Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 17021 del 12/01/2018


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 17021 Anno 2018
Presidente: CAVALLO ALDO
Relatore: LIBERATI GIOVANNI

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
SENE MOUSTAPHA nato il 23/03/1986

avverso la sentenza del 14/10/2016 del TRIBUNALE di GENOVA
dato avviso alle parti;
sentita la relazione svolta dal Consigliere GIOVANNI LIBERATI;

Data Udienza: 12/01/2018

RITENUTO IN FATTO
Con la sentenza indicata in epigrafe il Tribunale di Genova ha applicato a Sene
Mousthapa, su sua richiesta ai sensi dell’art. 444 cod. proc. pen., la pena,
condizionalmente sospesa, di mesi sette di reclusione ed euro 1.000,00 di multa, in
relazione al reato di cui all’art. 73, comma 5, d.P.R. 309/90 (per avere ceduto due
involucri contenenti 1 grammo di cocaina/crak).
Avverso tale sentenza l’imputato ha proposto ricorso per cassazione,
prospettando la violazione dell’art. 129 cod. proc. pen. e l’insufficienza della motivazione,

sottolineando la mancanza della prova della derivazione dalla attività di spaccio della
somma di euro 40,00 sequestratagli e di cui era stata disposta la confisca, essendo stato
fermato dalla polizia giudiziaria successivamente ai fatti, e non potendo, quindi, ritenersi
certa la provenienza delittuosa di tale somma, con la conseguente necessità di annullare
la sentenza impugnata sul punto.

CONSIDERATO IN DIRITTO
Il ricorso, peraltro affidato a censure generiche, è manifestamente infondato.
Deve richiamarsi il costante orientamento di questa Corte, secondo cui l’obbligo
della motivazione, imposto al giudice dagli artt. 111 Cost. e 125, comma 3, cod. proc.
pen. per tutte le sentenze, non può non essere conformato alla particolare natura
giuridica della sentenza di patteggiamento, rispetto alla quale, pur non potendo ridursi il
compito del giudice a una funzione di semplice presa d’atto del patto concluso tra le
parti, lo sviluppo delle linee argomentative della decisione è necessariamente correlato
all’esistenza dell’atto negoziale con cui l’imputato dispensa l’accusa dall’onere di provare i
fatti dedotti nell’imputazione.
Nel caso di specie tale obbligo risulta adeguatamente assolto dal Tribunale,
anche quanto alla provenienza delittuosa della somma di euro 40,00 confiscata, mediante
il richiamo agli elementi di responsabilità emergenti dal verbale di arresto, dalle
dichiarazioni degli operanti, dalle dichiarazioni rese dall’acquirente della sostanza
stupefacente e dalla confessione resa in udienza dall’imputato, sulla base dei quali è
stata, in modo del tutto logico, ricavata, oltre alla responsabilità dell’imputato, anche la
prova della provenienza dal reato ascritto al ricorrente della suddetta somma di euro
40,00 confiscatagli, costituente frazione di quella maggiore rinvenuta nella sua
disponibilità all’atto del suo arresto, restituitagli per il residuo.
Il ricorso deve, pertanto, essere dichiarato inammissibile, stante la manifesta
infondatezza delle censure cui è stato affidato.
Tenuto conto della sentenza 13 giugno 2000, n. 186, della Corte costituzionale e
rilevato che non vi sono elementi per ritenere che «la parte abbia proposto il ricorso
senza versare in colpa nella determinazione della causa di inammissibilità», alla
declaratoria dell’inammissibilità medesima consegue, a norma dell’art. 616 cod. proc.

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pen., l’onere delle spese del procedimento nonché quello del versamento della somma, in
favore della Cassa delle ammende, equitativamente fissata in C 3.000,00.

P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della somma di C 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso in Roma, il 12 gennaio 2018
Il Presidente

Il Consigliere estensore

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