Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 17447 del 30/01/2018


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Penale Sent. Sez. 1 Num. 17447 Anno 2018
Presidente: SARNO GIULIO
Relatore: BINENTI ROBERTO

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
TAVERNA LUCIANO nato il 22/10/1970 a GENOVA

avverso la sentenza del 13/02/2017 della CORTE DI CASSAZIONE di ROMA
sentita la relazione svolta dal Consigliere ROBERTO BINENTI;

RITENUTO IN FATTO E CONSIDERATO IN DIRITTO

1. La Corte di Cassazione, con la sentenza indicata in epigrafe, dichiarava
inammissibile il ricorso proposto avverso quella emessa il 12 aprile 2016 dalla
Corte di Appello di Genova, con la quale, per quanto di interesse, era stata
confermata la condanna di Renato Taverna per il reato di bancarotta fraudolenta
aggravata, con riduzione della pena allo stesso inflitta all’esito del primo grado.

2. Avverso la suindicata sentenza della Corte di Cassazione propone ricorso
straordinario ai sensi dell’art. 625 bis, cod. proc. pen., il Taverna, tramite
difensore munito di procura speciale, lamentando errore di fatto: 1)
erroneamente il ricorso era stato ritenuto tardivo in quanto il termine per la sua
proposizione era quello di giorni 30 (e non di giorni 45) ex art. 585, comma 1
lett. c), cod. proc. pen.; 2) era mancata ogni valutazione in ordine a quanto
osservato circa l’impossibilità di disporre del fascicolo processuale essendo lo

Data Udienza: 30/01/2018

stesso andato distrutto per eventi alluvionali; 3) non si era constatato il decorso
del termine di prescrizione, trattandosi di reato per cui è prevista una pena
massima di anni dieci, in tal modo maturando detto termine in anni dodici e mesi
sei (con memoria del 16 gennaio 2017 sono state ribadite le suddette doglianze).

3. Il ricorso è inammissibile per i motivi che di seguito si illustrano.
Anzitutto, va escluso l’interesse a prospettare la questione relativa alla
individuazione dei termini di impugnazione, una volta che poi è stata ritenuta

tutte le censure avevano riguardato l’apprezzamento della prova, risolvendosi in
doglianze in fatto riservate al merito e come tali precluse in sede di legittimità.
Le obiezioni ora mosse con il ricorso straordinario assumono le medesime
caratteristiche, invocando ancora una volta nuove inammissibili valutazioni
afferenti al rapporto fra la prova e la decisione e ponendo questioni (concernenti
l’asserita indisponibilità di atti che rimangono apprezzati dalla stessa difesa come
rilevanti ai fini della lettura dell’intero compendio probatorio) della quali neppure
è possibile cogliere la rappresentazione a suo tempo in termini di decisività in
relazione all’intera tenuta della struttura motivazionale della sentenza di appello.
Inoltre, con riguardo alla prescrizione paiono ora indicarsi i medesimi termini
ritenuti nella sentenza di cui si chiede l’annullamento, solamente che nella stessa
correttamente si è considerata, oltre all’interruzione, la riscontrata sospensione.
Prescrizione che data l’inammissibilità non poteva comunque dichiararsi.

4. Alla stregua delle considerazioni che precedono, il ricorso straordinario va
quindi dichiarato, ex art. 625 bis comma 4, cod. proc. pen., immediatamente
inammissibile senza procedere ad udienza, con la conseguente condanna del
ricorrente al pagamento delle spese processuali e, considerati i profili di colpa,
della somma determinata in euro duemila in favore della cassa delle ammende.

P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della somma di euro duemila in favore della cassa delle
ammende.
Così deciso il 30 gennaio 2018

l’inammissibilità del ricorso in forza della constatazione, di per sé dirimente, che

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