Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 1702 del 12/12/2012


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Penale Sent. Sez. 3 Num. 1702 Anno 2013
Presidente: MANNINO SAVERIO FELICE
Relatore: ORILIA LORENZO

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
1) BOCCIA ANTONIO N. IL 26/08/1978
2) RIPPA CARMELA N. IL 18/05/1973
avverso la sentenza n. 4792/2011 CORTE APPELLO di NAPOLI, del
25/10/2011
visti gli atti, la sentenza e il ricorso
udita in PUBBLICA UDIENZA del 12/12/2012 la relazione fatta dal
Consigliere Dott. LORENZO ORILIA
Udito il Procuratore Generale in persona del Dott. ..1220
che ha concluso per o .
A.~«_..y.”; Li” e; tl..7 0U1 ,t tis

Udito, per la parte civile, l’Avv
Udit i difensor Avv.

Data Udienza: 12/12/2012

RITENUTO IN FATTO
I. Con sentenza 25.10.2011, la Corte d’Appello di Napoli, in parziale riforma della
sentenza del locale Tribunale – per quanto qui interessa – ha ridotto la pena ad anni
due e mesi sei di reclusione ed C. 4300 di multa ciascuno nei confronti di Boccia
Antonio e Rippa Carmela, ritenuti responsabili, insieme ad altro imputato, di illecita
cessione continuata di stupefacenti (artt. 81 cpv, 110 cp e 73 DPR n. 309/1990) con la
recidiva reiterata e specifica.
2. I giudici di merito hanno preso atto della rinunzia ai motivi di impugnazione ad

eccezione di quelli relativi alla quantificazione della pena con conseguente impossibilità
di prendere cognizione di quei punti della decisione su cui hanno fatto acquiescenza le
parti; hanno comunque ritenuto l’insussistenza delle condizioni per una pronuncia di
proscioglimento immediato ai sensi dell’ad. 129 cpp. E infine, quanto al trattamento
sanzionatorio, hanno escluso la continuazione (ritenendo trattarsi di atti di detenzione
e cessione posti in essere in unico contesto temporale e spaziale) ed hanno ridotto la
pena inflitta dal primo giudice reputandola di particolare asprezza.
3. Per l’annullamento della sentenza, con due atti separati (ma identici nel
contenuto) gli imputati ricorrono in Cessazione denunziando la mancanza e illogicità
della motivazione nella parte in cui richiama la mancanza dei presupposti per
l’emissione di una pronuncia assolta ria ai sensi dell’ad, 129 cpp,
CONSIDERATO IN DIRITTO
Il ricorso è inammissibile.
Secondo la giurisprudenza di questa Corte, è inammissibile il ricorso per
cessazione avverso la decisione del giudice di appello che, rilevata la rinuncia
dell’imputato ai motivi di appello diversi da quelli relativi alla riduzione di pena,
dichiari, in virtù degli art. 589, commi secondo e terzo e 591, comma primo, lett. d)
cod. proc. pen. l’inammissibilità sopravvenuta dei motivi oggetto di rinuncia,
omettendone l’esame ai fini dell’applicazione dell’ad. 129 cod. proc. pen., considerato
che la rinuncia ha effetti preclusivi sull’intero svolgimento processuale, ivi compreso il
giudizio di legittimità. Pertanto, poiché, ex art. 597, comma primo, cod. proc. pen.,
l’effetto devolutivo dell’impugnazione circoscrive la cognizione del giudice del gravame
ai soli punti della decisione ai quali si riferiscono i motivi proposti, una volta che essi
costituiscano oggetto di rinuncia, non può il giudice di appello prenderli in
considerazione, né può farlo il giudice di legittimità sulla base di un’ipotetica implicita
revoca di tale rinuncia, stante l’irrevocabilità di tutti i negozi processuali, ancorché
unilaterali (cfr. cass. Sez. 2, Sentenza n. 3593 del 03/12/2010 Ud. dep. 01/02/2011
Rv. 249269).
Nel caso di specie, la Corte di merito, nel limitare la cognizione alla sola censura
riguardante il trattamento sanzionatorio, ha implicitamente ritenuto l’inammissibilità
sopravvenuta di tutti gli altri motivi oggetto di rinuncia, e tuttavia ha dato ugualmente
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atto della insussistenza di cause assolutorie ai sensi dell’art. 129 cpp, sicché la
motivazione appare più che sufficiente.
Non ravvisandosi assenza di colpa nella determinazione della causa di
inammissibilità (Corte Cost. sentenza 13.6.2000 n. 186), alla condanna dei ricorrenti al
pagamento delle spese del procedimento consegue quella al pagamento della sanzione
pecuniaria ai sensi dell’art. 616 cpp nella misura indicata in dispositivo.
P.Q.M.

processuali e della somma di C. 1.000,00 ciascuno in favore della Cassa delle
Ammende.
Così deciso in Roma il 12.12.2012.

dichiara inammissiblI4 i ricorsi e condanna i ricorrenti al pagamento delle spese

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