Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 17404 del 20/03/2018


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Penale Sent. Sez. 4 Num. 17404 Anno 2018
Presidente: PICCIALLI PATRIZIA
Relatore: PAVICH GIUSEPPE

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
BOZZI GIORGIO nato il 06/05/1942 a MILANO

avverso la sentenza del 24/02/2017 della CORTE APPELLO di BOLOGNA
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal Consigliere GIUSEPPE PAVICH
Udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore ELISABETTA
CENICCOLA
che ha concluso per

Il Proc. Gen. conclude per l’inimmissibilita’ del ricorso.
Udito il difensore
Per Bozzi e’ presente l’avv. Melandri Alessandra del foro di Ravenna che chiede
l’accoglimento del ricorso.

Data Udienza: 20/03/2018

RITENUTO IN FATTO

1. La Corte d’appello di Bologna, in data 24 febbraio 2017, ha confermato la
sentenza con la quale, in data 16 giugno 2014, il Tribunale di Ravenna in
composizione monocratica aveva condannato Giorgio Bozzi alla pena ritenuta di
giustizia per il delitto di lesioni colpose, con violazione delle norme sulla
prevenzione degli infortuni sul lavoro, in danno del dipendente Francesco
Marasco, contestato come commesso in Cotignola il 16 settembre 2009.

d’amministrazione e legale rappresentante della

Vulcanflex s.p.a., si riferisce

all’avere messo a disposizione dei dipendenti un macchinario non conforme ai
requisiti di sicurezza di cui all’art. 70 del d.Lgs. n. 81/2008 e, segnatamente, una
rulliera in acciaio per la movimentazione di bancali carichi di bobine. Nella specie
il Marasco, durante le operazioni di movimentazione, nel sollevare un bancale
per posizionarlo sulla rulliera, perdeva l’equilibrio e, per arrestare la caduta, si
appoggiava con la mano sinistra sul nastro trasportatore; conseguentemente, si
procurava un trauma da schiacciamento della mano, con le conseguenze lesive di
cui in rubrica.
La Corte di merito, disattendendo le lagnanze dell’imputato appellante e
premettendo che il Bozzi non risultava avere conferito specifica delega a terzi in
materia di sicurezza dei dipendenti, ha constatato l’irregolarità del macchinario
(in quanto non conforme alla normativa antinfortunistica), ed ha negato qualsiasi
valenza interruttiva del comportamento del lavoratore.

2. Avverso la prefata sentenza ricorre il Bozzi, per il tramite dei suoi
difensori di fiducia. Il ricorso consta di tre motivi, in larga parte ripropositivi di
questioni già sottoposte alla Corte di merito con l’atto d’appello.
2.1. Con il primo motivo l’esponente denuncia violazione di norme
processuali in riferimento alla mancata trascrizione della deposizione dell’ing.
Alberganno; contesta in particolare l’assunto sostenuto dalla Corte territoriale, in
base al quale non potrebbe parlarsi di nullità qualora la deposizione non
trascritta non sia stata posta a base delle motivazioni della condanna. Tale
assunto, secondo il ricorrente, integra una lesione del diritto di difesa,
soprattutto se si considera che l’ing. Albergamo ricopriva l’importante ruolo di
RSPP all’interno della società.
2.2. Con il secondo motivo di doglianza l’esponente lamenta violazione di
legge e vizio di motivazione in riferimento all’esclusione dell’abnormità del
comportamento del lavoratore, che secondo il ricorrente é stata negata in
contrasto con la giurisprudenza di legittimità: la condotta tenuta dal Marasco,

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L’addebito mosso al Bozzi, nella sua qualità di presidente del Consiglio

invece, fu eccentrica rispetto al rischio governato dal Bozzi nella sua qualità, di
tal che essa esulava dalla sua prevedibilità; ciò anche perché l’infortunio non
poteva verificarsi se non ponendo la mano all’altezza del rullino, mentre quando
il bancale vi passava sopra esso si arrestava.
2.3. Con il terzo motivo si denunciano violazione di legge e vizio di
motivazione in riferimento alla riferibilità soggettiva all’imputato della condotta
omissiva a lui ascritta e in specie del dovere di intervenire per eliminare le
criticità rilevate sul macchinario: al riguardo l’esponente evoca una particolare

manutenzione degli impianti era demandata a un gruppo composto dal
Responsabile di progetto per la direzione impianti, dal Responsabile di processo
per la direzione tecnica, dal RSPP; mentre, nel caso di interventi che
richiedessero una spesa inferiore a C 8.000,00, l’intervento manutentivo doveva
essere autorizzato dall’ufficio tecnico. Perciò l’imputato non ricopriva alcuna
posizione di garanzia, non avendo obblighi di intervenire in materia di
manutenzione.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Il primo motivo di ricorso é infondato.
Come correttamente osservato dalla Corte territoriale, la mancanza di
trascrizione delle dichiarazioni testimoniali rese dall’ing. Albergamo non integra
alcuna nullità, atteso che la motivazione della sentenza di condanna non si é
fondata sul contenuto di dette dichiarazioni; perciò non sussiste nella specie
alcuna lesione del diritto di difesa e di assistenza tecnica dell’imputato, in
funzione del quale é assicurata la possibilità di controllare, mediante la
verbalizzazione, il contenuto delle prove assunte in dibattimento. La
giurisprudenza richiamata dalla Corte di merito (Sez. 3, Sentenza n. 42505 del
11/11/2010, Biava, Rv. 249153; Sez. 3, Sentenza n. 37463 del 26/06/2008,
Rossi, Rv. 241095) depone chiaramente in tal senso, ravvisando un’ipotesi di
nullità di ordine generale laddove gli atti non documentati riguardino prove poste
a fondamento della decisione, o nel caso di totale assenza di documentazione
degli atti dibattimentali di raccolta della prova. Del resto, tale assunto é in linea
con il fondamentale principio di tassatività delle nullità (art. 177 cod.proc.pen.) e
con l’ulteriore principio in base al quale la valutazione delle prove acquisite
compete in via esclusiva al giudice, il quale la esercita secondo il principio del
libero convincimento e può quindi individuare, all’interno del materiale probatorio
raccolto, gli elementi da porre a base della sua decisione e della relativa
motivazione, restando ferma la soggezione di quest’ultima al controllo delle

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procedura (la QSA.II09.02) in base alla quale la responsabilità in tema di

parti; all’evidenza tale principio non può estendersi fino al punto di invalidare
l’intero giudizio nel caso di mancata documentazione di una singola prova sulla
quale non si é fondata la decisione.

2. Il secondo motivo di ricorso é a sua volta infondato, rasentando anzi la
manifesta infondatezza.
La condotta tenuta dal Mascaro, diversamente da quanto asserito dal
ricorrente, non risulta caratterizzata dalla c.d. abnormità, ossia da quel

causalità fra la condotta del garante in tema di sicurezza e l’evento dannoso
verificatosi a suo danno: tale condizione, secondo quanto chiarito dalla
giurisprudenza apicale della Corte regolatrice, si verifica non perché il
comportamento del lavoratore qualificato come abnorme sia “eccezionale”, ma
perché esso risulta eccentrico rispetto al rischio lavorativo che il garante é
chiamato a governare (Sez. U, n. 38343 del 24/04/2014, Espenhahn e altri, non
nnassimata sul punto).
Invero il ricorrente nega che, nella specie, il rischio concretizzatosi a carico
del dipendente fosse governato dal datore di lavoro; ma ciò non risponde a
verità, perché nella specie si versa in un’ipotesi disciplinata dall’art. 71, comma
1, d.lgs. n. 81/2008: norma che, come noto, pone a carico del datore di lavoro
l’obbligo di mettere

«a disposizione dei lavoratori attrezzature conformi ai

requisiti di cui all’articolo 70, idonee ai fini della salute e sicurezza e adeguate al
lavoro da svolgere o adattate a tali scopi che devono essere utilizzate
conformemente alle disposizioni legislative di recepimento delle direttive
comunitarie».
Orbene, é di tutta evidenza che nel caso di specie il macchinario non
rispondeva a tali requisiti: nel percorso argomentativo della sentenza impugnata
si fa espresso richiamo al fatto che la rulliera ove avvenne l’infortunio era priva
della marcatura CE ed era stata assemblata dalla stessa ditta utilizzatrice, ossia
la Vulcanflex; e si evidenzia che, come dichiarato in sede testimoniale dal dott.
Marin (funzionario del Servizio di Prevenzione e sicurezza negli ambienti di
lavoro dell’ASL di Ravenna), la macchina presentava, in mezzo ai rulli, un rullino
più sottile, con funzioni di sensore di posizione, che non ruotava nello stesso
senso degli altri; e che fra tale rullino e il sesto rullo motorizzato rimaneva una
“zona di imbocco accessibile e pericolosa, non idonea ai fini della salute e della
sicurezza”, ove era possibile che i lavoratori finissero accidentalmente con le
mani fra i due rulli, con conseguente pericolo di schiacciamento: ossia proprio la
tipologia di rischio che si concretizzò in occasione del sinistro occorso al Marasco.
Sul punto é sufficiente richiamare la giurisprudenza di legittimità in base alla
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comportamento del lavoratore che assume valenza interruttiva del nesso di

quale il

datore di lavoro é responsabile delle lesioni occorse all’operaio in

conseguenza dell’uso del macchinario, il quale, pur non presentando alcun difetto
di costruzione o di montaggio, per come in concreto utilizzato ha comunque
esposto i lavoratori a rischi del tipo di quello in concreto realizzatosi (Sez. 4,
Sentenza n. 22819 del 23/04/2015, Baiguini e altri, Rv. 263498; Sez. 4,
Sentenza n. 49670 del 23/10/2014, Fagnani e altro, Rv. 261175).

3. E’, infine, infondato anche il terzo motivo di doglianza. E’ del tutto

impianti e alle relative competenze, atteso che nel caso di specie non si fa
questione di un difetto di manutenzione della rulliera, ma del fatto che, a
provocare il sinistro, furono le caratteristiche strutturali e costruttive del
macchinario, affatto inidonee ad assicurare lo svolgimento in sicurezza delle
operazioni di caricamento dei pancali. Al riguardo non può che riaffermarsi la
sussistenza in capo al datore di lavoro della posizione di garanzia relativa ai
macchinari messi a disposizione dei lavoratori, e alla riferibilità soggettiva al
medesimo dell’evento dannoso che sia provocato dall’inosservanza delle cautele
infortunistiche nella progettazione e fabbricazione della macchina, atteso che su
di lui grava l’obbligo di eliminare le fonti di pericolo per i lavoratori dipendenti
che debbano utilizzare la predetta macchina e di adottare nell’impresa tutti i più
moderni strumenti che la tecnologia offre per garantire la sicurezza dei lavoratori
(cfr. Sez. 4, Sentenza n. 22249 del 14/03/2014, Enne e altro, Rv. 259229).

4. A fronte di quanto precede, avuto riguardo alla data di commissione del
reato e valutati anche i fatti sospensivi, deve constatarsi che il reato stesso é
oggi prescritto.
Ne discende che la sentenza impugnata va annullata senza rinvio, essendo il
reato estinto per prescrizione.

P.Q.M.

Annulla senza rinvio la sentenza impugnata, perché il reato é estinto per
prescrizione.
Così deciso in Roma il 20 marzo 2018.

Il Consi
(Giu

tensore
ich)

Il Presidente
(Pt zia Picealli)

inconferente il richiamo alla speciale procedura in tema di manutenzione degli

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