogata, specie in relazione alle diminuzioni o aumenti per circostanze, è
necessaria soltanto se la pena sia di gran lunga superiore alla misura media di quella edittale,
potendo altrimenti essere sufficienti a dare conto dell’impiego dei criteri di cui all’art. 133 cod. pen.
le espressioni del tipo: ‘pena congrua’, ‘pena equa’ o ‘congruo aumento’, come pure il richiamo alla
gravità del reato o alla capacità a delinquere (Sez. 2, n. 36245 del 26/06/2009, Denaro, Rv.
245596)

Alla inammissibilità del ricorso consegue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese
processuali, nonché, ai sensi dell’art. 616 c.p.p., valutati i profili di colpa nella determinazione della
causa di inammissibilità emergenti dal ricorso (Corte Cost. 13 giugno 2000, n. 186), al versamento
della somma, che ritiene equa, di euro duemila a favore della cassa delle ammende.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e
della somma dì euro duemila alla cassa delle ammende.

Così deciso il 06/03/2018
Il Consigliere Estensore
GIUSEPPE SGADARI

tutta la grave dinamica del fatto (trattandosi della installazione di un opificio per la contraffazione di

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