Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 17055 del 12/01/2018


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 17055 Anno 2018
Presidente: CAVALLO ALDO
Relatore: LIBERATI GIOVANNI

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
LABASSI ABDELADI nato il 30/09/1986

avverso la sentenza del 12/04/2016 della CORTE APPELLO di TORINO
dato avviso alle parti;
sentita la relazione svolta dal Consigliere GIOVANNI LIBERATI;

Data Udienza: 12/01/2018

RITENUTO IN FATTO
Con la sentenza indicata in epigrafe la Corte d’appello di Torino ha confermato la
sentenza del 12/11/2015 del Giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Torino, con
cui, a seguito di giudizio abbreviato, Labassi Abdel4era stato condannato alla pena di
anni tre e mesi otto di reclusione ed euro 14.000,00 di multa, in relazione al reato di cui
all’art. 73 d.P.R. 309/90 (per avere ceduto sostanze stupefacenti del tipo hashish ed
eroina e detenuto indosso e nella propria abitazione eroina, cocaina e hashish).
Avverso tale sentenza l’imputato ha proposto ricorso per cassazione, lamentando

violazione dell’art. 73 d.P.R. 309/90 e illogicità manifesta della motivazione, in quanto nei
confronti del coimputato Gerbi, acquirente della sostanza stupefacente dal ricorrente, era
stata ritenuta configurabile l’ipotesi di lieve entità di cui al quinto comma della
disposizione denunciata, con la conseguente illogicità del diverso trattamento riservato al
ricorrente, stante l’identità delle condotte contestate ai due coimputati, giacché la
condotta del ricorrente, pur se collegata da un medesimo disegno criminoso con le altre
contestategli, rimaneva autonoma e come tale doveva essere considerata e qualificata.

CONSIDERATO IN DIRITTO
Il ricorso, peraltro riproduttivo dei motivi d’appello e privo di autentico confronto
critico con la motivazione della sentenza impugnata, è manifestamente infondato.
La Corte d’appello ha, infatti, correttamente escluso la riconducibilità delle
condotte contestate al ricorrente alla ipotesi attenuata di cui è stata richiesta
l’applicazione, sottolineando i dati, ritenuti decisivi, dei quantitativi di sostanze
stupefacenti di diverso tipo trattate dal ricorrente (pari a 446 dosi medie di cocaina e a
136 dosi medie di hashish, oltre ad eroina) e dello stabile svolgimento da parte sua della
attività di spaccio, desunta sia dalle dichiarazioni del coimputato Gerbi sia dai precedenti
penali del ricorrente: tale valutazione risulta pienamente corretta, essendo state
considerate la quantità e la qualità delle sostanze e le modalità e le circostanze
dell’azione, come richiesto dalla disposizione denunciata, e non si pone in contraddizione
con la qualificazione delle condotte ascritte al coimputato ai sensi del quinto comma della
disposizione, essendo tali condotte consistite solamente nell’acquisto di parte delle
sostanze dal ricorrente, che svolgeva il diverso ruolo di fornitore abituale, che è stato
quindi correttamente considerato differentemente dai giudici di merito.
Il ricorso deve, pertanto, essere dichiarato inammissibile, stante la manifesta
infondatezza delle, peraltro generiche, censure cui è stato affidato.
Tenuto conto della sentenza 13 giugno 2000, n. 186, della Corte costituzionale e
rilevato che, nella fattispecie, non sussistono elementi per ritenere che «la parte abbia
proposto il ricorso senza versare in colpa nella determinazione della causa di
inammissibilità», alla declaratoria dell’inammissibilità medesima consegue, a norma
dell’art. 616 cod. proc. pen., l’onere delle spese del procedimento nonché quello del

1

L

versamento della somma, in favore della Cassa delle ammende, equitativamente fissata
in € 3.000,00.

P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della somma di € 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso in Roma, il 12 gennaio 2018
Il Presidente

Il Consigliere estensore

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