Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 17281 del 23/02/2018


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 17281 Anno 2018
Presidente: CAVALLO ALDO
Relatore: LIBERATI GIOVANNI

sul ricorso priposto da:
BERVICATO GIOVANNI nato il 21/02/1983 a CASERTA

avverso la sentenza del 01/02/2017 della CORTE APPELLO di NAPOLI
dato avviso a:le parti;
sentita la relazione svolta dal Consigliere GIOVANNI LIBERATI;

Data Udienza: 23/02/2018

RITENUTO IN FATTO
Con la sentenza indicata in epigrafe la Corte d’appello di Napoli, provvedendo
sulla impugnazione proposta da Giovanni Bervicato nei confronti della sentenza del
12/10/2016 del Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli Nord, ha
qualificato i fatti ai sensi del quinto comma dell’art. 73 d.P.R. 309/90, rideterminando la
pena in anni tre e mesi otto di reclusione ed euro 3.000,00 di multa e confermando nel
resto la sentenza impugnata.

violazione degli artt. 125, 129 e 444 cod. proc. pen. e vizio della motivazione, non
essendo state adeguatamente verificate l’insussistenza di cause di proscioglimento ai
sensi dell’art. 129 cod. proc. pen., la correttezza della qualificazione giuridica dei fatti,
l’insussistenza di cause di nullità.

CONSIDERATO IN DIRITTO
Il ricorso è inammissibile, essendo del tutto privo di qualsiasi confronto,
tantomeno critico, con la motivazione della sentenza impugnata, consistendo nella
generica enunciazione di principi di diritto, peraltro relativi alle sentenze di applicazione
della pena su richiesta ai sensi dell’art. 444 cod. proc. pen., come tali estranei alla
fattispecie in esame.
Con l’atto d’appello l’imputato non aveva, poi, contestato la propria
responsabilità, avendo tra l’altro reso confessione, ma solo la qualificabilità delle condotte
ai sensi del quinto comma dell’art. 73 d.P.R. 309/90, l’esclusione della continuazione
interna e della recidiva, domandando il riconoscimento delle circostanze attenuanti
generiche e la riduzione della pena, sicché le doglianze formulate con il ricorso in esame
risultano, oltre che generiche, anche precluse dalla loro mancanza proposizione con l’atto
d’appello, essendo stata accolta la richiesta di qualificazione delle condotte ai sensi
dell’art. 73, comma 5, d.P.R. 309/90.
Ne consegue l’inammissibilità del ricorso, affidato a censure prive della
necessaria specificità, sia intrinseca sia estrinseca, e precluse dalla loro mancata
proposizione con l’atto d’appello.
Tenuto conto della sentenza 13 giugno 2000, n. 186, della Corte costituzionale e
rilevato che, nella fattispecie, non sussistono elementi per ritenere che «la parte abbia
proposto il ricorso senza versare in colpa nella determinazione della causa di
inammissibilità», alla declaratoria dell’inammissibilità medesima consegue, a norma
dell’art. 616 cod. proc. pen., l’onere delle spese del procedimento nonché quello del
versamento della somma, in favore della Cassa delle ammende, equitativamente fissata
in C 3.000,00.

P.Q.M.

1

Avverso tale sentenza l’imputato ha proposto ricorso per cassazione, lamentando

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della somma di C 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso in Roma, il 23 febbraio 2018
Il Presidente

Il Consigliere estensore

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