Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 17135 del 20/02/2018


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Penale Sent. Sez. 3 Num. 17135 Anno 2018
Presidente: DI NICOLA VITO
Relatore: GAI EMANUELA

SENTENZA

sul ricorso proposto dal Procuratore della Repubblica di Sassari
nel procedimento nei confronti di
Lai Maria Grazia, nata a Alghero il 09/04/1975

avverso l’ordinanza pronunciata dal Tribunale del riesame di Sassari in data
21/06/2017;
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere Emanuela Gai;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale
Francesco Salzano, che ha concluso chiedendo l’annullamento dell’ordinanza con
rinvio,
udito per l’indagata l’avv. Maria Claudio Pinna che concluso chiedendo il rigetto
del ricorso del Pubblico Ministero.

RITENUTO IN FATTO
1. Il Procuratore della repubblica del Tribunale di Sassari ricorre per
l’annullamento dell’ordinanza del Tribunale del riesame di Sassari, in data

Data Udienza: 20/02/2018

21/06/2017, che, in accoglimento dell’istanza di riesame, ha annullato il decreto
di sequestro preventivo, disposto dal Giudice delle indagini preliminari del
Tribunale di Sassari, relativo all’insediamento adibito a somministrazione di
bevande e alimenti, denominato Bar ristorante La Torre, ubicato nel Comune di
Alghero, loc. Lazzaretto, costituito da struttura permanente chiusa, priva del
carattere di carattere di temporaneità e amovibilità, nell’ambito di indagini svolte
in relazione agli artt. 181 comma 1 bis d.lgs n. 42 del 2004, per la realizzazione,
in zona dichiarata di notevole interesse pubblico, ai sensi del D.M. 4 luglio 1966,

ottenuta un’autorizzazione paesaggistica valida sino al 05/06/2013 e non più
rinnovata, e all’ art. 44 comma 1 lett. c) d.P.R. n. 380 del 2001, per l’omessa
rimozione delle predette opere stagionali al termine di efficacia di ogni anno (30
novembre) e in assenza di rinnovo dell’autorizzazione paesaggistica di anni
cinque.

1.1. Con ordinanza impugnata, il Tribunale del riesame di Sassari aveva
ritenuto sussistente il fumus commissi delicti limitatamente al reato edilizio per il
quale aveva escluso il periculum in mora, stante l’assenza del pericolo attuale
per l’assetto del territorio e l’aggravio del carico urbanistico, mentre aveva
escluso il fumus con riguardo alla contestazione del reato paesaggistico sul
rilievo che, a mente dell’art. 146 comma 4 del d.lgs n. 42 del 2004, il termine
quinquennale dell’autorizzazione paesaggistica, rilasciata nel 2013, per la
realizzazione di opere a carattere stagionale (n. 4 box), doveva essere
interpretato quale termine di efficacia per la realizzazione dei lavori, sicchè
essendo stati terminati nel quinquennio i lavori, non vi era alcuna decadenza
dell’autorizzazione e, conseguente, non vi era il fumus del reato paesaggistico.

2. Il Procuratore della repubblica deduce la violazione di legge in relazione
agli artt. 181 comma 1 bis d.lgs n. 42 del 2004 e art. 44 comma 1 lett. c) d.P.R.
n. 380 del 2001.
Assume il ricorrente l’errata interpretazione dell’art. 146 comma 4 del
d.lgs n. 42 del 2004, operata dal Tribunale, secondo cui il termine quinquennale
sarebbe unicamente un termine di efficacia dell’autorizzazione all’esecuzione dei
lavori, da cui l’assenza di decadenza del titolo paesaggistico, interpretazione che
avrebbe come risultato l’abrogazione della previsione dell’autorizzazione che
prevedeva che l’area dovesse essere sgombrata e restituita libera al termine del
periodo concessorio. Le opere stagionali, diversamente da quelle amovibili,
richiedono il titolo concessorio e la mancata rimozione delle stesse allo spirare
del termine, integra il reato di cui all’art. 44 d.P.R. n. 380 del 2001, per effetto
del combinato disposto del citato articolo e dell’art. 40 comma 2 cod.pen. per

2

di opere permanenti non amovibili, adibite a bar ristorante per le quali era stata

mancanza di ottemperanza all’obbligo di rimozione insisto nel provvedimento
autorizzativo temporaneo.
In conclusione, poiché l’autorizzazione n. 140/2011 aveva ad oggetto la
realizzazione di opere precarie temporanee, necessitava di rinnovo
dell’autorizzazione paesaggistica alla scadenza del quinquennio. Chiede,
pertanto, l’annullamento dell’ordinanza.

3. In data 9 febbraio 2018, il difensore di Lai Maria Grazia, ha depositato
memoria scritta con cui ha chiesto il rigetto del ricorso sulla scorta della

gennaio 2008-, che prevede espressamente che nell’autorizzazione paesaggistica
deve essere specificata la facoltà assegnata ai concessionari «di evitare la
rimozione delle strutture nel periodo invernale, fermi restando il termine di
validità delle medesime concessioni amministrative quello quinquennale
riguardante le autorizzazioni paesaggistiche», e che, di conseguenza, non
sussiste più alcun obbligo di rimozione, come previsto dalla Determinazione n.
153/08/SS del 6 giugno 2008 della Regione Autonoma della Sardegna, che
prevede che il concessionario ha facoltà di evitare la rimozione delle strutture nel
periodo invernale mediante comunicazione di prosecuzione dell’attività.
4.

Il Procuratore generale ha chiesto l’annullamento con rinvio al

Tribunale di Sassari.

CONSIDERATO IN DIRITTO

5. Il ricorso del Pubblico non è fondato in forza delle ragioni di seguito
esposte.
In via preliminare questa Corte osserva che, in tema di ricorso per
cassazione proposto avverso provvedimenti cautelari reali, l’art. 325 cod. proc.
pen. consente il sindacato di legittimità soltanto per motivi attinenti alla
violazione di legge. Secondo le Sezioni Unite (Sez. U, n. 5876 del 28/01/2004,
P.C. Ferazzi in proc. Bevilacqua, Rv. 226710), nella nozione di “violazione di
legge” rientrano, in particolare, gli “errores in iudicando” o “in procedendo”, ma
anche i vizi della motivazione così radicali da rendere l’apparato argomentativo a
sostegno del provvedimento del tutto mancante o privo dei requisiti minimi di
coerenza, completezza e ragionevolezza, come tale apparente e, pertanto,
inidoneo a rendere comprensibile l’itinerario logico seguito dal Giudice (Sez. 6, n.
6589 del 10/01/2013, Gabriele, Rv. 254893; Sez. 5, n. 43068 del 13/10/2009,
Bosi, Rv. 245093), parimenti si è precisato che l’omesso esame di punti decisivi
per l’accertamento del fatto, sui quali è stata fondata l’emissione del

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disposizione amministrativa -art. 3 del Decreto Assessore degli Enti Locali del 23

provvedimento di sequestro, si traduce in una violazione di legge per mancanza
di motivazione censurabile con ricorso per cassazione (Sez. 3, n. 28241 del
18/02/2015, Baronio, Rv. 264011).
Quanto ai poteri del Tribunale del riesame, pur essendo precluso sia
l’accertamento del merito dell’azione penale, sia il sindacato sulla concreta
fondatezza dell’accusa, il giudice deve operare un attento controllo sulla base
fattuale del singolo caso concreto, tenendo conto delle concrete risultanze
processuali secondo la situazione emergente dagli elementi forniti dalle parti
(Sez. 5, n. 18078 del 26/01/2010, De Stefani, Rv. 247134; Sez. 6 n. 35786 del

260945; Sez. 6, n. 49478 del 21/10/2015, Macchione, Rv. 265443).

6. Così ricostruito l’ambito del sindacato del presente giudizio, rileva, il
Collegio, la congruità e correttezza della motivazione del provvedimento
impugnato che, come evidenziato al par. 1.1. del ritenuto in fatto, ha escluso il
fumus commissi delicti con riguardo al reato paesaggistico con motivazione
congrua e corretta in diritto e tutt’altro che assente.
Occorre ricordare che il permesso di costruire è senz’altro richiesto per
l’esecuzione di opere stagionali, differenziandole da quelle precarie che, per la
loro stessa natura e destinazione, non comportano effetti permanenti e definitivi
sull’originario assetto del territorio tali da richiedere il preventivo rilascio di un
titolo abilitativo.
L’opera stagionale, diversamente da quella precaria, non è, infatti,
destinata a soddisfare esigenze contingenti ma ricorrenti, sia pure soltanto in
determinati periodi dell’anno e, per tale motivo, è soggetta a permesso di
costruire

(ex multis

Sez. 3, n. 36107 del 30/06/2016, Arrigoni e altro,

Rv. 267759; Sez. 3, n. 34763 del 21/06/2011, Bianchi, Rv. 251243; Sez. 3, n.
236 del 13/06/2011; Sez. 3, n. 22868 del 13/06/2007, Mulas, Rv. 233926), da
cui la configurazione del reato urbanistico per il caso di mancata rimozione allo
scadere del termine stagionale poiché, in tale ipotesi, la responsabilità discende
dal combinato disposto dell’art. 44 d.P.R. n. 380 del 2011 e l’art. 40 comma 2
cod.pen. per la mancata ottemperanza all’obbligo di rimozione insito nel
provvedimento autorizzatorio temporaneo, tant’è che il Tribunale ha confermato
il provvedimento con riguardo al reato urbanistico (per il quale non ha ritenuto
sussistente il periculum in mora).
Nondimeno,

corretto

risulta

il

rilievo del Tribunale,

con

riferimento

all’autorizzazione paesaggistica poiché la previsione di un termine di efficacia
riguarda esclusivamente il termine per i lavori da eseguire, come emerge dal
tenore letterale del D.Lgs. n. 42 del 2004, art. 146, il quale prevede un termine

4

21/06/2012, Buttini, Rv. 254394; Sez. 3, n. 37851 del 04/06/2014, Parrelli, Rv.

di cinque anni, scaduto il quale “l’esecuzione dei progettati lavori deve essere
sottoposta a nuova autorizzazione”.
La efficacia dell’autorizzazione paesaggistica, contrariamente all’assunto del
ricorrente, non costituisce termine di durata dell’autorizzazione, ma termine
ultimo di ultimazione delle opere progettate, sicchè, ultimate le opere entro tale
termine, non deve ritenersi necessario il rinnovo dell’autorizzazione medesima.
Diverso il profilo di valutazione per il caso di esecuzione di interventi ulteriori o
diversi da quelli autorizzati, rilevando, il Collegio, che sulla base della limitata

giudice del merito l’accertamento della realizzazione di opere ulteriori/diverse, o
la realizzazione di opere stabili o, comunque, la mancata rimozione delle opere
stagionali. In altri termini, ciò che rileva rispetto al profilo devoluto nel motivo di
ricorso, e rispetto al quale deve essere compiuto il sindacato di questa Corte, il
provvedimento è sorretto da motivazione corretta sul piano del diritto.
Infine, rileva, incidentalmente, il Collegio che il Tribunale di Sassari aveva
ritenuto sussistente il fumus con riguardo al reato urbanistico stante l’omessa
rimozione delle opere al termine del periodo stagionale (cfr. par. 1.1. del ritenuto
in fatto), sicchè rispetto a tale fattispecie di reato non sono in questa sede
esaminabili censure in punto sussistenza del

fumus,

mentre non risultano

proposte dal ricorrente censure con riguardo al diverso requisito del periculum in
mora, che il Tribunale aveva escluso nel provvedimento e non è stato oggetto di
impugnazione con il ricorso per cassazione.

7. Conclusivamente il ricorso del Procuratore della repubblica va rigettato.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso del Pubblico Ministero.
Così deciso il 20/02/2018

cognizione di questa Corte, cui non è consentito l’accesso agli atti, spetterà al

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