Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 1701 del 12/12/2012


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Penale Sent. Sez. 3 Num. 1701 Anno 2013
Presidente: MANNINO SAVERIO FELICE
Relatore: ORILIA LORENZO

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
1) IGBINOVA LISA GLORIA N. IL 21/08/1982
2) ODIGIE SUNDAY N. IL 16/02/1980
avverso la sentenza n. 7906/2011 CORTE APPELLO di NAPOLI, del
31/01/2012
visti gli atti, la sentenza e il ricorso
udita in PUBBLICA UDIENZA del 12/12/2012 la relazione fatta dal
Consigliere Dott. LORENZO ORILIA
Udito il Procuratore Generale in persona del Dott.
che ha concluso perl , k,,,a.,-,m kil- egd,-; 5;(36, fuL

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Udito, per la parte civile, l’Avv
Udit i difensor Avv.

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Data Udienza: 12/12/2012

RITENUTO IN FATTO

1. Con sentenza 31.1.2012, la Corte d’Appello di Napoli, in parziale riforma della sentenza
del Giudice per l’udienza preliminare presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, ha
ridotto la pena ad anni quattro e mesi otto di reclusione ed C. 30.000,00 di multa (per il reato
sub a) e a mesi dieci di reclusione (per il reato b) nei confronti di Igbinova Lisa Gloria e ha
ridotto la pena nei confronti di Odigie Sunday ad anni quattro e mesi sei di reclusione ed C.

imputati erano stati ritenuti responsabili del reato di cui agli artt. 110 cp, 73 comma 1 DPR n.
309/1990 e 110, 497 bis, comma 1, 81 cpv cp e 5 comma 8 bis DLGS n. 286/1998 (concorso
in illecita detenzione a fini di spaccio di sostanza stupefacente e di documenti contraffatti, reati
indicati rispettivamente ai capi a e b della rubrica). L’Odigie era stato ritenuto altresì
responsabile del reato di guida senza patente (reato sub c). Era stata ritenuta la recidiva
specifica per entrambi e quella infraquinquennale per Odigie.
La Corte di merito ha revocato la pena accessoria della interdizione dai pubblici uffici e
confermato nel resto la sentenza di primo grado.
Preso atto della rinunzia ad alcuni motivi di impugnazione, ha considerato, in ordine
all’unica restante censura (riguardante l’entità della pena) – e sempre per quanto interessa in
questa sede – che quella inflitta dal primo giudice appariva di particolare asprezza, ma che
comunque i precedenti penali specifici risultavano ostativi alla concessione delle attenuanti
generiche.
2. Per l’annullamento della sentenza, gli imputati Igbinova e Odigie Sunday hanno
proposto separati ricorsi per Cassazione: la prima ha denunziato la nullità della sentenza in
quanto la mancata notifica al difensore del decreto di giudizio abbreviato non aveva consentito
la sua presenza all’udienza con conseguente violazione del diritto di difesa. Entrambi hanno
dedotto la mancata valutazione della loro responsabilità effettiva, giudicata su un pregiudizio di
verosimiglianza, e il vizio di motivazione in ordine alla entità della pena irrogata su una base
alta, seppur discrezionale, e in ordine alla mancata concessione delle attenuanti generiche, in
evidente contrasto con la operata riduzione della pena.
CONSIDERATO IN DIRITTO
1- I ricorsi sono inammissibili sotto ogni profilo.
Infatti, quanto al motivo riguardante la nullità della sentenza (probabilmente quella di
primo grado, visto che si deduce la mancata notifica al difensore del decreto che dispone il
decreto di giudizio abbreviato) e quello relativo all’accertamento della responsabilità penale, è
sufficiente rilevare che il difensore aveva rinunziato a tali censure come afferma la stessa
sentenza e come si evince dagli atti il cui esame è certamente consentito in ragione del vizio
procedurale dedotto (cfr. verbale del 31.1.2012): di qui l’inammissibilità ai sensi dell’art. 591
lett. a) cpp.

2

30.000,00 di multa per il reato sub a nonché ad anni uno di reclusione per i reati sub b e c. Gli

2. Quanto al dedotto vizio di motivazione sull’entità della pena e in particolare sul rigetto
delle attenuanti generiche nonostante la operata riduzione della pena, è opportuno premettere
che il controllo del giudice di legittimità sui vizi della motivazione attiene alla coerenza
strutturale della decisione di cui si saggia la oggettiva tenuta sotto il profilo logico
argomentativo, restando preclusa la rilettura degli elementi di fatto posti a fondamento della
decisione e l’autonoma adozione di nuovi e diversi parametri di ricostruzione e valutazione dei
fatti (tra le varie, cfr. cass. sez. terza 19.3.2009 n. 12110; cass. 6.6.06 n. 23528). Ancora, la
vizio denunciabile, deve essere evidente, cioè di spessore tale da risultare percepibile ictu
oculi, dovendo il sindacato di legittimità al riguardo essere limitato a rilievi di macroscopica
evidenza, restando ininfluenti le minime incongruenze e considerandosi disattese le deduzioni
difensive che, anche se non espressamente confutate, siano logicamente incompatibili con la
decisione adottata, purché siano spiegate in modo logico e adeguato le ragioni del
convincimento (cass. Sez. 3, Sentenza n. 35397 del 20/06/2007 Ud. dep. 24/09/2007;
Cassazione Sezioni Unite n. 24/1999, 24.11.1999, Spina, RV. 214794).
Nel caso in esame la Corte, richiamando i precedenti penali dei due imputati, ha dato una
spiegazione più che esauriente delle ragioni che l’hanno condotta a negare le attenuanti
generiche.
Infatti, secondo la giurisprudenza di questa Corte ai fini della concessione o del diniego
delle circostanze attenuanti generiche il giudice può limitarsi a prendere in esame, tra gli
elementi indicati dall’art. 133 cod. pen., quello che ritiene prevalente ed atto a determinare o
meno il riconoscimento del beneficio, sicché anche un solo elemento attinente alla personalità
del colpevole o all’entità del reato ed alle modalità di esecuzione di esso può essere sufficiente
in tal senso (cfr. cass. Sez. 2, Sentenza n. 3609 del 18/01/2011 Ud. dep. 01/02/2011 Rv.
249163; Sez. 1, Sentenza n. 12787 del 05/12/1995 Ud. dep. 29/12/1995 Rv. 203146.
L’impugnazione tende in definitiva a sollecitare un inammissibile sindacato sulle scelte che
il giudice di merito ha operato attraverso un percorso argomentativo privo di salti logici.
Non ravvisandosi assenza di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità
(Corte Cost. sentenza 13.6.2000 n. 186), alla condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese
del procedimento consegue quella al pagamento della sanzione pecuniaria ai sensi dell’art. 616
cpp nella misura indicata in dispositivo.
P.Q.M.
dichiara inammissibili i ricorsi e condanna i ricorrenti al pagamento delle spese
processuali e della somma di C. 1.000,00 ciascuno in favore della Cassa delle
Ammende.
Così deciso in Roma il 12.12.2012.

giurisprudenza ha affermato che l’illogicità della motivazione per essere apprezzabile come

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