Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 17221 del 08/02/2018


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Penale Sent. Sez. 1 Num. 17221 Anno 2018
Presidente: CASA FILIPPO
Relatore: COCOMELLO ASSUNTA

sentenza
sul ricorso presentato da Bonanno Fabrizio, nato il 21/07/1968 a
Pistoia;
avverso l’ordinanza del 11/9/2017 del Tribunale della Libertà di
Firenze;
sentita la relazione svolta dal Consigliere Dott.ssa Assunta Cocomello;
udite le conclusioni del Sostituto Procuratore Generale Dott. Giovanni Di Leo
che ha chiesto dichiararsi inammissibile il ricorso;
udito l’avv. Maccaroni Manuela del foro di Roma che si riporta ai motivi di
ricorso;
RITENUTO IN FATTO
1. Il Tribunale del riesame di Firenze, in data 11/9/2017, confermava
l’ordinanza di applicazione della misura cautelare della custodia in carcere
emessa nei confronti di Gradi Maurizio e Bonanno Fabrizio, dal Giudice per le
indagini preliminari di Pistoia il 4/9/2017, in relazione ai reati di detenzione di
armi comuni da sparo e delle rispettive munizioni, nonché del reato di
ricettazione delle stesse, accertati in Quarrata il 31/8/2017.
Con particolare riferimento alla posizione di E3/onanno Fabrizio, il Tribunale,
condividendo le considerazioni svolte dal Gip nell’ordinanza genetica, riteneva
sussistere a carico del predetto gravi indizi di colpevolezza, in quanto venivano
rinvenuti, nella camera da letto dell’abitazione che il Bonanno condivideva con il
coindagato Gradi Maurizio, un fucile semiautomatico marca Beretta, provento di
furto, completo del relativo munizionamento e respingeva i rilievi difensivi volti
a dimostrare la sua inconsapevolezza circa la presenza dell’arma, che sarebbe
stata acquistata e detenuta dal solo coindagato Gradi, come confermato dallo
stesso nelle sue dichiarazioni.

Data Udienza: 08/02/2018

In merito alla suddetta tesi difensiva, il Tribunale rilevava che, proprio dalle
dichiarazioni del coindagato Gradi, emergeva che le armi sarebbero state
acquistate a fini di autodifesa a causa di minacce ricevute, in passato, dal
Bonanno e che, pertanto, appariva poco plausibile che il predetto non epa stato
coinvolto nel progetto di acquisto, anche in considerazione delle condizioni di

Gradi.
In relazione alle esigenze cautelari, il Tribunale del riesame, evidenziata la
gravità del fatto per numero e illecita provenienza delle armi, argomentava sulla
pericolosità del Bonanno non solo in relazione ai precedenti penali dello stesso,
ma anche in considerazione della pendenza di un procedimento penale per atti
persecutori e maltrattamenti, sintomatico, secondo il giudice del gravame, di una
personalità vielenta, in eensiderazione della quale la commissione del reato di
detenzione di armi non consentiva di formulare una prognosi positiva in ordine al
pericolo di recidiva. L’ordinanza, infine, riteneva inadeguata la misura degli
arresti domiciliari, anche gravata da ulteriori dispositivi o divieti, in
considerazione del fatto che le armi erano illegittimamente custodite proprio
nell’abitazione del Bonanno, il quale, nonostante la misura cautelare degli arresti
domiciliari, cui era stato sottoposto nel procedimento per maltrattamenti, aveva
dimostrato di non aver ricavato alcun effetto dissuasivo dalle precedenti
esperienze giudiziarie.
2. Avverso la suddetta ordinanza ha proposto ricorso Bonanno Fabrizio, per il
tramite del suo difensore, deducendo, con un unico motivo, inosservanza ed
erronea applicazione degli artt. 273 e 274 cod. proc. pen., nonché assoluta
carenza di motivazione sulla sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza.
Rappresenta il ricorrente che, a fronte dell’assunzione dell’esclusiva
responsabilità del fatto da parte del coindagato Gradi Maurizio, il Tribunale offre
una motivazione priva dei requisiti minimi di coerenza, logicità e completezza,
basata su un generico e succinto apparato argomentativo che omette, tra l’altro,
di considerare il quadro sanitario del Bonanno, in conseguenza del quale il
predetto non sarebbe, in tesi, idoneo ad utilizzare armi.
Il ricorso, inoltre, censura la legittimità dell’apparato argomentativo utilizzato
dall’ordinanza impugnata nella valutazione della sussistenza di esigenze
cautelari, evidenziando, da un lato, che il Tribunale afferma la gravità del fatto
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maggiore agiatezza economica dell’impugnante, rispetto a quelle del coindagato

in relazione alla detenzione di una “pluralità di armi” laddove, invece, al Bonanno
è contestata la detenzione di un’unica arma e, dall’altro, che, ai fini della
valutazione della personalità dell’indagato, il provvedimento considera un
precedente non ancora sottoposto al vaglio del giudice. La difesa del Bonanno si
duole, infine, dell’ illogicità e contraddittorietà della motivazione utilizzata dal

cautelare in carcere, evidenziando che l’indagato aveva segnalato di disporre di
un’altra abitazione dove essere sottoposto agli arresti domiciliari, circostanza non
considerata dal Tribunale che non forniva adeguata motivazione neanche in
merito alla ritenuta inidoneità degli arresti domiciliari con il braccialetto
elettronico.
CONSIDERATO IN DIRITTO
1.

Il ricorso è manifestamente infondato e deve essere dichiarato

inammissibile.
2. In relazione alle deduzioni difensive mosse dal ricorrente in ordine alla
sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza- che il Collegio rileva risolversi nella
esclusiva

censura di

vizio motivazionale dell’ ordinanza impugnata- va

premesso che la Corte di Cassazione ha ripetutamente affermato che, in sede
di giudizio di legittimità, sono rilevabili esclusivamente i vizi argomentativi che
incidono sui requisiti minimi di esistenza e di logicità del discorso motivazionale
svolto nel provvedimento e non sul contenuto della decisione. Il controllo di
logicità deve rimanere all’interno del provvedimento impugnato e non è possibile
procedere a una nuova o diversa valutazione degli elementi indizianti o a un
diverso esame degli elementi materiali e fattuali delle vicende indagate (Cass.
Sez.Un., 27 settembre 1995, Serafino; Sez. 2, 20.2.1998, n.1083. Martorana),In
particolare, in relazione alli impugnazione delle misure cautelari personali, la
giurisprudenza di legittimità ha affermato che è inammissibile il ricorso per
Cassazione che propone censure che riguardano la ricostruzione dei fatti ovvero
che si risolvono in una diversa valutazione delle circostanze esaminate dal
giudice di merito (Sez. 2, n. 31553 del 17/05/2017, Rv. 270628; Sez. 4, n.
18795 del 02/03/2017, Rv. 269884; Sez.5, n.46124 del 8.10.2008, rv.241997;
Sez.6, 8.3.2012 n.11194, rv.252168).
2.1 Nel caso di specie, a fronte di un ricorso che si risolve nella prospettazione
di una diversa valutazione del fatto operata dal giudice del gravame, l’ordinanza
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Tribunale del riesame per sostenere la necessità dell’applicazione della custodia

impugnata da’ conto, con motivazione logica, adeguata e non contraddittoria,
immune da vizi censurabili nella presente sede di legittimità, delle ragioni che
hanno guidato il Tribunale nel proprio giudizio di sussistenza della gravità
indiziaria, previsto dall’art.273 cod. proc. pen., evidenziando il rinvenimento di
armi, alcune delle quali di provenienza furtiva, presso l’abitazione occupata dagli

provvedimento inoltre, rispondendo a rilievo difensivo sul punto,con adeguata e
logica motivazione, chiariva, altresì, di non ritenere attendibile la comune
versione resa dagli indagati sull’esclusiva responsabilità del Gradi, in ragione del
fatto che, come emerso proprio dalle dichiarazioni rese da quest’ultimo, le armi
erano state acquistate per la difesa del Bonanno, il quale, in passato, era stato
vittima di minacce e che, pertanto, appariva poco plausibile che il predetto fosse
rimasto escluso dal progetto di acquisto delle stesse.
2.2 Analogamente, il Collegio rileva la manifesta infondatezza delle censure
mosse dal ricorso alla motivazione sulla sussistenza delle esigenze cautelari e
sulla scelta della misura. Contrariamente a quanto sostenuto dal ricorrente,
infatti, l’ordinanza impugnata motiva adeguatamente in ordine alla gravità del
fatto, evidenziando, non solo, la presenza nell’abitazione di più armi (anche se
la detenzione di una soltanto è ascritta all’indagato Bonanno), ma anche la
provenienza illecita dell’arma detenuta dal Bonanno medesimo, sintomo di suoi
contatti con un contesto delinquenziale di spessore; alle suddette considerazioni,
il Tribunale aggiunge, inoltre, la valutazione sulla personalità di Bonanno
Fabrizio, effettuata anche alla luce della pendenza a suo carico di un recente
procedimento penale per il reato di atti persecutori. Manifestamente infondato è,
infatti, il rilievo difensivo circa l’inconferenza dell’indicazione di un procedimento
penale pendente ai fini della valutazione del pericolo di recidiva, avendo più volte
la Corte di Cassazione ribadito che, in tema di esigenze cautelari, tra gli elementi
rilevanti ai fini della valutazione della sussistenza del pericolo di reiterazione
della condotta criminosa di cui all’art. 274, lett. c), cod. proc. pen., possono
essere presi in considerazione, oltre che i precedenti risultanti dal certificato
penale, anche i procedimenti pendenti a carico dell’indagato, essendo gli stessi
idonei a determinare un apprezzamento parimenti utile per ritenere la
sussistenza del concreto pericolo di reiterazione di reati della stessa specie, alla

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indagati, che le detenevano, ciascuno nella propria camera da letto. Il

Trasmessa copia ex arte 23
B-8-95 n. 332
n. 1 ter L.
Roma, n
luce delle modalità del fatto e della personalità dell’indagato (Sez. 6, n. 33873
del 15/07/2008, Rv. 240761;Sez. 6, n. 45934 del 22/10/2015, Rv. 265069).
Il provvedimento, infine, diversamente da quanto sostenuto dal ricorrente, con
motivazione sufficiente, logica e non contraddittoria – immune, quindi, da vizi
censurabili nella presente sede- afferma l’inadeguatezza degli arresti domiciliari
in ragione di una concreta

prognosi di inosservanza di tali misure che il provvedimento desume, tra l’altro,
dalla recente sottoposizione del Bonanno alla misura cautelare degli arresti
domiciliari, circostanza che, evidenzia il Tribunale, non ha costituito, per
l’indagato,una remora sufficiente a procurarsi e detenere, illegittimamente,
presso la propria abitazione, un’arma di provenienza furtiva.
Manifestamente infondata è infine la doglianza con la quale la difesa segnala di
aver indicato al Tribunale la disponibilità di un domicilio diverso dall’abitazione
ove erano state rinvenute le armi, non confrontandosi detto rilievo con le ragioni
del provvedimento che, inequivocabilmente, fa riferimento, nella sua
motivazione, all’inidoneità, in astratto, della detenzione domiciliare, e non,
invece, a quella relativa ad un determinato domicilio.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali della somma di euro duemila in favore della cassa delle
ammende. Manda la cancelleria per gli adempimenti di cui all’art.94, comma Iter, disp. att. cod. proc. pen.
Così deciso, il 8/2/2018

“anche gravata da ulteriori dispositivi o divieti”,

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