Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 17019 del 14/12/2017


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 17019 Anno 2018
Presidente: PAOLONI GIACOMO
Relatore: GIORDANO EMILIA ANNA

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
BOSHI BLERIM nato il 20/02/1988 a THETH SHKODER( ALBANIA)

avverso la sentenza del 09/03/2017 della CORTE APPELLO di BARI
dato avviso alle parti;
sentita la relazione svolta dal Consigliere EMILIA ANNA GIORDANO;

Data Udienza: 14/12/2017

FATTO E DIRITTO

1.È impugnata la sentenza indicata in epigrafe con la quale la Corte di appello di Bari
ha confermato la condanna alla pena di anni quattro di reclusione ed euro ventimila di
multa inflitta a d:erim Boshi, con la diminuente del rito abbreviato e le generiche
prevalenti sull’aggravante contestata, per il reato previsto dall’articolo 73, commi 1 e 80,
comma 2, d.p.r. 9 ottobre 1990, n. 309 in quanto deteneva illecitamente, non per uso
personale bensì a fine di spaccio, kg. 5,587,00 di sostanza stupefacente tipo cocaina con
principio attivo pari al 72% corrispondente a 23.718 dosi ricavabili, in Bari il 31 ottobre

2.Per l’annullamento dell’impugnata sentenza, il ricorrente, tramite il difensore,
propone un unico ed articolato motivo di ricorso con il quale lamenta la illogicità della
motivazione per la ritenuta sussistenza dell’aggravante dell’ingente quantità poiché il
giudice di merito non avrebbe fatto uso dei poteri discrezionali rimessigli, nel caso di
superamento del cd. valore-soglia, ai fini della sussunzione del fatto nella fattispecie
incriminatrice, vizio che ridonda in quello di violazione di legge per la erronea applicazione
della contestata aggravante.
3. Le censure proposte sono manifestamente infondate e involgono questioni non
sottomettibili al giudizio della Corte di Cassazione perché estranee al vaglio di legittimità.
La Corte di merito ha evidenziato l’eccezionale rilevanza del dato ponderale innanzi
indicato e ritenuto insussistenti concrete e specifiche circostanze di fatto a favore del
ricorrente, del resto neppure dedotte nei motivi di ricorso che per tale profilo si
appalesano anche aspecifici, richiamando viceversa il pericolo per la salute pubblica
connesso alla collocazione sul mercato della droga sequestrata, in ragione del suo
quantitativo e del grado di purezza. Le conclusioni della Corte territoriale non sono,
dunque, connotate dalla denunciata illogicità e sono conformi al principio di diritto
enunciato dalla giurisprudenza di legittimità secondo cui in tema di produzione, traffico e
detenzione illeciti di sostanze stupefacenti, l’aggravante della ingente quantità, di cui
all’art. 80, comma secondo, d.P.R. n. 309 del 1990, non è di norma ravvisabile quando la
quantità sia inferiore a 2.000 volte il valore massimo, in milligrammi (valore – soglia),
determinato per ogni sostanza nella tabella allegata al d.m. 11 aprile 2006, ferma
restando la discrezionale valutazione del giudice di merito, quando tale quantità sia
superata (Sez. U., n. 36258 del 24/05/2012, Biondi, Rv. 253150), principio di recente
ribadito nella giurisprudenza di legittimità affermando che i criteri basati sul rapporto tra
quantità di principio attivo e valore massimo tabellarmente detenibile, posti a fondamento
della nozione di ingente quantità innanzi delineata, mantengono validità per effetto della
espressa reintroduzione della nozione di quantità massima detenibile, ai sensi dell’art. 75,
comma primo bis, d.P.R. n. 309 del 1990, come modificato dalla legge 16 maggio 2014,
n. 79, di conversione, con modificazioni, del d.l. 20 marzo 2014, n. 36 (Sez. 6, n. 543 del
17/11/2015 ( dep. 2016), Pajo, Rv. 265756). In concreto la sentenza impugnata non si è
solo attenuta ai criteri cd. matematici enunciati nella sentenza Biondi ma, sulla scorta di
un logico apprezzamento delle circostanze di fatto, ha ritenuto congruente con il giudizio

2015.

di elevato rischio per la salute pubblica e pericolo di diffusione delle sostanze stupefacenti
il valore ponderale e le caratteristiche del carico di droga sequestrato al Bqshi.
4. Consegue alle argomentazioni svolte la declaratoria di inammissibilità del ricorso,
la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore
della cassa delle ammende, che si considera conforme a giustizia fissare in euro 3.000,00
(tremila), considerato che non vi è ragione di ritenere che il ricorso sia stato presentato
senza versare in colpa nella determinazione della causa di inammissibilità ( cfr. art. 616
cod. proc. pen. e sentenza Corte costituzionale del 13 giugno 2000, n. 186).

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
processuali e al versamento della somma di 3.000,00 euro alla cassa delle ammende.
Così deciso il 14 dicembre 2017

P.Q.M.

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