Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 17273 del 23/02/2018


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 17273 Anno 2018
Presidente: CAVALLO ALDO
Relatore: LIBERATI GIOVANNI

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
AL AHIANE YOUSSEF nato il 09/03/1989

avverso la sentenza del 19/04/2017 del TRIBUNALE di MILANO
dato avviso ade parti;
sentita la relazione svolta dal Consigliere GIOVANNI LIBERATI;

Data Udienza: 23/02/2018

RITENUTO IN FATTO
Con la sentenza indicata in epigrafe il Tribunale di Milano ha applicato
all’imputato la pena dallo stesso richiesta ai sensi dell’art. 444 cod. proc. pen., in
relazione al reato di cui all’art. 73, comma 1, d.P.R. 309/90.
Avverso tale sentenza l’imputato ha proposto ricorso per cassazione, lamentando
violazione di legge penale in relazione alla mancata qualificazione del fatto ai sensi del
quinto comma dell’art. 73 d.P.R. 309/90, in quanto la sostanza stupefacente del tipo
cocaina detenuta aveva un peso lordo di grammi 27,28 e conteneva un quantitativo di

Ha, inoltre, prospettato l’illegittimità costituzionale dell’art. 73, comma 1, d.P.R.
309/90, per contrasto con gli artt. 3, 25 e 27 Cost., nella parte in cui prevede la pena
minima edittale di anni otto di reclusione in luogo di quella di anni sei, stabilita dall’art. 4
bis d.l. 272/2005, convertito in I. 49/2006, richiamando l’ordinanza di rimessione n. 1418
del 2017 di questa Corte.

CONSIDERATO IN DIRITTO
Il ricorso è manifestamente infondato.
Deve richiamarsi il costante orientamento di questa Corte, secondo cui l’obbligo
della motivazione, imposto al giudice dagli artt. 111 Cost. e 125, comma 3, cod. proc.
pen. per tutte le sentenze, non può non essere conformato alla particolare natura
giuridica della sentenza di patteggiamento, rispetto alla quale, pur non potendo ridursi il
compito del giudice a una funzione di semplice presa d’atto del patto concluso tra le
parti, lo sviluppo delle linee argomentative della decisione è necessariamente correlato
all’esistenza dell’atto negoziale con cui l’imputato dispensa l’accusa dall’onere di provare i
fatti dedotti nell’imputazione.
Nel caso di specie tale obbligo risulta adeguatamente assolto dal Tribunale,
attraverso il richiamo agli elementi di responsabilità emergenti dai verbali di arresto,
perquisizione e sequestro e dall’accertamento tecnico sulla sostanza stupefacente
sequestrata, da cui è emerso che dalla stessa potevano ricavarsi 84 dosi medie, dunque,
mediante il riferimento a tale dato ponderale, anche alla correttezza della qualificazione
giuridica e alla conseguente, sia pur implicita, esclusione della configurabilità della ipotesi
attenuata di cui al quinto dell’art. 73 d.P.R. 309/90.
La questione di costituzionalità prospettata dal ricorrente è stata dichiarata
manifestamente inammissibile dalla Corte costituzionale con l’ordinanza n. 184 del 2017,
sicché anche sotto questo profilo la doglianza del ricorrente risulta manifestamente
infondata.
Il ricorso deve, pertanto, essere dichiarato inammissibile, a cagione della
manifesta infondatezza delle censure cui è stato affidato.

1

principio attivo pari a grammi 1,664, da cui erano ricavabili 11,2 dosi medie.

Tenuto conto della sentenza 13 giugno 2000, n. 186, della Corte costituzionale e
rilevato che, nella fattispecie, non sussistono elementi per ritenere che «la parte abbia
proposto il ricorso senza versare in colpa nella determinazione della causa di
inammissibilità», alla declaratoria dell’inammissibilità medesima consegue, a norma
dell’art. 616 cod. proc. pen., l’onere delle spese del procedimento nonché quello del
versamento della somma, in favore della Cassa delle ammende, equitativamente fissata
in C 3.000,00.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della somma di C 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso in Roma, il 23 febbraio 2018
Il Consigliere estensore

Il Presidente

P.Q.M.

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