Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 17136 del 20/02/2018


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Penale Sent. Sez. 3 Num. 17136 Anno 2018
Presidente: DI NICOLA VITO
Relatore: GAI EMANUELA

SENTENZA
sul ricorso proposto da
Gioia Alberto, nato a Roma il 12/10/1947

avverso l’ordinanza del 24/07/2017 del Tribunale di Roma

visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere Emanuela Gai;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale
Francesco Salzano, che ha concluso chiedendo il rigetto del ricorso.

RITENUTO IN FATTO

1.- Il Tribunale di Roma, con ordinanza in data 24 luglio 2017, ha
rigettato la richiesta di riesame, ex art. 322 cod.proc.pen., proposta da Alberto
Gioia contro il provvedimento del Giudice delle indagini preliminari del Tribunale
di Roma di sequestro preventivo di opere di scavo e fondazione site in via San
Giuliano Terme – Roma, realizzate dalla società immobiliare Bosco degli Arvali
s.r.I., nell’ambito del procedimento penale, nei confronti di Gioia Alberto e Testa
Tiziano, per i reati di cui all’art. 44 d.P.R. n. 380 del 2011 e artt. 142 – 181 del
d.lvo n. 42 del 2004 (oltre agli artt. 64,65, 71 e 72 del d.P.R. n. 380 del 2001),

Data Udienza: 20/02/2018

opere in difformità rispetto alla autorizzazione paesaggistica per esse rilasciata,
confermando il relativo decreto.

1.1. – Il Tribunale cautelare, preso atto che, quanto al fumus commissi
delicti – con riferimento al reato di cui all’art. 181 d.lvo n. 42 del 2004, unico
reato per il quale è stato emesso il titolo cautelare, nell’area in questione erano
stati accertati lavori in corso che consistevano nella realizzazione di opere di
sbancamento e di realizzazione di due piani interrati adibiti a box auto, opere di
nuova costruzione, in zona sottoposta a vincolo paesaggistico ex art. 134 comma

beni d’insieme della Valle dei Casali ed in relazione ai decreto archeologico Villa
Doria Pamphili, Villa Carpegna, Valle dei Casali, lavori per i quali la società del
ricorrente aveva avuto, in data 12/05/2015, autorizzazione paesaggistica dalla
Regione Lazio – Direzione del territorio, Urbanistica e mobilità; che, in occasione
del sopralluogo, era stata accertata la realizzazione di lavori in difformità rispetto
a quelli di cui all’elaborato grafico, relativo all’autorizzazione paesaggistica,
quanto alla sagoma del secondo piano, ampliata nella parte relativa al prospetto
ovest.
Nel disattendere le censure difensive, escludeva, il Tribunale cautelare,
l’applicazione dell’art. 2 del d.P.R. n. 31 del 20017, invocata dalla difesa; la
rilevanza della pronuncia del TAR; l’insussistenza della violazione dell’art. 407
cod.proc.pen., e confermava il decreto impugnato.

2. – Per l’annullamento dell’ordinanza, il difensore di Alberto Gioia ha
proposto ricorso per cassazione, e ha chiesto l’annullamento per i seguenti
motivi enunciati nei limiti di cui all’art. 173 disp.att. cod.proc.pen.

2.1. Violazione di legge di cui all’art. 606, comma 1 lett. b) cod.proc.pen.
in relazione all’applicazione delle norme giuridiche di cui si deve tenere conto
nell’applicazione della legge penale, art. 2 del d.P.R. n. 31 del 2017.
Assume il ricorrente che, in seguito alla delegificazione operata dal citato
decreto, in attuazione dell’art. 12 comma 2 del decreto legge 31 maggio 2014,
n. 83, in esecuzione del quali il Governo, in qualità di legislatore delegato, ha
adottato il decreto n. 31 del 2017, le opere in questione sarebbero escluse dal
novero di quelle per cui rimane necessaria l’autorizzazione paesaggistica.
In particolare le opere realizzate nel sottosuolo sarebbero sottratte al
regime autorizzativo perché ontologicamente incapaci di ledere il bene giuridico
del paesaggio.
2.2. Violazione di cui all’art. 606 cod.proc.pen. in ordine alla astratta
configurabilità del reato, in relazione al travisamento delle decisioni e degli atti

1 lett. a) e b), art. 136 lett. c) e d), e 142 lett. m) del divo n. 42 del 2004, quali

amministrativi che hanno disposto la revoca della determinazione dirigenziale di
demolizione (sentenza TAR).
2.3. Violazione di legge in relazione all’art. 407 cod.proc.pen. Deduce
l’inutilizzabilità degli atti di indagine compiuti (acquisizione di documentazione
successivi al termine di scadenza delle indagini preliminari, in assenza di
proroga.

3. Il Procuratore generale, ha chiesto il rigetto del ricorso.

4. – Il ricorso è infondato per le seguenti ragioni.

Deve premettersi che in tema di ricorso per cassazione proposto avverso
provvedimenti cautelari reali, l’art. 325 cod. proc. pen. consente il sindacato di
legittimità soltanto per motivi attinenti alla violazione di legge nella cui nozione
rientrano, oltre agli “errores in iudicando” o “in procedendo”, anche i vizi della
motivazione così radicali da rendere l’apparato argomentativo a sostegno del
provvedimento del tutto mancante o privo dei requisiti minimi di coerenza,
completezza e ragionevolezza, come tale apparente e, pertanto, inidoneo a
rendere comprensibile l’itinerario logico seguito dal Giudice (Sez. 6, n. 6589 del
10/01/2013, Gabriele, Rv. 254893; Sez. 5, n. 43068 del 13/10/2009, Bosi, Rv.
245093), rileva, il Collegio, che il provvedimento impugnato è affetto dalla
denunciata violazione di legge sotto il profilo della motivazione apparente.

5. Così specificato l’ambito del sindacato del giudice di legittimità in
materia cautelare, appare infondato il primo motivo di ricorso, già devoluto al
Tribunale, con cui il ricorrente argomenta l’assenza di fumus commissi deliciti per
effetto dell’art. 2 del d.P.R. n. 31 del 20017.
In attuazione dell’art. 12 comma 2 del decreto legge 31 maggio 2014, n.
83, in esecuzione del quali il Governo, in qualità di legislatore delegato, ha
adottato il decreto n. 31 del 2017 «Regolamento recante individuazione degli
interventi esclusi dall’autorizzazione paesaggistica o sottoposti a procedura
autorizzatoria semplificata» (G.U. 22 marzo 2017, n. 68), ha previsto all’art. 2.
Interventi ed opere non soggetti ad autorizzazione paesaggistica, che “1. Non
sono soggetti ad autorizzazione paesaggistica gli interventi e le opere di cui
all’Allegato «A» nonché quelli di cui all’art. 4”.
Il citato Allegato A, al punto A15, prevede la disciplina derogatoria per le
opere nel sottosuolo e prevede esplicitamente che:

“A.15. fatte salve le

disposizioni di tutela dei beni archeologici nonché le eventuali specifiche
prescrizioni paesaggistiche relative alle aree di interesse archeologico di cui

CONSIDERATO IN DIRITTO

all’art. 149, comma 1, lettera m) del Codice, la realizzazione e manutenzione di
interventi nel sottosuolo che non comportino la modifica permanente della
morfologia del terreno e che non incidano sugli assetti vegetazionali, quali:
volumi completamente interrati senza opere in soprasuolo; condotte forzate e
reti irrigue, pozzi ed opere di presa e prelievo da falda senza manufatti
emergenti in soprasuolo; impianti geotermici al servizio di singoli edifici;
serbatoi, cisterne e manufatti consimili nel sottosuolo; tratti di canalizzazioni,
tubazioni o cavi interrati per le reti di distribuzione locale di servizi di pubblico

soprasuolo o dal piano di campagna; l’allaccio alle infrastrutture a rete. Nei casi
sopraelencati è consentita la realizzazione di pozzetti a raso emergenti dal suolo
non oltre i 40 cm;”.
Nel caso in esame, gli interventi nel sottosuolo sono stati realizzati in
zona sottoposta a vincolo paesaggistico ex art. 134 comma 1 lett. a) e b), art.
136 lett. c) e d), e 142 lett. m) del divo n. 42 del 2004, quali beni d’insieme
della Valle dei Casali ed sottoposti a vincolo archeologico in relazione al decreto
archeologico Villa Doria Pamphili, Villa Carpegna, Valle dei Casali, sicché la citata
norma derogatoria non si applica. Le opere realizzate continuano ad essere
sottoposte al regime autorizzatorio in presenza del menzionato vincolo
archeologico.
6. Parimenti priva di pregio è la seconda censura di travisamento della
prova sotto il profilo della non considerazione della pronuncia del TAR.
Il ricorrente pretende di giovarsi, nell’ambito del procedimento penale,
della decisione assunta a suo favore dal TAR, sostenendo il travisamento della
decisione da parte del Tribunale.
Orbene, nell’ambito dell’autonoma valutazione che compete al giudice
penale, costui è tenuto a verificare la sussistenza dei presupposti normativi per
l’adozione del provvedimento richiesto/conferma dello stesso, situazione che può
comportare anche un eventuale contrasto di decisione nell’ambito dei diversi
ambiti dell’ordinamento giudiziario (giustizia amministrativa e penali), regolati da
norme e procedure diverse per cui non appare invocabile il travisamento della
“decisione” che presupporrebbe un necessario rapporto pregiudizialità tra i
diversi ordinamenti che non sussiste.
In ogni caso, al di fuori di un travisamento del fatto che non trova spazio
di sindacato nel giudizio di legittimità, deve rammentarsi che il travisamento
della prova (che è necessariamente distinto e non va confuso con il
“travisamento della decisione” ovvero la decisione di tenore diverso da quella
assunta nell’ambito di altro procedimento, qual è quello amministrativo,
governato da regole diverse sia sostanziali che procedurali), non potrebbe
comunque essere devoluto nel presente giudizio poiché, in materia cautelare

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interesse o di fognatura senza realizzazione di nuovi manufatti emergenti in

reale, non e, per espressa previsione normativa, deducibile il vizio di
motivazione, vizio attraverso cui può avere rilievo il travisamento della prova.
7. Anche il terzo motivo di ricorso con cui si censura il provvedimento di
sequestro perché fondato su acquisizione documentali (autorizzazione
paesaggistica e altri documenti) avvenuta dopo la scadenza dei termini per il
compimento delle indagini, in violazione dell’art. 407 cod.proc.pen., non appare
fondato.
In via generale, questa Corte di legittimità ha, da tempo, affermato con
indirizzo ermeneutico, condiviso dal Collegio, che il pubblico ministero può

delle indagini preliminari in quanto la sanzione di inutilizzabilità di cui all’art.
407, comma 3, cod. proc. pen. concerne solo gli atti di indagine aventi efficacia
probatoria, nel cui ambito non sono compresi i sequestri preventivi che mirano
ad impedire la prosecuzione della condotta vietata (Sez. 2, n. 45988 del
28/11/2007, Tripodi, Rv. 238519; Sez. 3, n. 27153 del 10/04/2003, P.M. in
proc. Falduto, Rv. 225650).
Quanto al diverso profilo dell’utilizzabilità degli atti compiuti dopo la
scadenza del termine di cui all’art. 407 cod.proc.pen., la giurisprudenza di
legittimità ha, parimenti, chiarito, in primo luogo, che il riferimento agli “atti di
indagine”, che l’art. 407 cod.proc.pen. sanziona con l’inutilizzabilità se compiuti
dopo la scadenza del termine per l’espletamento delle indagini preliminari, deve
ritenersi effettuato limitatamente ad attività tipiche rispondenti alle finalità
indicate dall’art. 326 cod.proc.pen. e, come tali, necessarie per le determinazioni
inerenti all’esercizio dell’azione penale e per l’acquisizione delle prove, ed ha
escluso, dal citato novero degli atti colpiti da inutilizzabilità, quelli costituenti
mera rielaborazione di attività precedentemente svolte, come ad esempio le note
riassuntive o conclusive della P.G., e quelli meramente ricognitivi giacché
finalizzati a documentare la permanenza ed attualità di situazioni già in
precedenza compiutamente accertate (Sez. 5, n. 19553 del 25/03/2014, Naso,
Rv. 260403; Sez. 3, n. 4089 del 20/01/2012, Van Den Heule e altro,
Rv. 251974).
Ed ancora, secondo la giurisprudenza di legittimità, l’inutilizzabilità non
riguarda gli atti compiuti prima, ma depositati successivamente alla scadenza del
termine per le indagini (Sez. 2, n. 40409 del 29/10/2008, Scatena, Rv.
241870; Sez. 3, n. 10664 del 27/10/1995, Poli, Rv. 202945), nonché gli
elementi di prova acquisibili indipendentemente da qualsivoglia impulso della
pubblica accusa (Sez. 5, n. 15844 del 05/02/2013, M., Rv. 255505),
affermazione di principio che comporta, come logica conseguenza, l’esclusione
dal novero degli atti inutilizzabili anche l’acquisizione di documenti già esistenti,
perché formati prima della scadenza e acquisiti dopo, trattandosi l’attività

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chiedere al giudice il sequestro preventivo anche dopo la scadenza del termine

acquisitiva riconducibile ad una mera operazione materiale di raccolta di quanto
già esistente che non può ritenersi colpita dalla sanzione di inutilizzabilità.
Peraltro, ad ulteriore conferma della validità della conclusione assunta,
deve rammentarsi che, sulla base di una condivisibile linea interpretativa
tracciata da questa Suprema Corte in adesione al quadro di principii delineato da
Sez. Un., n. 5021 del 27/03/1996, dep. 16/05/1996, Rv. 204644, ric. Sala, il
decorso del termine per il compimento delle indagini preliminari non può
comportare l’invalidazione dell’atto di indagine compiuto dopo la scadenza, ma

tale atto (Sez. 6, n. 40791 del 10/10/2007, Rv. 238040; in precedenza, v. Sez.
3, n. 4698 del 24/01/1994, Rv. 197494) la cui verifica è in ogni caso riservata al
giudice del merito che, sulla base delle prove acquisite in forza di detto decreto,
abbia emesso un ulteriore provvedimento che la parte ritenga pregiudizievole
(Sez. 6, n. 9664 del 12/02/2015, Guarischi, Rv. 262459), da cui la conclusione
che poiché l’acquisizione di prova documentale ex art. 234 cod.proc.pen.,
avviene nel giudizio ai sensi dell’art. 493 cod.proc.pen. al momento della
richiesta di prova, sarà sempre possibile l’acquisizione di documenti sia di quelli
eventualmente acquisiti dopo la scadenza del termine delle indagini che
successivi, da cui si trae la conferma che nel novero degli “atti di indagini” non
possa essere ricompresa la prova documentale.
Dunque, può essere affermato il principio di diritto secondo cui “la mera
acquisizione di documentazione esistente non appartiene al novero degli “atti di
indagine” colpiti dalla sanzione di inutilizzabilità ex art. 407 cod.proc.pen.”.

7. Il ricorso deve, pertanto, essere rigettato e il ricorrente condannato
alle spese processuali.

P. Q. M.

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
processuali.
Così deciso il 20/02/2018.

soltanto la inutilizzabilità – ad istanza di parte – della prova acquisita attraverso

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