Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 17294 del 23/02/2018


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 17294 Anno 2018
Presidente: CAVALLO ALDO
Relatore: LIBERATI GIOVANNI

ORDINANZA
sul ricorso pr)posto da:
CALZOLAIO FRANCESCO nato il 2/02/1969 a BARI

avverso la sentenza del 15/09/2017 della CORTE APPELLO di BARI
dato avviso a:le parti;
sentita la relazione svolt:a dal Consigliere GIOVANNI LIBERATI;

Data Udienza: 23/02/2018

RITENUTO IN FATTO
Con la sentenza indicata in epigrafe la Corte d’appello di Bari ha confermato la
sentenza del 1/6/2016 del Tribunale di Bari, con cui, a seguito di giudizio abbreviato,
Francesco Calzolaio era stato condannato alla pena di anni due e mesi sei di reclusione
ed euro 3.000,00 di reclusione, in relazione al reato di cui all’art. 73, comma 5, d.P.R.
309/90 (ascrittogli per avere illecitamente detenuto all’interno della propria abitazione,
nella quale si trovava agli arresti domiciliari, 1 grammo di cocaina, 64 grammi di hashish,

Avverso tale sentenza l’imputato ha proposto ricorso per cassazione,
denunciando violazione di legge penale e processuale, in relazione al diniego delle
circostanze attenuanti generiche, giustificato dalla Corte d’appello con le precedenti
condanne per gravi reati in materia di sostanze stupefacenti, tra cui una alla pena di anni
quattro di reclusione e un’altra alla pena di anni sette e mesi sei di reclusione, benché
egli non avesse mai riportato la suddetta condanna alla pena di anni quattro di reclusione
e quella ad anni sette e mesi sei di reclusione fosse assai risalente nel tempo e quindi
inidonea a fondare un giudizio negativo sulla sua personalità; l’ultima condanna riportata
risaliva al 2003 e nel corso dell’interrogatorio di garanzia aveva ammesso le proprie
responsabilità, con la conseguenza che avrebbero potuto essergli riconosciute le
circostanze attenuanti generiche e che la pena avrebbe potuto essere determinata in
misura inferiore.

CONSIDERATO IN DIRITTO
Il ricorso, peraltro riproduttivo del secondo motivo d’appello, è manifestamente
infondato.
La Corte d’appello di Bari ha adeguatamente giustificato il diniego delle
circostanze attenuanti generiche, sia attraverso la valutazione negativa della personalità
dell’imputato, desunta dalle sue precedenti condanne, tra cui quella a quattro di anni di
reclusione per reato della stessa indole risultante dal suo certificato penale al punto 7,
che benché risalenti nel tempo sono state giudicate connotanti in senso negativo la
personalità dell’imputato, inserito nell’ambiente del narcotraffico; sia attraverso la
considerazione della sua propensione alla commissione di reati in materia di stupefacenti,
desunta dalla detenzione di sostanze di diverso tipo; sia in considerazione della
irrilevanza delle ammissioni e della scelta processuale: si tratta di motivazione
pienamente idonea a giustificare il diniego di dette circostanze, essendo stati indicati gli
elementi ritenuti prevalenti tra quelli di cui all’art. 133 cod. pen. per escludere la
concedibilità di tale beneficio, non sindacabile sul piano del merito nel giudizio di
legittimità, con la conseguente inammissibilità del ricorso a cagione della sua manifesta
infondatezza.

1

10 grammi di marijuana e 6,5 grammi di germogli di marijuana).

Tenuto conto della sentenza 13 giugno 2000, n. 186, della Corte costituzionale e
rilevato che, nella fattispecie, non sussistono elementi per ritenere che «la parte abbia
proposto il ricorso senza versare in colpa nella determinazione della causa di
inammissibilità», alla declaratoria dell’inammissibilità medesima consegue, a norma
dell’art. 616 cod. proc. pen., l’onere delle spese del procedimento nonché quello del
versamento della somma, in favore della Cassa delle ammende, equitativamente fissata
in C 3.000,00.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della somma di C 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso in Roma, il 23 febbraio 2018
Il Consigliere estensore

Il Presidente

P.Q.M.

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