Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 17042 del 12/01/2018


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 17042 Anno 2018
Presidente: CAVALLO ALDO
Relatore: LIBERATI GIOVANNI

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
DE FINIZIO ALESSANDRO nato il 04/11/1983 a NAPOLI

avverso la sentenza del 01/12/2016 della CORTE APPELLO di NAPOLI
dato avviso alle parti;
sentita la relazione svolta dal Consigliere GIOVANNI LIBERATI;

Data Udienza: 12/01/2018

RITENUTO IN FATTO
Con la sentenza indicata in epigrafe la Corte d’appello di Napoli ha accolto
parzialmente l’impugnazione proposta da Alessandro De Finizio nei confronti della
sentenza del Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli del 21/6/2016, con
cui, a seguito di giudizio abbreviato, lo stesso era stato condannato alla pena di anni sei
di reclusione ed euro 20.000,00 di multa, in relazione al reato di cui all’art. 73 d.P.R.
309/90 (ascrittogli per avere detenuto in più occasioni e a fine di spaccio sostanze

otto di reclusione ed euro 14.000,00 di multa, confermando nel resto la sentenza
impugnata.
Avverso tale sentenza l’imputato ha proposto ricorso per cassazione, lamentando
violazione degli artt. 73 d.P.R. 309/90 e 133 cod. pen., in relazione al mancato
riconoscimento della ipotesi attenuata di cui al quinto comma dell’art. 73 d.P.R. 309/90,
benché la quantità e le modalità di presentazione della sostanza stupefacente
consentissero di considerare il fatto di lieve entità.

CONSIDERATO IN DIRITTO
Il ricorso, peraltro riproduttivo dei motivi d’appello e privo di autentico confronto
critico con la motivazione della sentenza impugnata, è inammissibile, perché è volto a
censurare le valutazioni di merito compiute dalla Corte d’appello in ordine alla
configurabilità della ipotesi attenuata di cui al quinto comma dell’art. 73 d.P.R. 309/90 e
riguardo alla misura della pena, di cui è stata data giustificazione adeguata, sicché non
ne è consentita una rivisitazione nel giudizio di legittimità.
La Corte d’appello ha, infatti, correttamente escluso la configurabilità di detta
fattispecie attenuata in considerazione delle modalità articolate attraverso le quali era
svolta l’attività di spaccio di sostanze stupefacenti, delle diverse tipologie delle sostanze
detenute per tale attività illecita e della non occasionalità della condotta: si tratta di
motivazione pienamente idonea a illustrare le ragioni della esclusione della configurabilità
di detta ipotesi, immune da vizi logici e non sindacabile sul piano del merito nel giudizio
di legittimità.
Attraverso la doglianza relativa alla misura della pena il ricorrente censura, in
realtà, una valutazione di merito compiuta dalla Corte d’appello, che, nel sottolineare la
gravità dei fatti (in considerazione delle modalità e della non occasionalità della
condotta), ha dato conto in maniera sufficiente degli elementi ritenuti preponderanti tra
quelli di cui all’art. 133 cod. pen. per addivenire alla determinazione della pena: tale
valutazione non è sindacabile sul piano del merito nel giudizio di legittimità, ed è stata
adeguatamente motivata, in quanto la determinazione in concreto della pena costituisce
il risultato di una valutazione complessiva e non di un giudizio analitico sui vari elementi
offerti dalla legge, sicché l’obbligo della motivazione da parte del giudice
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stupefacenti del tipo cocaina e marijuana), e ha rideterminato la pena in anni tre e mesi

dell’impugnazione deve ritenersi compiutamente osservato, anche in relazione alle
obiezioni mosse con i motivi d’appello, quando egli, accertata l’irrogazione della pena tra
il minimo e il massimo edittale, affermi di ritenerla adeguata o non eccessiva, giacché ciò
dimostra che egli ha considerato, sia pure intuitivamente e globalmente, tutti gli aspetti
indicati nell’art. 133 cod. pen. ed anche quelli specificamente segnalati con i motivi
d’appello (Sez. 6, n. 10273 del 20.5.1989 Rv 181825).
Il ricorso deve, pertanto, essere dichiarato inammissibile.

rilevato che, nella fattispecie, non sussistono elementi per ritenere che «la parte abbia
proposto il ricorso senza versare in colpa nella determinazione della causa di
inammissibilità», alla declaratoria dell’inammissibilità medesima consegue, a norma
dell’art. 616 cod. proc. pen., l’onere delle spese del procedimento nonché quello del
versamento della somma, in favore della Cassa delle ammende, equitativamente fissata
in € 3.000,00.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della somma di € 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso in Roma, il 12 gennaio 2018
Il Consigliere estensore

Tenuto conto della sentenza 13 giugno 2000, n. 186, della Corte costituzionale e

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