Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 1723 del 23/11/2012


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Penale Sent. Sez. 6 Num. 1723 Anno 2013
Presidente: SERPICO FRANCESCO
Relatore: DI STEFANO PIERLUIGI

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
1) BEDESCHI GIORGIO NATO IL 2/9/1966
avverso la sentenza n. 6/2010 TRIBUNALE DI MACERATA SEZIONE
DISTACCATA DI CIVITANOVA MARCHE, del 10/2/2011
visti gli atti, la sentenza ed il ricorso
udita la relazione fatta dal Consigliere Dott. PIERLUIGI DI STEFANO
Udito il Procuratore Generale in persona del Dott. FRANCESCO MAURO
IACOVIELLO che ha concluso chiedendo l’annullamento con rinvio della
sentenza.
Udito il difensore dell’imputato Avv. MASSIMILIANO CINGOLAOI che ha
chiesto l’accoglimento del ricorso.
MOTIVI DELLA DECISIONE

Il Tribunale di Macerata con sentenza del 10 febbraio 2011 condannava
Bedeschi Giorgio alla pena di mesi sei di reclusione per il reato di esercizio
arbitrario delle proprie ragioni, così derubricata l’originale contestazione di
tentata estorsione. Risulta dalla sentenza che il Pubblico Ministero aveva chiesto
la condanna per il reato così come contestato in sede di rinvio a giudizio mentre
la difesa aveva formulato richiesta di assoluzione e, in via subordinata, di
condanna per il reato di tentativo di violenza privata. Contro tale sentenza
propone ricorso diretto in cessazione il difensore deducendo la nullità della
sentenza per violazione degli articoli 125 n. 3 e 179 n. 2 cod. proc. pen. in
relazione alla totale assenza di motivazione sulla determinazione della pena e
sulla applicazione o meno delle attenuanti generiche. Osserva, in particolare, che

Data Udienza: 23/11/2012

l’ultimo rigo della seconda pagina della sentenza recita “visto l’articolo 133

codice penale, valutata la gravità delle minacce effettuate, appare pena” mentre
alla pagina successiva la motivazione continua con un nuovo periodo nel quale
sono svolti gli argomenti relativi alla applicazione della sospensione condizionale
della pena. Pertanto non vi è motivazione sulla pena né vi è motivazione sulla
applicazione delle attenuanti generiche che non potevano non essere
riconosciute una volta ritenute le condizioni per la sospensione condizionale della
pena.

è di tutta evidenza come ci sì trovi davanti ad un semplice errore materiale
nella stampa del provvedimento, perché la lettura dell’ultima parte della pagina
2 e della prima parte della pagina 3 dimostrano che non sono state stampate
alcune righe di motivazione.
In un caso del genere, però, non ricorre una nullità per il semplice dato
formale della incompletezza dell’atto, in una visione formalistica della disciplina
delle nullità, ma va considerato in concreto se la complessiva motivazione della
sentenza sia idonea a svolgere la propria funzione.
Non vi è alcuna questione per quanto riguarda la assenza di motivazione
sulle attenuanti generiche, non risultando esservi stata la relativa richiesta, né
tale applicazione appare doverosa, come invece sembra sostenere la difesa, solo
perché è stata applicata la sospensione condizionale della pena.
Resta apparentemente non motivata la decisione sulla entità della pena, ma,
tenuto conto del livello della stessa nell’ambito della forbice tra minimo e
massimo, nonché del complesso delle motivazioni sulla valutazione della
condotta tenuta dal ricorrente, per la quale vi è stata condanna, non residuano
profili di inadeguatezza della motivazione che impongano, a fronte del mero
errore materiale, di ritenere lo stesso produttivo di nullità, non risultando
neanche necessario procedere a rettificazione ai sensi dell’alt. 619 cod. proc.
pen.
In ragione dei motivi della declaratoria di inammissibi

– è equo

determinare la sanzione pecuniaria nella misura di cui in dispositivo.
P.Q.M.
Dichiara Inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della somma di C 1.000,00 in favore della Cassa delle
Ammende.
Roma così deciso il 23 novembre 2012

DEPOSITATO IN CANCELLEFtlk

Il ricorso è manifestamente infondato.

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