Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 17301 del 23/02/2018


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 17301 Anno 2018
Presidente: CAVALLO ALDO
Relatore: MENGONI ENRICO

ORDINANZA
sul ricorso pr)posto da:
VUKOSAVLJEVIC BRANE nato il 04/02/1963 a KOSJERIC( SERBIA)

avverso la sentenza del 26/06/2017 della CORTE APPELLO di MILANO
dato avviso aie parti;
sentita la relazione svolta dal Consigliere ENRICO MENGONI;

Data Udienza: 23/02/2018

RITENUTO IN FATTO

1. Con sentenza del 26/6/2017, la Corte di appello di Milano confermava la
pronuncia emessa il 16/9/2016 dal Giudice per le indagini preliminari del locale
Tribunale, con la quale Brane Vukosavljevic, Vasillaq Todi e Nino Zenaboni erano
stati giudicati colpevoli di distinti delitti di cui all’art. 73, comma 1, d.P.R. 9
ottobre 1990, n. 309, e condannati – con rito abbreviato – alle pene di cui al
dispositivo.

difensore, chiedendo l’annullamento della pronuncia, perché priva di motivazione
effettiva; la Corte di appello, infatti, si sarebbe limitata a richiamare la
precedente decisione di merito.

CONSIDERATO IN DIRITTO

3. Il gravame risulta manifestamente infondato.
Osserva il Collegio, infatti, che la doglianza proposta emerge come del tutto
generica, aspecifica e priva di qualsivoglia riferimento concreto alla motivazione
della pronuncia impugnata, della quale, infatti, non è menzionato neppure un
passo; in sintesi, una serie di condivisibili principi di diritto, richiamati però in
termini palesemente astratti.
Ancora, la stessa censura oblitera del tutto gli argomenti impiegati dalla
Corte di merito, che – contrariamente all’assunto difensivo – ha confermato la
pronuncia di prime cure con un congruo percorso argomentativo, fondato su
oggettive emergenze istruttorie e privo di qualsivoglia illogicità manifesta. In
particolare, alle pagg. 2-4 la sentenza ha individuato le emergenze probatorie a
conferma dell’ipotesi accusatoria, in particolare le conversazioni intercettate, sì
da descrivere compiutamente la condotta contestata e le responsabilità del
ricorrente per come emersa dagli atti. Analogo, congruo percorso argomentativo
si riscontra, poi, in punto di trattamento sanzionatorio, con riferimento al quale,
ancora, la sentenza emerge come priva di vizi.
4. Il ricorso, pertanto, deve essere dichiarato inammissibile. Alla luce della
sentenza 13 giugno 2000, n. 186, della Corte costituzionale e rilevato che, nella
fattispecie, non sussistono elementi per ritenere che «la parte abbia proposto il
ricorso senza versare in colpa nella determinazione della causa di
inammissibilità», alla declaratoria dell’inammissibilità medesima consegue, a
norma dell’art. 616 cod. proc. pen., l’onere delle spese del procedimento nonché
quello del versamento della somma, in favore della Cassa delle ammende,
equitativamente fissata in euro 3.000,00.

2. Propone ricorso per cassazione Brane Vukosavljevic, a mezzo del proprio

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della somma di Euro 3.000,00 in favore della Cassa delle
ammende.
Così deciso in Roma, il 23 febbraio 2018

Il Presidente

nsiglier estensore

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