Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 17448 del 30/01/2018


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Penale Sent. Sez. 1 Num. 17448 Anno 2018
Presidente: SARNO GIULIO
Relatore: CENTOFANTI FRANCESCO

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
AUTUNNO COSIMO DAMIANO nato il 28/09/1966 a MATINO

avverso l’ordinanza del 20/06/2017 del TRIBUNALE di LECCE
sentita la relazione svolta dal Consigliere FRANCESCO CENTOFANTI;
udite le conclusioni del Pubblico ministero, in persona del Sostituto Procuratore
generale FRANCESCO MAURO IACOVIELLO, che ha chiesto rigettarsi il ricorso per
il reato di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti ed annullarsi con
rinvio l’ordinanza impugnata per il reato di associazione per delinquere di stampo
mafioso.

Data Udienza: 30/01/2018

RITENUTO IN FATTO

1. Il Tribunale di Lecce, investito di richiesta di riesame ex art. 309 cod.
proc. pen., con l’ordinanza in epigrafe confermava la misura della custodia
cautelare in carcere, applicata dal G.I.P. del medesimo Tribunale, in data 31
maggio 2017, nei confronti di Damiano Cosimo Autunno, in relazione, tra l’altro,
ai reati di associazione per delinquere di stampo mafioso (capo A della
provvisoria imputazione), nonché di associazione finalizzata al traffico illecito di

2. Il Tribunale del riesame – respinte le censure di genericità delle accuse,
nonché di loro indeterminatezza spazio-temporale – richiamava il materiale
istruttorio emerso nel corso delle indagini preliminari, che a suo dire consentiva
la ricostruzione di un quadro criminale complesso, nell’ambito del quale si erano
venute a configurare le due associazioni criminali “parallele” di cui in
imputazione, la prima riconducibile al modello organizzativo di cui all’art. 416-bis
cod. pen, la seconda a quello di cui all’art. 74 T.U. stup.
2.1. Quanto alla prima, capeggiata da Tommaso Montedoro, il Tribunale
contestava l’assunto difensivo, secondo cui essa difettasse delle caratteristiche
necessarie per essere definita mafiosa, che viceversa venivano desunte dalle
efferate modalità esecutive dei più gravi delitti riconducibili al programma
criminoso dell’organizzazione, tra cui l’omicidio di Augustino Potenza (fatto così
eclatante, si afferma, da non poter essere realizzato se non da soggetti che
intendevano soppiantare la vittima nel controllo del territorio), dall’idoneità
intimidatoria di tali modalità (che avevano ingenerato una condizione di
assoggettamento della popolazione locale, ed una diffusa omertà), dalla volontà
degli appartenenti al sodalizio di imporre la loro esclusiva egemonia nella zona
d’interesse.
Assodato ciò, non doveva attribuirsi alcun particolare rilievo alla possibilità
di ricondurre, o meno, l’organizzazione nell’ambito della c.d. Sacra corona unita,
o di altro raggruppamento criminale maggiore; né al fatto che sul medesimo
territorio insistessero ulteriori gruppi criminali, in competizione tra loro, sui quali
erano in corso separate indagini.
2.2. Quanto alla partecipazione di Autunno ad entrambi i sodalizi, il
Tribunale la riteneva allo stato provata da molteplici elementi.
Tra questi indicava espressamente i servizi d’osservazione compiuti dalla
polizia giudiziaria, che avevano permesso di accertare che l’indagato, con
frequenza, avesse partecipato ad incontri riservati (tenuti in aperta campagna)
con soggetti incardinati nelle associazioni criminali parallele capeggiate da

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stupefacenti (capo C).

Montedoro; ed anzi le indagini avevano rilevato l’esistenza di un «network» di
comunicazioni riservate tra Autunno ed i sodali Luca Del Genio e Giuseppe
Corrado, effettuate tramite utenze cellulari dedicate, successivamente sottoposte
ad intercettazione, al pari delle conversazioni parallelamente intervenute tra
Montedoro e gli stessi Del Gaudio e Corrado.
Gli esiti di queste ultime rafforzavano, secondo il giudice del riesame, il
quadro indiziario, perché rivelavano che i tre solevano discorrere, con linguaggio
allusivo facilmente decifrabile, del traffico di stupefacenti da loro curato,

alla distribuzione della sostanza, alla riscossione dei relativi proventi, al loro
versamento nella «cassa comune» ed all’amministrazione di essa; soggetto
identificabile senz’altro, grazie in particolare ad un preciso riferimento ad un suo
viaggio compiuto a Milano nel maggio 2017, con l’Autunno.
L’associazione finalizzata al traffico di stupefacenti altro non era, se non un
“organo”, seppur complesso, del sodalizio mafioso guidato da Montedoro, e ciò
non solo per l’unione personale esistente al vertice ma per la quasi integrale
coincidenza degli organici e l’esistenza dell’anzidetta «cassa comune», destinata
parimenti al finanziamento delle attività mafiose ed all’assistenza ai mafiosi
detenuti. Essendo la cassa il «cuore economico» anche dell’associazione di
stampo mafioso, e stante il vincolo federativo tra le due consorterie, era al
Tribunale evidente come l’affiliazione di Autunno dovesse essere riferita all’una
ed all’altra.
2.3. Il giudice del riesame riscontrava da ultimo l’attualità e concretezza
delle esigenze cautelari, e l’adeguatezza della sola misura di maggior rigore,
richiamando, per il delitto sub A), le presunzioni di cui all’art. 275, comma 3,
cod. proc. pen., e – per il delitto sub C) – la professionalità della condotta
dell’indagato, il suo stabile inserimento nel sodalizio, l’inidoneità contenitiva degli
arresti domiciliari nel contesto dato; indi la conclusiva reiezione del gravame.

3. Ricorre Autunno per cassazione, tramite il difensore di fiducia, sulla base
di prospettazione da cui sono enucleabili svariate censure, di seguito sintetizzate.
3.1. Il ricorrente denuncia, anzitutto, la violazione di legge ed il vizio di
motivazione, quanto alla ritenuta sussistenza della gravità e pluralità degli indizi
di reità, in ordine alla partecipazione al sodalizio mafioso ed all’associazione
finalizzata al traffico di stupefacenti.
L’intraneità dell’indagato ad entrambi si baserebbe su un’unica
conversazione, priva di ulteriori riscontri individualizzanti, intercettata tra
soggetti terzi, di cui viene peraltro contestata l’identificazione, dalla quale non
sarebbe deducibile alcun significativo ruolo funzionale a lui attribuito, né un

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evocando il ruolo di un soggetto, soprannominato «u vecchiareddu», preposto

vincolo solidaristico (mancante tra gli stessi interlocutori). Da essa si potrebbe al
più desumere la partecipazione di Autunno a singoli e sporadici reati di cessione
di stupefacente, e forse anche il concorso esterno, ma non l’affiliazione.
L’ordinanza impugnata non avrebbe adeguatamente confutato le
argomentazioni difensive, né si sarebbe posta con necessario approccio critico
nei confronti dell’ordinanza genetica. Non vi sarebbe dunque alcuna certezza
circa l’effettiva natura dei rapporti tra Autunno ed i coindagati Montedoro e Del
Gaudio, né circa la sussistenza dell’elemento costitutivo del delitto ex art. 74

pen. viene evidenziato come Montedoro si trovi in arresti domiciliari in Liguria,
onde il lecito dubbio sul luogo di eventuale costituzione di essa, con accennate (e
non meglio precisate) ricadute su competenza e giurisdizione.
3.2. Il ricorrente contesta, quindi, la lettura offerta dall’ordinanza impugnata
a proposito degli elementi indiziari principali ivi indicati, vale a dire il riferimento
alla posizione del «vecchiareddu» e quello al preteso ruolo di Autunno quale
riscossore dei proventi dello spaccio.
Il primo era personaggio in realtà di equivoca identificazione, incoerente e
lacunosa essendo una motivazione che sul punto non avrebbe analizzato tutti gli
aspetti e significati dei dialoghi intercettati, traendone conclusioni irragionevoli e
non argomentate.
Gli incassi erano solo indicativi di attività svolte da Autunno a suo esclusivo
vantaggio, non dipendenti dalla volontà di partecipare a contesti associativi,
onde anche il rilievo della manifesta illogicità dell’attribuzione a lui del ruolo di
gestore della «cassa comune», non suffragata da circostanze di fatto ed anzi
smentita dall’attribuzione a sé, da parte di Del Genio, in una conversazione
intercettata, del medesimo ruolo.
3.3 Il ricorrente censura, ulteriormente, la motivazione dell’ordinanza
impugnata in punto d’interpretazione delle intercettazioni e del loro significato,
ipotizzando alternative ragioni dei contatti che emergevano tra Autunno e
Montedoro (ammesso che fosse lui l’interlocutore) e comunque contestando che
dai relativi dialoghi si desse la prova del dolo di partecipazione, ossia emergesse
la consapevolezza e volontà dell’indagato di interagire, sinergicamente, con gli
altri soggetti qualificati come associati, in funzione del consolidamento del
sodalizio mafioso.
A proposito del quale, mancherebbe – a monte – la dimostrazione di tale
suo carattere, fondata su inadeguato apparato giustificativo, ncnché della
riconducibilità di esso all’organizzazione nota come «Sacra corona unita».
Sarebbe anche errata l’operata svalutazione dell’importanza di stabilire
l’esatta collocazione nel tempo del sodalizio in parola e della sua operatività.

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T.U. stup., mentre in relazione alla pretesa associazione ex art. 416-bis cod.

3.4. Il ricorrente muove infine, incidentalmente, due doglianze.
Lamenta la mancanza, contraddittorietà ed illogicità della motivazione in
punto di esigenze cautelari, non avendo l’ordinanza adeguatamente valorizzato il
fatto che Autunno, sulla base delle intercettazioni, aveva volontariamente
interrotto ogni rapporto con i coindagati.
Denuncia violazione di legge e vizio di motivazione, quanto all’aggravante
del carattere armato dell’associazione, che non potrebbe fondarsi su passaggi
inessenziali ricavabili da isolate conversazioni, non essendo peraltro sufficiente

rientranti nel programma comune.

4.

In data 25 gennaio 2018 è pervenuta in cancelleria una memoria

difensiva, ed una memoria ulteriore è stata trasmessa, per posta elettronica, il
30 gennaio 2018, data dell’odierna udienza camerale.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Va anzitutto dichiarata l’irricevibilità delle memorie, per la loro tardività,
in quanto presentate o pervenute oltre il termine di cinque giorni antecedenti
l’udienza, stabilito dall’art. 127, comma 2, cod. proc. pen., richiamato dal
successivo art. 311, comma 5 (Sez. 5, n. 49793 del 05/06/2013, Spagnolo, Rv.
257825); termine le cui unità di tempo si computano, come in ogni caso in cui è
stabilito solo il momento finale, intere e libere, a norma dell’art. 172, comma 5,
dello stesso codice (v. Sez. 1, n. 13597 del 22/11/2016, dep. 2017, De Silvio,
Rv. 269673).
Un ulteriore motivo d’irricevibilità è costituito, quanto alla seconda memoria,
dal suo invio mediante la posta elettronica, mezzo il cui uso nel processo penale
di cassazione è allo stato consentito, ai sensi del decreto ministeriale 14
settembre 2017, solo per le notificazioni e le comunicazioni da effettuarsi a cura
della cancelleria (Sez. 6, n. 55444 del 05/12/2017, C., Rv. 271677; v. anche
Sez. 2, n. 31336 del 16/05/2017, Silvestri, Rv. 270858, e Sez. 3, n. 48584 del
20/09/2016, Cacciatore, Rv. 268192).

2. Nel merito il proposto ricorso è infondato.

3.

L’ordinanza impugnata ritiene provata l’esistenza delle parallele

organizzazioni criminali di cui alla precedente narrativa, il metodo mafioso della
prima e le specifiche finalità della seconda, nonché la partecipazione, oggettiva e
soggettiva, di Autunno ad entrambe, sulla base di un compendio indiziario

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ad integrarla l’eventuale disponibilità di armi finalizzate ad interessi non

costituito da attività di osservazione e di captazione di conversazioni, e quindi
sulla base di dati la cui valenza dimostrativa, anche in chiave etero-accusatoria,
non necessita – neppure rispetto alle intercettazioni, e fermo il dovere di
adeguata interpretazione e valutazione delle loro risultanze – degli elementi di
corroborazione previsti dall’art. 192, comma 3, cod. proc. pen. (Sez. U, Sentenza
n. 22471 del 26/02/2015, Sebbar, Rv. 263714; Sez. 5, n. 48286 del
12/07/2016, Cigliola, Rv. 268414; Sez. 5, n. 4572 del 17/07/2015, dep. 2016,
Ambroggio, Rv. 265747; Sez. 1, n. 37588 del 18/06/2014, Amaniera, Rv.

Queste fonti probatorie, nella lettura completa e coerente che ne dà il il
giudice del riesame, offrono un’adeguata base conoscitiva, non illogicamente
valutata allo stato – nell’ottica di quella qualificata probabilità di responsabilità,
propria della fase (da ultimo, Sez. 2, n. 22968 del 08/03/2017, Carrubba, Rv.
270172; Sez. 4, n. 6660 del 24/01/2017, Pugiotto, Rv. 269179; Sez. 4, n.
53369 del 09/11/2016, Jovanovic, Rv. 268683) – come idonea a rappresentare
le circostanze sopra ricordate.
D’altra parte, sull’esistenza dell’associazione per delinquere, e sul suo
carattere mafioso, le pertinenti considerazioni del Tribunale non sono
contraddette da alcuna argomentazione puntuale; mentre sulla configurabilità
dell’associazione parallela dedita allo spaccio, sulla correlazione tra i sodalizi, e
sull’affiliazione all’uno e all’altro dell’indagato, l’ordinanza impugnata richiama
plurimi elementi – quali i contatti avuti tra Autunno ed i sodali, la loro frequenza
ed il loro oggetto, la sistematicità delle condotte di spaccio esecutive del
programma criminoso, il pieno coinvolgimento in esse dell’indagato (inteso «u
vecchiareddu»), il ruolo di lui nella gestione della «cassa comune», funzionale
alla vita di entrambe le organizzazioni – che, ineccepibilmente valutati, non sono
ulteriormente sindacabili in sede di legittimità (Sez. 5, n. 51604 del 19/09/2017,
D’Ippedico, Rv. 271623).
L’interpretazione dei dialoghi captati, inclusa la parte concernente
l’identificazione di Autunno in detto personaggio, è questione di fatto, risolta
senza evidenti aporie logiche nell’ordinanza impugnata, in questa parte parimenti
insindacabile (Sez. 2, n. 50701 del 04/10/2016, D’Andrea, Rv. 268389).
L’apparato argomentativo dell’ordinanza resiste pertanto alle censure mosse
in questa sede, che si presentano in larga parte assertive, ripetitive e, ove non
mutuate da meri precedenti giurisprudenziali, largamente sconfinanti nel merito.

4. Analoghe considerazioni debbono essere svolte con riguardo ai passaggi
del ricorso dedicate alle esigenze cautelari.

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260842; Sez. 2, n. 47028 del 03/10/2013, Farinella, Rv. 257519).

Sul punto la doglianza si sostanzia, per un verso, nell’affermazione
d’intervenuta pregressa interruzione dei rapporti con gli altri associati, che
rimane tuttavia totalmente generica, non indicando essa quali sarebbero le
emergenze processuali, in tesi dal Tribunale obliterate o travisate, da cui ciò
risulterebbe.
Sotto altro aspetto, la doglianza s’incentra, per contestarla, sull’aggravante
del carattere armato dei sodalizi, così ponendo inammissibilmente una questione
nuova, giacché essa non risulta introdotta in sede di riesame, né trattata in

occorre infatti anche ribadire che l’interesse a contestare, in sede cautelare,
l’esistenza di una o più circostanze aggravanti, e più in generale l’esatta
qualificazione giuridica del fatto, sussiste solo se da ciò dipenda in modo
specifico la legittimità della disposta misura (Sez. 1, n. 6226 del 06/11/1997,
Iannicelli, Rv. 209177), o comunque se dall’esclusione o dalla riqualificazione
derivi, per l’indagato, una concreta utilità (Sez. 6, Sentenza n. 10941 del
15/02/2017, Leocata, Rv. 269783; Sez. 5, n. 7468 del 28/11/2013, dep. 2014,
Pisano, Rv. 258984; Sez. 6, n. 50980 del 21/11/2013, Fabricino, Rv. 258502),
non identificabile neppure con la mera incidenza sulla durata dei termini di
custodia cautelare (la quale non integra l’interesse all’impugnazione, che deve
essere attuale e concreto: Sez. 5, n. 45940 del 09/11/2005, Oberto, Rv.
233219).

5. Seguono la reiezione del ricorso e la condanna del ricorrente, ai sensi
dell’art. 616 cod. proc. pen., al pagamento delle spese processuali.
La cancelleria curerà l’adempimento di cui all’art. 94, comma 1-ter, disp.
att. cod. proc. pen.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
processuali. Dispone trasmettersi, a cura della cancelleria, copia del
provvedimento al direttore dell’istituto penitenziario ai sensi dell’art. 94, comma
1-ter, disp. att. c.p.p.
Così deciso il 30/01/2018

ordinanza; questione peraltro priva di decisività in chiave cautelare. Al riguardo

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