Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 17484 del 06/02/2018


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Penale Sent. Sez. 5 Num. 17484 Anno 2018
Presidente: LAPALORCIA GRAZIA
Relatore: ZAZA CARLO

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
c/
NASCETTI ANNA MARIA nato il 08/12/1944 a LOIANO
nel procedimento a carico di quest’ultimo

avverso l’ordinanza del 19/07/2017 del TRIB. LIBERTA’ di PISA

Data Udienza: 06/02/2018

visti gli atti, il provvedimento impugnato ed il ricorso;
udita la relazione svolta dal Consigliere Carlo Zaza;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale
Francesco Salzano, che ha concluso per il rigetto del ricorso;
udito il difensore avv. Settimio Biondi, che ha concluso per l’accoglimento del
ricorso;

1. Anna Maria Nascetti ricorre avverso l’ordinanza del 19 luglio 2017 con la
quale il Tribunale di Pisa confermava in sede di riesame il decreto del Giudice per
le indagini preliminari dello stesso Tribunale del 12 giugno 2017, dispositivo del
sequestro preventivo per equivalente per l’importo di euro 8.034.689,
corrispondente ai profitti dei reati di cui agli artt. 416 cod. pen. e 166 d.lgs. 24
febbraio 1998, n. 58, contestati nella costituzione e nell’organizzazione di
un’associazione transnazionale, diretta alla commissione di delitti di esercizio
abusivo di intermediazione finanziaria, e nel concorso in operazioni di illecita
promozione di strumenti finanziari analiticamente riepilogate ai capi da B1 a
B120 dell’ipotesi d’accusa.

2. La ricorrente propone otto motivi.
2.1. Con i primi sette motivi deduce violazione di legge nella formulazione di
una motivazione carente o comunque apparente sui rilievi difensivi in ordine al
ridimensionamento dell’importo dei profitti dei reati e correlativamente del
sequestro, con particolare riguardo alla contabile ed alle annotazioni dei libri
mastro sulla restituzione della somma di cui al capo B11, alla mancata
sottoscrizione della bozza della

promissory note,

rinvenuta nei

computers

sequestrati, che escludeva l’incasso della somma di cui al capo B32, alla
riferibilità agli stessi contratti delle contestazioni di cui ai capi B18, B19, B27 e
B34 e di quelle, rispettivamente, di cui ai capi B21, B20, B28 e B37, alla
documentazione prodotta dalla difesa in ordine all’incasso di somme inferiori a
quelle contestate ai capi B1 e B52, agli estratti conto dai quali non risultava
l’incasso delle somme di cui ai capi B69 e B94, agli errori di calcolo nella
conversione della valuta per le somme di cui ai capi B1, B2 e B3, al riscontro
contabile dell’incasso di somme minori di quelle contestate ai capi B5, B33, B78,
B79 e B99, alla mancanza di riscontri documentali sul pagamento dell’importo
contestato al capo B44, alla contabile da cui risultava la restituzione di parte
della somma di cui al capo B53 ed alla mancanza della prova dell’effettivo
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RITENUTO IN FATTO

incasso delle somme di cui ai capi B74 e B75, lamentando altresì carenza
motivazionale sulla generale affermazione di inattendibilità degli elementi indicati
dalla difesa nelle missive di posta elettronica inviate dagli indagati ai clienti, a
fronte della credibilità viceversa attribuita alla documentazione rinvenuta presso
l’indagato Giovanni Margotti e alle contabili ritrovate sui supporti informatici.
2.2. Con l’ottavo motivo deduce violazione di legge sulla ritenuta
inammissibilità del motivo di riesame in ordine all’erronea attribuzione della
disponibilità di taluni beni al Margotti, marito della Nascetti, per non essere

legittimato a richiedere la restituzione di un bene è colui che si dichiara
proprietario dello stesso.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. I motivi dedotti sul ridimensionamento dell’importo dei profitti dei reati e
del sequestro sono infondati.
E’ in primo luogo infondata la censura per la quale in taluni casi più condotte
contestate all’indagato sarebbero in realtà relative ad uno stesso contratto di
promozione finanziaria, derivandone l’artificiosa duplicazione degli importi dei
ritenuti profitti illeciti e, conseguentemente, delle somme sottoposte a sequestro.
Dalla stessa formulazione testuale delle contestazioni, analiticamente riportate
nel ricorso, risulta infatti la diversità delle condotte di cui ai capi B18 e B21 nelle
persone offese Goodwill Funding Inc. e Nusource Capital Inc., nelle somme
versate di euro 32.555 ed euro 137.500 e nelle date di sottoscrizione dei
contratti al 10 e al 12 novembre del 2014; delle condotte di cui ai capi B19 e
B20 nelle somme versate di euro 32.500 ed euro 35.000 e nelle date di
sottoscrizione dei contratti al 4 e al 10 novembre 2 del 2014; delle condotte di
cui ai capi B27 e B28 nei numeri dei titoli XS0605207983 e XS0250306643, nelle
somme versate di euro 20.000 ed euro 110.000 e nelle date di sottoscrizione dei
contratti al 21 febbraio e al 20 maggio del 2015; e delle condotte di cui ai capi
B34 e B37 nelle persone offese Arirang DNC ltd e Venture Advertising s.r.l..
Per il resto, la motivazione del provvedimento impugnato, contrariamente a
quanto lamentato dalla ricorrente, si presenta come tutt’altro che carente o
apparente sui rilievi difensivi, viceversa esaminati e disattesi sulle singole
contestazioni. Il Tribunale osservava infatti che per il capo B11 non erano stati
dedotti elementi significativi sulla restituzione delle somme versate, a fronte
delle contrarie risultanze documentali; per il capo B32 la mancata sottoscrizione
della promissory note

era dedotta unicamente in base all’assenza di tale
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quest’ultima legittimata all’impugnazione, osservando che unico soggetto

sottoscrizione sulla copia di un documento trasmessa con il mezzo della posta
elettronica nel corso delle trattative, superata dalle complessive risultanze
bancarie ed, in particolare, dall’atto emesso dalla Metro Bancorp di Hong Kong in
cui si riferiva del pagamento effettuato; per il capo B69 la missiva di posta
elettronica inviata dal Margotti non era significativa della restituzione del
pagamento a fronte della distinta di versamento della somma; per il capo B94 la
tesi difensiva sull’esecuzione del pagamento in misura inferiore a quella
contestata era sostenuta in base ad un’interpretazione parziale degli atti di

per le ulteriori operazioni, in ordine alle quali era dedotta la diversità dell’importo
rispetto a quello contestato, la difesa richiamava una prospettazione del proprio
consulente priva di elementi di riscontro e meramente dubitativa sull’effettiva
esecuzione degli ordini di pagamento.
Neppure può ravvisarsi l’asserita carenza motivazionale nella generale
affermazione del provvedimento impugnato in ordine alla dubbia autenticità delle
missive di posta elettronica inviate dagli stessi indagati ai clienti, rispetto ai dati
desumibili dalle risultanze contabili. Mentre i rilievi critici della ricorrente
sull’attendibilità attribuita alla documentazione rinvenuta presso il coindagato
Margotti ed alle contabili ritrovate sui supporti informatici si risolvono, come le
ulteriori doglianze esposte nel ricorso, nella deduzione di vizi di logicità della
motivazione, non consentita nel giudizio di legittimità in questa materia.

2. Il motivo dedotto sulla ritenuta inammissibilità del motivo di riesame, in
ordine all’erronea attribuzione della disponibilità di taluni beni al Margotti, è
inammissibile.
Considerato quanto affermato dalla giurisprudenza di legittimità sulla
mancanza di interesse dell’indagato ad impugnare i provvedimenti di sequestro
preventivo per ragioni attinenti all’appartenenza a terzi dei beni sequestrati (Sez.
2, n. 17584 del 10/01/2013, Iaia, Rv. 255963; Sez. 3, n. 26913 del 05/05/2009,
Carniti, Rv. 244211), e comunque sulla necessità che sia dedotto un interesse
concreto e attuale alla restituzione delle cose sequestrate (Sez. 3, n. 47313e del
17/05/2017, Ruan, Rv. 271231; Sez. 3, n. 35072 del 121/04/2016, Held, Rv.
267672), o alla rimozione di specifici effetti lesivi del provvedimento nella sfera
giuridica del ricorrente in base ad una particolare relazione di quest’ultimo con i
beni o all’influenza del provvedimento nel procedimento penale a carico dello
stesso (Sez. 3, n. 10977 del 27/01/2010, Ambrosetti, Rv. 246344; Sez. 1, n.
13037 del 18/02/2009, Giorgi, Rv. 243554; Sez. 4, n. 21724 del 20/04/2005,
Ventrone, Rv. 231374; Sez. 5, n. 6151 del 20/12/2004, dep. 2005, Nita, Rv.
230964), il motivo di riesame, con il quale si lamentava genericamente
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indagine, che non teneva conto delle comunicazioni fra gli istituti di credito; e

l’attribuzione al Margotti di alcuni beni di proprietà della Nascetti senza indicare
elementi concreti in tal senso, e si affermava che taluni beni non meglio
specificasti erano stati restituiti, era in effetti perplesso e non sostenuto da
alcuna deduzione di interesse dell’indagata ad escludere la fittizia intestazione
dei beni al Margotti, soprattutto se riferito ad un sequestro per equivalente.
Il ricorso deve in conclusione essere rigettato, seguendone la condanna della

P. Q. M.

Rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese processuali.
Così deciso il 06/02/2018

Il Presidente
$tazia Atpalotcia

Depositato in Cancelleria
Roma, lì …..4.11AP

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ricorrente al pagamento delle spese processuali.

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